Cos’è la trocanterite e perché non è artrosi
Quando si parla di dolori che interessano l’apparato muscolo-scheletrico, la prima preoccupazione è quella di andare incontro ad un principio di artrosi, una malattia cronica e degenerativa che provoca il progressivo consumo della cartilagine.
Nella trocanterite, però, non è interessata l’articolazione dell’anca, in quanto l’infiammazione riguarda i tendini dei muscoli dei glutei e la borsa sierosa che si trovano sopra il grande trocantere, una piccola sporgenza dell’osso del femore che possiamo sentire toccando il fianco.
Dunque, mentre l’artrosi coinvolge la cartilagine dell’articolazione, provoca rigidità profonda e limitazione nei movimenti, nella trocanterite il movimento dell’anca spesso è conservato, sentendo dolore quando si preme sul lato o si sta sdraiati sul fianco. Si tratta di una condizione frequente e reversibile.
Tabella decisionale: trocanterite o artrosi?
| Caratteristica | Trocanterite (dolore laterale) | Coxartrosi (artrosi d’anca) |
| Dove senti dolore? | sulla parte esterna dell’anca, dove senti l’osso. | nell’inguine, nell’interno coscia o nel gluteo. |
| Quando peggiora? | di notte, se dormi sul fianco, o facendo le scale. | dopo una lunga camminata o dopo molta attività. |
| Rigidità mattutina? | rara o molto breve. | molto comune, l’anca sembra “bloccata” al risveglio. |
| Dolore al tatto? | molto forte se premi sull’osso laterale dell’anca. | assente o profondo, non localizzato al tatto. |
| Movimento limitato? | riesci a muovere l’anca ma senti dolore lateralmente. | l’articolazione è rigida e i movimenti sono limitati. |
I sintomi: come riconoscere il dolore al trocantere
Il dolore della trocanterite ha caratteristiche molto precise e riconoscerle aiuta a non confonderlo con altri problemi dell’anca o della schiena.
Come abbiamo anticipato, si localizza sulla parte esterna del fianco e può scendere lungo la coscia, senza arrivare sotto il ginocchio. Riesci comunque a camminare, ma alcuni gesti potrebbero risultare difficili dopo una pressione su quel punto e l’affaticamento dei muscoli glutei.
Tale dolore anca laterale rientra a tutti gli effetti nella categoria delle tendinopatie glutee e spiega perché compare solo in alcuni momenti specifici della giornata.
Il dolore che peggiora stando sdraiati sul fianco
Il dolore notturno rientra nell’infiammazione trocantere sintomi: quando ci si sdraia sul lato dolente il peso del corpo comprime la zona infiammata e il dolore aumenta fino a svegliarti dal sonno.
Non è un segnale di gravità, ma un effetto meccanico: i tendini e la borsa infiammata vengono schiacciati contro l’osso ed è per questo che il dolore notturno è considerato il sintomo più tipico.
Molte persone trovano sollievo cambiando lato o inserendo un cuscino tra le ginocchia per mantenere l’anca in posizione neutra. Dormire meglio non è un fattore da sottovalutare: il sonno riduce la sensibilità al dolore e favorisce la guarigione dei tessuti.
La fitta quando ci si alza dalla sedia o si salgono le scale
Un altro momento caratteristico è il passaggio dalla posizione seduta a quella in piedi, poiché in questo gesto i muscoli dei glutei, soprattutto il medio gluteo che stabilizza il bacino, entrano in azione e il tendine infiammato viene sollecitato.
Un fenomeno analogo accade salendo le scale o camminando in salita: la fitta dura pochi secondi, poi spesso si attenua mentre si continua a camminare. Questo è anche ciò che distingue le tendinopatie dal dolore artrosico, in cui la sintomatologia peggiora con il movimento prolungato.
Nella trocanterite il dolore è causato dal sovraccarico, ma non stiamo parlando di un danno permanente all’articolazione.
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Le cause: perché l’anca ha iniziato a farti male?
Generalmente la trocanterite non ha una causa univoca, ma parliamo di piccoli sovraccarichi ripetuti nel tempo che i tendini del medio e piccolo gluteo non riescono più a compensare.
Non serve aver fatto sport intenso: anche camminate lunghe su terreni in pendenza, stare molte ore in piedi o sedersi sempre con le gambe accavallate possono modificare il modo in cui il carico passa attraverso l’anca.
La buona notizia è che, proprio perché non si tratta di un danno irreversibile, modificando alcuni gesti quotidiani il dolore può ridursi in modo significativo.
Sovraccarico sportivo, postura e debolezza muscolare
Il medio gluteo è il muscolo che mantiene il bacino stabile quando camminiamo; se è debole o affaticato, il tendine lavora in modo meno efficiente e si infiamma.
Ciò può accadere in chi corre, ma anche in chi conduce una vita sedentaria: stare seduti a lungo riduce la forza dei glutei e costringe il tendine a uno sforzo improvviso quando ci si alza. Anche alcune posture, come appoggiarsi sempre su una sola gamba, aumentano la compressione sul lato dell’anca.
Gli studi sulle tendinopatie dell’anca mostrano che il rinforzo muscolare mirato è uno degli interventi più efficaci proprio perché corregge la causa del problema. Ricordiamo che è un sistema che ha bisogno di ritrovare equilibrio.
Il legame con lo stress: come la tensione psicofisica irrigidisce i glutei
Quando attraversiamo periodi di stress il corpo aumenta il tono muscolare in modo involontario, provocando contratture e rigidità in alcuni distretti. I muscoli del bacino e dei glutei sono tra quelli che più facilmente restano in contrazione prolungata, riducendo la loro elasticità e la capacità di assorbire i carichi.
Questo meccanismo, descritto nella letteratura sul dolore muscolo-scheletrico persistente, non indica che il dolore sia nella nostra testa, ma che sistema nervoso e muscoli lavorano insieme. Un muscolo rigido trasmette più tensione al tendine e lo rende più sensibile, causando delle infiammazioni nel lungo termine.
È il motivo per cui il dolore spesso aumenta nei periodi emotivamente impegnativi e migliora quando si riesce a dormire meglio e a rallentare i ritmi. Inserire momenti di scarico e respirazione profonda fa parte della cura tanto quanto gli esercizi. Se la tensione è frequente, invitiamo a valutare il supporto psicologico.
Rimedi e cure: spegnere il dolore della troncarenite in modo efficace
Quando il dolore è intenso l’obiettivo non è tanto quello di fare subito esercizi, ma calmare l’infiammazione per permettere ai tessuti di recuperare, attraverso un approccio graduale: prima ridurre il carico e il dolore, poi ripristinare la forza.
Cercando online “borsite trocanterica rimedi” potrai leggere del cosiddetto riposo intelligente, ovvero movimenti leggeri e controllati, che limitano temporaneamente la compressione dell’anca, come stare seduti a lungo su superfici rigide o dormire sul lato dolente, evitando di stare completamente immobili. Questo perché il riposo assoluto indebolisce la muscolatura e rallenta la guarigione.
Un altro rimedio per la trocanterite è l’applicazione del ghiaccio sulla parte dolente per 15-20 minuti, anche più volte al giorno, soprattutto la sera; ciò contribuisce a ridurre l’infiammazione e la sensibilità dei tessuti.
Farmaci antinfiammatori e infiltrazioni: quando sono utili
Gli antinfiammatori non steroidei (i FANS, per intenderci) possono essere utili nelle fasi più dolorose, sempre sotto indicazione medica, perché riducono il dolore e permettono di iniziare prima gli esercizi.
Tieni presente che non curano da soli la causa, ma creano le condizioni favorevoli per la riabilitazione.
Le infiltrazioni, invece, generalmente con corticosteroidi, vengono prese in considerazione quando il dolore è molto intenso e persistente e non risponde alle terapie iniziali. Possono dare sollievo nel breve periodo, soprattutto se abbinate ad un programma di esercizi trocanterite, ma vengono prese in considerazione quando il dolore impedisce la vita quotidiana.
Terapie fisiche: onde d’urto, tecar e laser
Le terapie fisiche sono un altro rimedio per la trocanterite e vengono utilizzate come supporto per ridurre il dolore, stimolando la riparazione dei tessuti. Le onde d’urto, in particolare, sono tra le più studiate per le tendinopatie glutee e hanno mostrato benefici nella riduzione del dolore e nel miglioramento della funzione.
Tecar e laser possono favorire la circolazione locale e rilassare la muscolatura, rendendo più tollerabili gli esercizi. Non sostituiscono il rinforzo muscolare, che resta la vera terapia a lungo termine, ma aiutano nelle fasi iniziali quando il dolore è più intenso. Specifichiamo che vanno sempre inserite in un percorso riabilitativo personalizzato.
Esercizi e riabilitazione per la troncarenite: la tua vera medicina
Quando il dolore inizia a ridursi, entra in gioco la parte più importante della cura: il rinforzo muscolare, in quanto gli esercizi per il medio gluteo sono il trattamento più efficace nel lungo periodo per ridurre il carico sul tendine e stabilizzare il bacino durante il cammino.
Non servono movimenti complessi o dolorosi; al contrario, la progressione deve essere lenta e rispettosa dei tempi del corpo. L’obiettivo è insegnare di nuovo ai muscoli a lavorare in modo coordinato. È ciò che permette di tornare a dormire sul fianco, salire le scale senza fitte e camminare a lungo senza paura.
Se vogliamo, potresti considerarla come principale forma di terapia e prevenzione, più che i farmaci e le infiltrazioni.

Esercizi di rinforzo per il medio gluteo (l’ostrica e il ponte)
L’esercizio dell’ostrica è uno dei più indicati e si esegue in questo modo:
- Sdraiati sul fianco non dolente;
- Piega le ginocchia e mantieni i piedi uniti;
- Solleva lentamente il ginocchio superiore, senza ruotare il bacino. In questo modo attivi selettivamente il medio gluteo.
Un altro degli esercizi trocanterite è il ponte:
- Sdraiati a pancia in sù, con le ginocchia piegate;
- Solleva il bacino lentamente, lasciando la gabbia toracica ancorata al pavimento;
- Mantieni la posizione per qualche secondo, andando ad attivare i glutei.
Questi esercizi sono consigliati nei protocolli riabilitativi perché rinforzano senza comprimere il tendine sul trocantere. All’inizio sono sufficienti poche ripetizioni, eseguite senza dolore, ma ciò che paga è la regolarità, più che l’intensità: farli ogni giorno crea uno stimolo costante che il tendine riesce a tollerare e utilizzare per guarire.
Stretching dolce per la bandelletta e il piriforme
Accanto alla forza serve recuperare elasticità attraverso l’allungamento e lo stretching della bandelletta ileotibiale, una struttura fibrosa che scorre sul lato della coscia e aumenta la compressione sull’anca quando si irrigidisce.
Lo stretching in questo caso deve essere dolce e mantenuto per almeno 20-30 secondi, senza molleggiare, incrociando le gambe e allungando il fianco dolente.
Discorso analogo per il piriforme, un piccolo muscolo profondo del gluteo, che quando è contratto può aumentare la tensione sulla zona trocanterica. Per eseguire lo stretching è necessario sdraiarsi, incrociare la gamba dolorante piegata sull’altra e avvicinarla al petto.
Gli esercizi di allungamento migliorano la distribuzione dei carichi e riducono la sensibilità del tendine, oltre ad allentare le tensioni giornaliere, soprattutto se eseguiti con respirazioni profonde.
Tabella degli esercizi: il tuo piano di recupero
| Esercizio | Obiettivo | Come eseguirlo |
| clamshell (ostrica) | rinforzare il medio gluteo per stabilizzare l’anca. | sdraiato sul fianco sano, solleva il ginocchio superiore tenendo i piedi uniti. |
| ponte per i glutei | migliorare la stabilità del bacino e della schiena. | pancia in su, solleva il bacino contraendo i glutei e mantieni per 5 secondi. |
| stretching piriforme | allentare la tensione muscolare profonda. | sdraiato, incrocia la gamba dolorante sull’altra e tira delicatamente verso il petto. |
| isometria glutea | attivare il muscolo senza infiammare il tendine. | in piedi, contrai forte i glutei per 10 secondi e poi rilascia lentamente. |
Consigli pratici per la vita quotidiana e prevenzione
La guarigione e la prevenzione della trocanterite passa anche dai piccoli gesti di cura quotidiana, che riducono il sovraccarico sui tendini e rafforzano la muscolatura in modo naturale e graduale.
Per esempio, evita di stare in piedi con il peso sempre sulla stessa gamba, non accavallare le gambe da seduto e alzati dalla sedia distribuendo il carico su entrambe le gambe. Allo stesso tempo scegli scarpe stabili e cammina su terreni regolari, per ridurre lo stress sull’anca.
Non si tratta di seguire una riabilitazione che dura per sempre, ma di dare al tendine il tempo di recuperare in un ambiente favorevole. Quando il dolore diminuisce e la forza aumenta, si può tornare gradualmente alle attività abituali senza timore, pur sempre prestando attenzione a non infiammare ancora il tendine.
Come posizionare il cuscino a letto per dormire senza dolore
La sera è il momento in cui il dolore sembra più forte, ma è anche quello in cui possiamo ottenere il sollievo più rapido. Se dormi sul fianco non dolente, inserisci un cuscino tra le ginocchia: mantiene il bacino allineato e riduce la trazione sui tendini dell’anca.
Se preferisci dormire supino (a pancia in su), un cuscino sotto le ginocchia diminuisce la tensione sulle anche e sulla zona lombare.
Queste posizioni sono consigliate nei programmi riabilitativi perché riducono la compressione sul trocantere durante la notte. Non solo: dormire meglio significa abbassare la sensibilità al dolore, ridurre la tensione e permettere ai tessuti di ripararsi.
Consiglio del medico
La guarigione dalla trocanterite passa spesso da piccoli cambiamenti quotidiani che facciamo fatica a notare. Per prima cosa, smetti di dormire sul fianco dolorante: se proprio non riesci a cambiare posizione, usa un materasso morbido o un topper. Un segreto semplicissimo? Non accavallare mai le gambe quando sei seduto; questa abitudine mette in tensione la borsa sierosa e rallenta la guarigione. Ricorda che il dolore non è il tuo nemico, ma un segnale: se senti una fitta, il corpo ti sta chiedendo di rallentare, non di fermarti del tutto. La costanza negli esercizi di rinforzo è la tua vera terapia.
Quando chiamare il medico e come avviene la diagnosi
Quando il dolore dura diverse settimane, non si attenua con gli esercizi, ti impedisce di camminare e non ti consente di riposare la notte, ti consigliamo di rivolgerti ad un medico per una visita che escluda anche altre problematiche.
Nella maggior parte dei casi la trocanterite si riconosce già durante una prima valutazione: il dolore è ben localizzato sul lato dell’anca e si riattiva premendo sul grande trocantere o durante alcuni movimenti contro resistenza.
Se necessario, si potrebbe ricorrere alla valutazione attraverso esami strumentali, come l’ecografia, che può mostrare l’infiammazione dei tendini e della borsa, mentre la risonanza magnetica viene riservata ai casi più complessi per escludere altre cause.
Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre uno specialista.
Domande frequenti sulla trocanterite (FAQ)
Posso continuare a camminare per fare esercizio?
Sì, anzi, camminare su terreno piano e per tempi brevi è utile perché stimola la circolazione senza sovraccaricare il tendine. Va ridotto solo ciò che provoca dolore evidente, come salite o lunghe distanze.
Come sedersi con la trocanterite?
È meglio sedersi con il peso distribuito su entrambe le anche, evitando di accavallare le gambe o inclinarsi sempre dallo stesso lato. Una sedia non troppo bassa aiuta ad alzarsi senza fitte.
Perché sento un “click” quando muovo l’anca?
Spesso è il passaggio della bandelletta ileotibiale su una prominenza ossea e non indica un danno articolare. Se non è associato a dolore interno all’anca, è un fenomeno benigno.
Quanto tempo ci vuole per guarire del tutto?
Con esercizi mirati e gestione del carico i miglioramenti si percepiscono in alcune settimane, mentre il recupero completo può richiedere qualche mese. La costanza nella riabilitazione è il fattore che fa davvero la differenza.
Cosa succede se trascuro la trocanterite?
Il dolore può diventare persistente e rendere più difficile il recupero della forza del gluteo, cronicizzando il problema. Intervenire presto permette una guarigione più rapida e stabile.
Esistono scarpe specifiche per chi ne soffre?
Non servono scarpe “speciali”, ma calzature stabili, con buona ammortizzazione e suola non troppo rigida. L’importante è evitare modelli consumati o troppo minimal che aumentano il carico sull’anca.
Fonti
- Fearon, A. M. (2025). Physiotherapy management of gluteal tendinopathy. Journal of Physiotherapy, 71(2), 81–90.
- Dalal, D. S. (2025, October 7). Tendiniti e tenosinoviti. Manuali MSD Edizione Professionisti.
- Dalal, D. S. (2024, March 11). Borsite. Manuali MSD Edizione Professionisti.
- Kjeldsen, T., Hvidt, K. J., Bohn, M. B., Mygind-Klavsen, B., Lind, M., Semciw, A. I., & Mechlenburg, I. (2024). Exercise compared to a control condition or other conservative treatment options in patients with Greater Trochanteric Pain Syndrome: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Physiotherapy, 123, 69–80.
Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2026