Cause di cecità

Con il termine cecità, si intende una condizione caratterizzata dalla perdita totale o parziale della capacità visiva. Affinché vi sia una diagnosi di cecità, è necessario che l’acuità visiva non superi il parametro di 1/20 (questi i criteri dell’OMS o Organizzazione Mondiale della Sanità).

Questa condizione può derivare da patologie pregresse a carico del sistema oculare, come la cataratta e le infezioni, o da traumi lesivi. Esistono inoltre fattori genetici: recenti studi hanno identificato geni responsabili che alterano il funzionamento dei fotorecettori.

In 60 secondi

  • Definizione: perdita della vista con acuità inferiore a 1/20 o campo visivo ridotto.

  • Cause principali: cataratta, glaucoma, degenerazione maculare e fattori genetici.

  • Impatto: interessa circa 35 milioni di persone; l’80% dei casi è prevenibile o trattabile.

  • Supporto: fondamentale il ruolo del caregiver e il sostegno psicologico per gestire ansia e burnout.

Definizione e parametri clinici

La cecità identifica una perdita parziale di vista (come nel caso della visione offuscata o del restringimento del campo visivo) o la completa assenza di percezione visiva. A parere dell’OMS, per parlare di cecità, è necessario che l’acuità visiva sia inferiore a 1/20.

Questa condizione può interessare uno o entrambi o gli occhi e può avere durata variabile: alcune condizioni di cecità sono infatti permanenti, altre temporanee e trattabili. Se l’acuità visiva è invece compresa tra 3/10 e 1/20, si parla di ipovisione.

In Italia, la Legge n. 138 del 2001, ha modificato i parametri necessari alla diagnosi di cecità: non è necessario considerare solo l’acuità visiva, cioè la capacità dell’occhio di vedere, ma anche la visione periferica. In base a questi due elementi, è poi possibile distinguere tra una cecità totale (assenza completa di visione o percezione delle sole ombre) e una cecità parziale (in cui la visione residua non deve comunque superare il parametro di 1/20).

Sintomi della cecità

Segnali d’allarme e sintomi

Tra i sintomi principali della cecità, ricordiamo:

  • perdita della vista;
  • alterazione del campo visivo e perdita della visione periferica (è il caso della visione a tunnel)
  • problemi nel percepire i colori;
  • ipersensibilità alla luce e sensazione di dolore in presenza di fonti luminose.

Le persone affette da cecità nel mondo si aggirano intorno ai 35 milioni. Al contrario di quello che si crede, quasi l’80% dei casi di perdita della vista è causato da patologie oculari e non da fattori genetici, che possono comunque contribuire allo sviluppo della condizione medica.

Questa condizione interessa soprattutto i paesi in via di sviluppo, dove patologie come la cataratta non vengono trattate in tempo e possono portare alla perdita parziale e totale della vista. Ciò significa che, la maggior parte dei casi di cecità, potrebbe essere evitabile se trattata in tempo e con dei mezzi adeguati.

Cecità che cos'è e da cosa è causata

Perchè si perde la vista?

Le cause della cecità possono essere molteplici e comprendono, come detto, fattori ambientali o genetici. I fattori ambientali comprendono tutte quelle patologie pregresse che possono contribuire alla cecità, o lesioni/traumi a carico dell’occhio con conseguente danneggiamento dell’organo preposto alla visione.

Tra le cause ambientali, ricordiamo quindi:

  • la cataratta;
  • il glaucoma;
  • la retinite pigmentosa;
  • la degenerazione maculare;
  • infezioni a carico dell’occhio;
  • altre patologie;
  • traumi e lesioni.

Per quel che riguarda le cause genetiche, è ormai certo che alcuni geni hanno un ruolo fondamentale nella cecità ereditaria, che colpisce solo in Europa 200.000 persone.

La cecità ereditaria è causata da problemi congeniti nei fotorecettori, che rendono impossibile la percezione della luce (nel caso della cecità totale), o che causano diminuzione della capacità visiva (nel caso della cecità parziale).

Opzioni terapeutiche e riabilitazione: ipotesi di cura

Le opzioni di trattamento variano a seconda della causa sottostante. Se si tratta di condizioni mediche pregresse, come cataratta e glaucoma, si opterà per un trattamento chirurgico.

Se la problematica è di tipo infettivo (il tracoma, per esempio, può causare cecità), verranno somministrati antibiotici per combattere il batterio.

Infine, altri trattamenti comprendono la riabilitazione visiva per aiutare i pazienti affetti da cecità o visibilità ridotta, e la somministrazione di ausili tecnologici che possano migliorare la qualità generale della vita.

Spesso, le persone con cecità hanno bisogno del supporto di un caregiver, figura che può coincidere con quella di un familiare o di un tecnico specializzato. Ciò è altamente probabile nel caso della cecità acquisita, in cui la persona affetta da cecità non ha ancora sviluppato la capacità di convivere con la condizione e può sperimentare ansia, stress, attacchi di panico.

Anche il caregiver può vivere momenti di grande sconforto, andando incontro al burnout da caregiver o altre condizioni di rilevanza clinica.

 

Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre uno specialista.

 

Domande frequenti sulla cecità (FAQ)

Che cos’è la cecità?

La cecità è la perdita totale o parziale della vista. Per l’OMS si parla di cecità quando l’acuità visiva è inferiore a 1/20. In Italia si considera anche la riduzione del campo visivo (visione periferica).

Come si arriva alla perdita della vista?

Il processo può essere graduale o improvviso (per esempio per gravi incidenti). Se graduale, si manifesta con sintomi quali visione offuscata, restrizione del campo visivo (visione a tunnel), difficoltà a percepire i colori o forte sensibilità alla luce.

La cecità è una disabilità?

Sì, è una condizione medica che limita l’autonomia della persona che ne soffre. Richiede spesso l’uso di ausili tecnologici, percorsi di riabilitazione e il supporto di un caregiver per gestire l’impatto psicologico (ansia e stress) e le attività quotidiane.

 

Fonti

  • Thylefors, B., Négrel, A. D., Pararajasegaram, R., & Dadzie, K. Y. (1995). Global data on blindness. Bulletin of the world health organization73(1), 115.
  • Taylor, H. R., & Keeffe, J. E. (2001). World blindness: a 21st century perspective. British journal of ophthalmology85(3), 261-266.


Martina Migliore

Martina Migliore
Direttore della Formazione e dello Sviluppo

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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.