Indigestione cause e sintomi

In 60 secondi

  • Durata: di norma i sintomi dell’indigestione spariscono entro 2-4 ore, ma il senso di spossatezza può arrivare a 24 ore.
  • Sintomi chiave: dolore o bruciore nella parte alta dell’addome, senso di pienezza precoce e nausea.
  • Cosa fare subito: riposo in posizione semiseduta, piccoli sorsi d’acqua o una tisana calda allo zenzero.
  • Quando preoccuparsi: se il dolore si irradia al braccio o alla mascella, o se noti sangue nel vomito o nelle feci.

I sintomi dell’indigestione: come riconoscerla subito

Uno dei segnali più tipici è la pienezza precoce: dopo pochi bocconi si ha la sensazione di aver mangiato troppo, come se lo stomaco si fosse riempito molto velocemente. A ciò si accompagna la pesantezza dopo il pasto, con la percezione di una digestione rallentata o in pausa. 

È una sensazione sicuramente fastidiosa ma non è pericolosa, in quanto spesso migliora restando in posizione eretta e lasciando allo stomaco il tempo di lavorare.

Dolore e bruciore

Se dovessi indicare con la mano dove percepisci il fastidio, sicuramente ti fermeresti appena sotto lo sterno, una zona che in medicina viene chiamata epigastrica e indica la bocca dello stomaco, la parte superiore. Qui puoi avvertire un dolore sordo, una pressione o un bruciore che a volte sale verso il torace.

È importante comprendere che questa localizzazione è tipica dei disturbi digestivi e non del cuore, perché questo dettaglio da solo riduce molta dell’ansia comprensibile associata al sintomo. Non solo: secondo le migliori raccomandazioni gastroenterologiche, il dolore epigastrico legato ai pasti è uno dei criteri principali per identificare la dispepsia.

I sintomi riflessi e secondari

Accanto al fastidio principale nella zona epigastrica, compaiono spesso sintomi di accompagnamento:

  • nausea leggera ma persistente,
  • eruttazioni frequenti,
  • sapore acido o amaro in bocca

Il gonfiore addominale, che in medicina chiamiamo meteorismo, è legato alla presenza di aria nel tratto digestivo e alla fermentazione degli alimenti. Non significa che lo stomaco sia malato, ma che la digestione sta procedendo con più lentezza. 

Le linee guida sulla dispepsia funzionale evidenziano come questi sintomi facciano parte dello stesso quadro clinico e siano influenzati anche dallo stress, che può alterare la motilità gastrica. Sapere che sono manifestazioni dello stesso processo aiuta a non viverli come problemi separati e a gestirli con maggiore tranquillità.

Quando i sintomi non vanno ignorati: i segnali d’allarme

Nella grande maggioranza dei casi l’indigestione è un disturbo funzionale, legato a ciò che abbiamo mangiato, al ritmo dei pasti o a un periodo di stress. 

Esistono però alcuni segnali che richiedono una valutazione medica senza rimandare; non ti devono spaventare, ma vanno semplicemente riconosciuti perché permettono di escludere in modo tempestivo condizioni che necessitano di accertamenti.

Questi possono essere: 

  • Perdita di peso incontrollata; 
  • Difficoltà a deglutire anche cibi morbidi; 
  • Vomito che continua per più giorni; 
  • Presenza di sangue nel vomito o nelle feci.

Non indicano automaticamente una malattia grave, ma suggeriscono la necessità di approfondire con esami diagnostici come la gastroscopia, che oggi è una procedura di routine, sicura e di breve durata. Intervenire precocemente permette di individuare gastriti importanti, ulcere o esofagiti quando sono ancora in fase iniziale.

Tabella dei sintomi: Indigestione comune vs Segnali d’allarme

Sintomo Cosa provi di solito (indigestione) Quando preoccuparsi (chiama il medico)
dolore addominale sensazione di pressione o fastidio sotto lo sterno dolore acuto che si irradia verso la schiena o il braccio
nausea e vomito lieve nausea che passa dopo qualche ora vomito frequente, scuro o con tracce di sangue
appetito senso di pienezza eccessiva dopo il pasto incapacità totale di mangiare o deglutire cibo
durata i sintomi migliorano entro 2-4 ore i sintomi persistono per più di due settimane
altri segnali eruttazione e pancia gonfia febbre, sudorazione fredda o pallore improvviso

Il consiglio del medico 

Spesso uno fra i migliori rimedi indigestione è il tempo. Se hai esagerato a tavola, non cercare di digerire mangiando altro o bevendo bibite gassate, ma fai una breve passeggiata a passo lento: il movimento leggero favorisce la motilità gastrica molto più di un riposino immediato sul divano.

 

Come riconoscere l'indigestione

Quanto dura l’indigestione? i tempi del recupero

Quando lo stomaco è in subbuglio la percezione del tempo cambia: persino pochi minuti sembrano dilatarsi all’infinito. In realtà non esiste una durata identica per tutti, perché il recupero dipende dalla causa che ha rallentato la digestione. 

Le ultime evidenze sulla dispepsia spiegano che i sintomi funzionali tendono a risolversi spontaneamente quando lo stomaco completa il suo svuotamento e la motilità torna regolare. 

Sapere questo per te è rassicurante, significa che nella maggior parte dei casi il corpo ha già gli strumenti per ritrovare l’equilibrio. Ecco perché diventa importante osservare l’andamento del disturbo nel tempo, perché la durata è uno degli elementi che aiuta il medico a distinguere un episodio occasionale da una condizione che merita un approfondimento.

L’indigestione occasionale

Dopo un pasto particolarmente ricco, come per esempio sotto le festività o durante un matrimonio, lo stomaco impiega più tempo a svuotarsi. In condizioni normali il processo digestivo dura circa 3-5 ore, ed è proprio questo il periodo in cui si avverte la sensazione di pienezza e lentezza. 

Restare in posizione eretta e muoversi leggermente favorisce la motilità gastrica e accelera il miglioramento dei sintomi. Non è necessario fare nulla di più: il sollievo arriva in modo progressivo e naturale. 

Inoltre, questo tipo di indigestione non lascia conseguenze e non richiede esami, ed è la forma più comune descritta nella popolazione generale dagli studi epidemiologici sulla dispepsia. In questi casi, sconsigliamo di intervenire assumendo farmaci inutili.

Quando la digestione resta “bloccata” per giorni

Se il fastidio supera le 48 ore o si ripresenta frequentemente, non parliamo più di un episodio occasionale, ma si deve valutare la possibilità di una dispepsia funzionale o di una gastrite, chiaramente diagnosticate dal proprio medico. 

Non significa che ci sia una malattia grave, ma che lo stomaco sta inviando un segnale più persistente. È il momento in cui diventa utile rivedere le abitudini alimentari, valutare lo stress, eventualmente con un supporto psicologico e, se necessario, eseguire esami di primo livello. 

Il passaggio alla fase diagnostica non è altro che un modo per uscire dalla ripetizione continua dei sintomi e costruire una strategia di cura efficace e duratura.

Trattamento: cosa fare per calmare lo stomaco in crisi

Quando l’indigestione arriva all’improvviso la prima necessità è avere un riferimento pratico: cosa posso fare adesso per stare meglio? La buona notizia è che nella maggior parte dei casi bastano comportamenti semplici per aiutare lo stomaco a riprendere il suo ritmo:

  • Resta in piedi oppure siediti con la schiena dritta;
  • Fai una breve camminata di 10-15 minuti per stimolare la motilità intestinale e lo svuotamento gastrico;
  • Respira profondamente e allenta i vestiti stretti, per favorire il rilassamento muscolare nella zona epigastrica.

Dopo un pasto abbondante la tentazione è sdraiarsi, ma la posizione orizzontale rallenta lo svuotamento gastrico e favorisce la risalita dei succhi acidi verso l’esofago, rischiando di vomitare.

Per quanto riguarda l’idratazione, presta attenzione a non bere grandi quantità di liquidi mentre mangi, perché andresti a distendere ulteriormente lo stomaco, così come la sensazione di disagio. Consigliamo dei piccoli sorsi frequenti, che contrastano l’acidità e favoriscono la digestione, con acqua naturale a temperatura ambiente, oppure tisane calde senza zucchero quando la dispepsia è in corso.

Farmaci e soluzioni di automedicazione

Quando i sintomi sono particolarmente intensi si può ricorrere ai farmaci da banco, ma con criterio e moderazione. 

Bisogna tener conto, infatti, che ne esistono di diverse categorie: 

  • Antiacidi (es. Maalox): neutralizzano rapidamente l’acidità e sono utili per il bruciore;
  • Alginati (es. Gaviscon): creano una barriera che protegge l’esofago in caso di reflusso;
  • Procinetici (es. Plasil): di solito prescritti dal medico, aiutano lo stomaco a svuotarsi più velocemente. 

Le indicazioni dell’AIFA e delle linee guida internazionali raccomandano un uso mirato e per periodi limitati, perché l’obiettivo non è coprire il sintomo, ma risolvere la causa. Sapere quale farmaco scegliere in base alla sensazione prevalente (acidità, pienezza o lentezza digestiva), rende l’automedicazione più efficace e sicura; per questa ragione in caso di dubbi consigliamo di rivolgersi al proprio medico.

Il ruolo dei probiotici e degli enzimi digestivi

Studi recenti hanno dimostrato come alcuni ceppi probiotici possono ridurre gonfiore e sensazione di pienezza nella dispepsia funzionale, migliorando la motilità gastrointestinale e prevenendo dei disagi nel lungo termine.

Gli enzimi digestivi, invece, possono essere utili quando il disturbo è legato a pasti particolarmente ricchi, perché facilitano la scissione dei nutrienti. 

Bisogna chiarire che, in base ai risultati, non sono da considerare una terapia d’urgenza, ma un supporto per chi soffre di episodi ricorrenti. Inseriti all’interno di uno stile di vita equilibrato contribuiscono a rendere lo stomaco più “resiliente”, riducendo la frequenza degli episodi di indigestione.

Quanto dura l'indigestione

Quando il medico chiede gli esami: la diagnosi approfondita

Se l’indigestione diventa un disturbo ricorrente, che compare anche con pasti leggeri o senza una causa evidente, è giusto fermarsi a capire qualcosa in più. È comprensibile sentirsi preoccupati per questo, ma il più delle volte semplicemente lo stomaco richiede maggiori attenzioni e approfondimenti.

Questo passo può diventare anche una forma di prevenzione per malattie che coinvolgono il tratto digestivo, come l’ulcera e la gastrite. Avere una diagnosi chiara permette di impostare una terapia mirata e di interrompere il circolo delle cure al bisogno che danno sollievo momentaneo ma non risolvono il problema. 

Gli esami di primo livello

Le analisi del sangue sono spesso la prima indicazione e servono ad escludere condizioni come l’anemia o stati infiammatori secondari ad un’ulcera, che possono spiegare la stanchezza associata alla dispepsia. 

A tal proposito, il medico potrebbe decidere di procedere anche con la ricerca di sangue occulto nelle feci contestualmente al prelievo ematico.

Un altro esame generalmente prescritto è il breath test per la ricerca dell’Helicobacter pylori, un batterio che può vivere nella mucosa gastrica e provocare gastrite cronica o ulcera. È un test non invasivo, semplice e ben tollerato, raccomandato dalle linee guida internazionali nei pazienti con sintomi persistenti. Individuare la presenza del batterio permette una terapia mirata con antibiotici che spesso risolve definitivamente il disturbo nel giro di qualche settimana.

La gastroscopia e l’ecografia

L’ecografia addominale è un altro esame indolore che consente di valutare fegato, colecisti e vie biliari, escludendo la presenza di calcoli o altre condizioni che possono provocare dolore nella parte alta dell’addome dopo i pasti. 

La gastroscopia, invece, è l’esame più preciso per osservare direttamente l’esofago, lo stomaco e il duodeno. Per molte persone è motivo di ansia e preoccupazione, ma ad oggi viene eseguita con sedazione leggera, dura pochi minuti ed è considerata una procedura sicura. 

Viene indicata soprattutto quando sono presenti sintomi persistenti o segnali d’allarme, perché permette di diagnosticare esofagiti, ulcere o gastriti e di intervenire in modo mirato.

Tabella decisionale: Indigestione o Gastrite?

Sintomo Indigestione (Acuta) Gastrite/Ulcera (Cronica)
frequenza episodica (dopo i pasti) ricorrente o costante
dolore crampi o senso di pressione bruciore intenso, spesso a stomaco vuoto
nausea presente durante la crisi frequente, anche lontano dai pasti
risoluzione rapida con riposo o antiacidi richiede terapia medica prolungata

Come prevenire l’indigestione: le buone abitudini a tavola

La prevenzione dei sintomi indigestione passa per semplici comportamenti quotidiani che aiutano lo stomaco a lavorare meglio e in modo regolare, prestando attenzione non solo al tipo di alimenti ingeriti, ma anche al ritmo dei pasti, alla qualità della masticazione e allo stile di vita. 

Mangiare in un ambiente tranquillo e senza fretta permette al sistema nervoso di attivare correttamente la digestione, attraverso il cosiddetto “riflesso cefalico”, la fase in cui lo stomaco si prepara a ricevere il cibo. 

Quando questo passaggio viene saltato, vuoi per stress o per pasti consumati rapidamente, aumenta la probabilità di pesantezza e gonfiore, che a loro volta danno luogo all’indigestione.

L’importanza della masticazione: pasti piccoli e frequenti

La prima digestione avviene già in bocca, grazie agli enzimi presenti nella saliva e alla frammentazione meccanica del cibo. Masticare lentamente, infatti, riduce il lavoro dello stomaco e favorisce uno svuotamento gastrico più regolare. Al contrario, i pasti consumati troppo velocemente sono associati ad una maggiore frequenza di dispepsia funzionale. 

Prendersi il tempo per masticare permette al cervello di percepire prima il senso di sazietà, evitando di sovraccaricare lo stomaco e le abbuffate. È una delle abitudini più semplici e allo stesso tempo più efficaci per prevenire il mal di stomaco dopo mangiato.

Non solo: uno degli errori più comuni è arrivare al pasto con molta fame e mangiare grandi quantità in poco tempo. Lo stomaco è un organo elastico ma ha un limite funzionale: quando viene disteso eccessivamente rallenta la sua motilità e aumenta la produzione di acido.

Ecco perché si consigliano piccoli pasti, ma frequenti, soprattutto alle persone che soffrono di disturbi gastrici. In questo modo si mantiene stabile la secrezione gastrica, riducendo la sensazione di pienezza precoce.

I cibi “grilletto” da limitare e lo stile di vita

Non esistono alimenti vietati per tutti, ma alcuni cibi sono più frequentemente associati a dispepsia, come i grassi saturi e i fritti, che rallentano lo svuotamento gastrico, così come la caffeina stimola la secrezione acida e i cibi molto piccanti possono irritare la mucosa gastrica. 

Consigliamo di osservare la propria risposta individuale, perché la tolleranza varia da persona a persona, per esempio scrivendo un piccolo diario alimentare per individuare i veri “trigger” senza rinunce inutili. 

D’altro canto, fumo, alcol e aumento del peso corporeo incidono sulla pressione all’interno dell’addome e favoriscono la risalita dei succhi gastrici verso l’esofago. Persino la sedentarietà rallenta la motilità intestinale e gastrica. 

Ecco perché fra le migliori raccomandazioni per prevenire l’indigestione ci sono: la riduzione del fumo, il controllo del peso, un’attività fisica regolare, una maggiore regolarità nel consumo dei pasti, sonno adeguato e gestione dello stress anche con il supporto psicologico.

Indigestione in gravidanza

Indigestione in gravidanza: consigli per le future mamme

Durante la gravidanza il mal di stomaco dopo mangiato è molto frequente e spesso compare anche in donne che non ne hanno mai sofferto prima. Il motivo è dato dall’azione del progesterone, ormone fondamentale per il mantenimento della gestazione, che ha anche l’effetto di rilassare la muscolatura liscia dello stomaco e dell’esofago. 

Tutto ciò rallenta lo svuotamento gastrico e facilita la risalita dei succhi acidi, alimentando la sensazione di pienezza precoce e bruciori di stomaco.

Con la crescita dell’utero e la conseguente pressione sugli organi addominali, i sintomi possono anche peggiorare, andando ad alimentare disagio e stress. È importante tener presente che si tratta di una condizione transitoria e del tutto normale, che si risolve spontaneamente al termine della gravidanza.

Rimedi sicuri per mamma e bambino

Il primo tra i rimedi indigestione in gravidanza è il comportamento: pasti piccoli e frequenti, posizione eretta dopo aver mangiato, breve passeggiata e riduzione degli alimenti più grassi o acidi.  Quando questi accorgimenti non bastano, le indicazioni dell’AIFA consigliano l’assunzione di antiacidi considerati sicuri in gravidanza, perché non vengono assorbiti in quantità significativa. 

Anche lo zenzero, nelle quantità comunemente utilizzate nell’alimentazione o nelle tisane, ha dimostrato in studi clinici di ridurre la nausea e migliorare il comfort gastrico. 

In ogni caso, è sempre importante confrontarsi con il medico o il ginecologo prima di assumere qualsiasi prodotto, ma sapere che esistono soluzioni compatibili con la gravidanza aiuta a vivere il sintomo con maggiore serenità.

Quando l’indigestione colpisce i bambini

Nei bambini il mal di stomaco si manifesta in modo diverso rispetto agli adulti e spesso viene espresso con irrequietezza, rifiuto del cibo o dolore diffuso nella parte alta dell’addome. Nella maggior parte dei casi è legato a pasti abbondanti, consumo eccessivo di dolci o bevande gassate, oppure a ritmi alimentari irregolari.

L’approccio in questi casi deve essere semplice e rassicurante, evitando terapie inutili oppure eccessivi allarmismi. Anche nei bambini, come negli adulti, lo stomaco è molto sensibile allo stress e ai cambiamenti della routine quotidiana; per questo la regolarità dei pasti e un ambiente tranquillo durante il momento del cibo hanno un ruolo fondamentale nella prevenzione.

Cosa far mangiare a un bambino dopo un’indigestione

Dopo un episodio di indigestione la regola d’oro è la gradualità. Nelle prime ore è utile privilegiare l’idratazione con acqua o soluzioni reidratanti; successivamente si possono introdurre alimenti semplici e facilmente digeribili come riso in bianco, patate lesse, crackers o pane tostato. 

Questo approccio, raccomandato dalle linee guida internazionali, consente allo stomaco di riprendere la sua funzione gradualmente, senza essere sovraccaricato. Non è necessario forzare il bambino a mangiare: il ritorno spontaneo dell’appetito è il segnale più affidabile di guarigione. 

Un clima sereno a tavola e porzioni piccole aiutano più di qualsiasi farmaco.

 

Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre uno specialista.

 

Domande frequenti sull’Indigestione

Cosa bere dopo aver vomitato per indigestione? 

Inizia con piccoli sorsi di acqua a temperatura ambiente o soluzioni reidratanti per reintegrare i liquidi senza irritare lo stomaco. Dopo qualche ora, se la nausea è passata, puoi usare tisane leggere non zuccherate.

Cosa non mangiare dopo aver vomitato? 

Vanno evitati cibi grassi, fritti, latticini, dolci elaborati e alimenti piccanti perché richiedono una digestione più lunga. Nelle prime ore è preferibile restare su alimenti semplici, poco speziati e in piccole quantità.

Quanto dura un’indigestione forte? 

Quella legata ad un pasto abbondante di solito migliora in poche ore, il tempo necessario allo svuotamento dello stomaco. Se i sintomi durano oltre 48 ore è opportuno parlarne con il medico.

Come distinguere l’indigestione da un infarto? 

Il dolore da indigestione è localizzato alla bocca dello stomaco e spesso migliora con antiacidi o cambiando posizione. Un dolore toracico oppressivo che si irradia a braccio, schiena o mandibola, con sudorazione o affanno, richiede invece valutazione urgente.

Perché ho sempre l’indigestione anche se mangio poco? 

Potrebbe trattarsi di dispepsia funzionale, ipersensibilità gastrica o di un’influenza dello stress sulla motilità dello stomaco. In questi casi il medico può valutare abitudini, eventuali esami e una terapia mirata, così come un percorso psicologico.

L’indigestione in gravidanza è pericolosa? 

No, è molto comune ed è legata ai cambiamenti ormonali e alla pressione dell’utero sullo stomaco. Va però segnalata al medico se è intensa o associata a vomito persistente per evitare disidratazione.

 

Fonti


Veronica Belsito

Veronica Belsito
SEO Copywriter laureata in Infermieristica

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Veronica Belsito è una SEO Copywriter laureata in Infermieristica, che ha portato come tesi il Delirium post operatorio nel paziente anziano, un tema spesso sottovalutato nei contesti ospedalieri. Nel corso degli anni ha messo da parte la pratica infermieristica per specializzarsi nella SEO e dedicarsi alla divulgazione scientifica, attraverso contenuti a tema salute e benessere, su cui si aggiorna costantemente.