Scoprire delle macchie bianche allo specchio mentre si avverte una forte faringodinia (dolore alla gola) può generare uno stato di forte apprensione. In termini medici, quelle che chiamiamo comunemente placche in gola rappresentano un accumulo di essudato (materiale infiammatorio denso composto da globuli bianchi, detriti cellulari e microrganismi) che si deposita sulla superficie delle tonsille o della mucosa faringea. Questo segno clinico non è una patologia autonoma, ma la manifestazione di una risposta del sistema immunitario a un’aggressione acuta.
Comprendere se l’origine sia virale o batterica è il primo passo fondamentale per scegliere il percorso di cura corretto ed evitare l’uso improprio di farmaci, garantendo la sicurezza del proprio organismo e riducendo il disagio emotivo che spesso accompagna la malattia.
In breve, quello che devi sapere sulle placche
| Caratteristica | Dettaglio informativo |
| Cosa sono | essudato infiammatorio composto da leucociti (globuli bianchi), batteri o virus e residui cellulari |
| Cause principali | virus (70% dei casi negli adulti) o batteri (solitamente streptococco) |
| Tempo di guarigione | 3-5 giorni per le forme virali; 7-10 giorni per le infezioni batteriche trattate |
| Antibiotico | necessario solo in caso di infezione batterica confermata dal medico tramite tampone |
| Cosa fare subito | idratazione costante, riposo vocale e, soprattutto, non toccare o grattare le placche con cotton fioc per evitare micro-lesioni e sovrainfezioni |
Cosa sono le placche in gola e perché si formano?
Le placche rappresentano una risposta visibile dell’infiammazione acuta. Quando i microrganismi superano le barriere delle mucose, il sistema immunitario richiama i neutrofili (globuli bianchi specializzati nella difesa) nel sito dell’infezione. Il residuo di questo processo di difesa forma la patina biancastra che osserviamo sulle tonsille.
Differenza tra infezione virale e batterica
Distinguere l’origine dell’infezione è il fulcro della differenziazione clinica, necessaria per evitare trattamenti inutili. Sebbene l’osservazione visiva possa trarre in inganno, i sintomi associati sono i veri indicatori clinici.
| Sintomo | Infezione virale | Infezione batterica (es. streptococco) |
| Febbre | lieve o moderata | spesso alta e a insorgenza improvvisa |
| Tosse e raffreddore | frequentemente presenti | solitamente assenti |
| Dolore | diffuso, gola irritata | localizzato, molto intenso a deglutire |
| Linfonodi | leggermente ingrossati | molto gonfi e dolenti alla palpazione |
Placche in gola senza febbre: cosa significa?
È possibile osservare placche senza febbre in caso di tonsilloliti (piccoli calcoli formati da residui alimentari e batteri che si accumulano nelle cavità delle tonsille), micosi come la candida o irritazioni croniche. In questi casi, la febbre è assente e il dolore è spesso minimo, ma può persistere una fastidiosa alitosi (alito cattivo).
Il falso mito: placche = antibiotico
Il consiglio del medico: “Capisco perfettamente che vedere quelle macchioline bianche allo specchio possa spaventare e spingere a cercare una soluzione drastica. Tuttavia, è importante sapere che la presenza di placche non significa automaticamente che serva l’amoxicillina. Nel 70% degli adulti, la causa è un virus contro cui l’antibiotico è del tutto inefficace. Assumerlo senza necessità non solo non ti farà guarire prima, ma espone il tuo corpo a effetti collaterali e alimenta il problema dell’antibiotico-resistenza. Spesso, la migliore cura è il riposo e il monitoraggio dei sintomi.”
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I sintomi associati: non solo dolore alla deglutizione
Oltre alla faringodinia (dolore alla gola), possono comparire segni sistemici che indicano l’estensione dell’infiammazione ai tessuti circostanti.
Sintomi comuni: alitosi e linfonodi gonfi
L’attività batterica e la decomposizione cellulare all’interno dell’essudato producono spesso un odore sgradevole. Parallelamente, i linfonodi del collo possono andare incontro a linfoadenite (infiammazione dei linfonodi), aumentando di volume e diventando dolenti al tatto.
Segnali d’allarme da non sottovalutare
In rari casi, l’infiammazione può progredire pericolosamente. È necessario un intervento medico immediato se compaiono:
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trisma (difficoltà o impossibilità ad aprire completamente la bocca);
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disfagia (difficoltà grave o dolore estremo nel deglutire cibi, liquidi o la propria saliva);
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dispnea (difficoltà respiratoria dovuta al gonfiore che ostruisce le vie aeree).
Il legame con la nutrizione
La dieta gioca un ruolo chiave nella gestione della faringodinia (dolore alla gola). Cibi troppo caldi o eccessivamente acidi (come agrumi, pomodoro o aceto) agiscono come irritanti chimici sulle mucose già infiammate, esacerbando il dolore. È preferibile consumare alimenti freschi e di consistenza morbida. Per un piano alimentare che supporti il sistema immunitario senza irritare il cavo orale, consulta gli esperti su Nutrizione Serenis.
Cause principali: dalla tonsillite alla mononucleosi
Le placche non sono una patologia a sé stante, ma un segno clinico (essudato) che indica una reazione del sistema immunitario a un’aggressione infettiva. Identificare correttamente l’agente responsabile è il primo passo fondamentale, poiché l’approccio terapeutico cambia radicalmente se ci troviamo di fronte a un batterio o a un virus.
Streptococco e infezioni batteriche
Lo Streptococcus pyogenes è il principale responsabile batterico. Per identificarlo con certezza, il Gold Standard (l’esame di riferimento) è il tampone faringeo, valutato spesso insieme ai criteri di Centor (punteggio clinico basato su febbre, assenza di tosse e linfonodi gonfi).
Mononucleosi e virus di epstein-barr
Questa infezione virale causa spesso placche molto estese e una marcata debolezza. Trattandosi di un virus, l’antibiotico non deve essere utilizzato, poiché inefficace e potenzialmente causa di reazioni cutanee fastidiose.
Placche in gola nei bambini: cosa devono sapere i genitori
In età pediatrica, le placche sono spesso correlate alla scarlattina o a infezioni virali. I bambini possono manifestare il dolore attraverso il rifiuto del cibo o una salivazione eccessiva. Informazione didattica: non somministrare mai aspirina ai bambini per il rischio di sindrome di Reye; il paracetamolo è più sicuro, ma richiede precisione nei dosaggi.
Rimedi per le placche in gola: cosa fare?
La gestione delle placche in gola dipende strettamente dalla loro origine (virale o batterica). Tuttavia, indipendentemente dalla causa, l’obiettivo primario è il controllo dell’infiammazione e del dolore attraverso un approccio che rispetti la salute sistemica dell’organismo.
Trattamenti farmacologici: la responsabilità nelle cure
L’uso dei farmaci deve essere sempre mirato e proporzionato all’intensità dei sintomi, prestando attenzione ai limiti di tollerabilità del corpo:
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Paracetamolo: indicato per febbre e dolore. Negli adulti, il limite massimo è solitamente di 3g nelle 24 ore (es. 3 compresse da 1000mg ben distanziate) per prevenire l’epatotossicità (danno al fegato).
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Ibuprofene (fans): efficace contro l’infiammazione, ma controindicato in chi soffre di ulcera peptica, gastrite severa o insufficienza renale grave, poiché può irritare la mucosa gastrica o affaticare i reni.
Prevenzione delle recidive e igiene
Se soffri di placche frequenti, una visita odontoiatrica è consigliata per eliminare focolai batterici silenti (come carie o gengiviti). Anche l’uso di probiotici specifici (es. Streptococcus salivarius K12) può aiutare a mantenere un microbiota orale sano. Per rinforzare il sistema immunitario, scopri i consigli nutrizionali su Serenis Nutrizione.
Quando consultare il medico
Consultate il medico se la febbre supera i 38,5°C e non risponde ai farmaci, se il dolore è localizzato solo su un lato o se notate una forte dispnea (difficoltà respiratoria).
È importante considerare anche l’aspetto psicosomatico: una gola costantemente infiammata può essere legata a periodi di forte stress emotivo. Lo stress cronico aumenta i livelli di cortisolo, che può abbassare le difese immunitarie rendendoci più vulnerabili. Prendersi cura della propria salute mentale non è solo un atto di gentilezza verso se stessi, ma un passo essenziale per proteggere il corpo [serenis.it].
Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo informativo e non sostituiscono il parere clinico professionale. Prima di assumere farmaci, verifica sempre le indicazioni sul prontuario ufficiale o consulta il tuo medico.
Domande frequenti (FAQ)
Ho le placche ma non ho febbre: cosa significa?
Potrebbe trattarsi di tonsilloliti (residui di cibo e batteri), di un’infezione virale in fase iniziale o di una micosi (candida). È consigliata una valutazione medica per escludere irritazioni croniche.
Quanto durano le placche in gola?
In genere tra i 3 e i 10 giorni. Le forme virali si risolvono più velocemente, mentre quelle batteriche richiedono la terapia antibiotica completa per sparire del tutto.
Le placche in gola sono contagiose?
Sì, se l’origine è infettiva (virus o batteri). Il contagio avviene tramite le goccioline di saliva disperse con colpi di tosse, starnuti o parlando a distanza ravvicinata.
Mio figlio ha le placche: quando può tornare a scuola?
Se l’infezione è batterica (streptococco), può tornare a scuola 24 ore dopo l’inizio dell’antibiotico, a patto che non abbia più febbre e si senta bene.
Posso andare al lavoro o in palestra con le placche?
Sarebbe preferibile il riposo. L’attività fisica intensa può affaticare il sistema immunitario, mentre l’ambiente lavorativo favorisce il contagio di colleghi e collaboratori.
Quanto dura il contagio dopo l’inizio dell’antibiotico?
Per le infezioni batteriche, la carica infettiva si azzera solitamente dopo 24 ore dall’assunzione della prima dose di antibiotico corretta.
Posso andare al lavoro con le placche?
Se l’origine è virale, resti contagioso finché sono presenti i sintomi. Se è batterica, attendi almeno 24 ore dall’inizio della terapia. Valuta sempre il tuo stato generale di debolezza.
Si possono togliere le placche con un cotton fioc?
No. Rimuovere meccanicamente l’essudato causa micro-traumi alla mucosa, sanguinamento e può spingere l’infezione più in profondità, peggiorando il dolore e i tempi di guarigione.
Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2026