Punti chiave:
- Cos’è: la dialisi è una terapia che sostituisce le funzioni dei reni, quando questi sono compromessi all’85-90%;
- A cosa serve: lo scopo della dialisi è quello di garantire l’equilibrio delle sostanze nel sangue, rimuovendo le scorie e i liquidi in eccesso in modo artificiale;
- Quanto dura: la durata del trattamento dipende dal tipo di dialisi e varia da 30-40 minuti a seduta (dialisi peritoneale) fino a circa 4 ore (emodialisi);
- Quando la si fa: la dialisi viene indicata quando è in corso un’insufficienza renale, che può essere temporanea, oppure cronica, richiedendo in un periodo successivo un trapianto di rene;
- Perché: questo trattamento è fondamentale in determinati pazienti per evitare l’accumulo fatale di tossine e liquidi nel sangue.
Cos’è la dialisi
La dialisi è una terapia che sostituisce il lavoro dei reni quando questi non riescono più a filtrare il sangue in modo efficace. I reni, infatti, eliminano tossine, regolano i liquidi e mantengono l’equilibrio dei sali minerali. Quando questa funzione viene meno, il corpo accumula sostanze dannose.
Come funziona la dialisi? Attraverso un processo di filtrazione artificiale che rimuove scorie e liquidi in eccesso, migliorando sintomi come nausea, affanno e stanchezza.
Quando fare la dialisi dipende dal livello di funzionalità renale e dai sintomi, come indicato dalle linee guida della Società Italiana di Nefrologia (SIN). Non va vissuta come una condanna, ma come un modo per restituire equilibrio al corpo e migliorare la qualità della vita.
Perché si fa la dialisi? Il ruolo vitale dei tuoi reni
I reni svolgono un lavoro silenzioso ma fondamentale: filtrano ogni giorno grandi quantità di sangue, eliminando tossine e regolando acqua, sodio, potassio e altri elettroliti. Quando questa funzione si riduce in modo importante, il corpo non riesce più a mantenere il proprio equilibrio interno. È in questo momento che si introduce la dialisi.
La terapia prescritta dal medico nefrologo serve quindi a sostituire una funzione vitale, non a curare direttamente la causa della malattia renale. Senza questo supporto, l’accumulo di sostanze tossiche può provocare sintomi importanti come nausea persistente, difficoltà respiratoria e affaticamento. Iniziare la dialisi significa quindi permettere all’organismo di tornare a funzionare in modo più stabile e controllato, riducendo i sintomi dell’insufficienza renale.
Quando i reni smettono di filtrare: l’insufficienza renale cronica
L’insufficienza renale cronica è una condizione in cui i reni perdono progressivamente la capacità di filtrare il sangue. Questo processo può durare anni e spesso è legato a malattie come diabete, ipertensione o patologie renali specifiche.
Nelle fasi iniziali potresti non accorgerti che sia già in atto, perché i sintomi spesso risultano assenti o poco evidenti, ma con il tempo possono comparire stanchezza, gonfiore, nausea e difficoltà respiratoria.
Quando la funzione renale scende sotto la soglia del 15%, stabilita dalle linee guida della SIN, si valuta quando fare la dialisi. Non è una decisione improvvisa, ma il risultato di un monitoraggio attento. La dialisi, infatti, ci permette di controllare i sintomi e migliorare la qualità della vita, evitando complicanze legate all’accumulo di tossine nel sangue.
In cosa consiste la dialisi? I due percorsi possibili
Capire come funziona la dialisi aiuta a ridurre la paura iniziale. Devi sapere che esistono due principali modalità di trattamento: emodialisi e dialisi peritoneale. Entrambe hanno lo stesso obiettivo, cioè filtrare il sangue e rimuovere le sostanze di scarto, ma lo fanno in modo diverso.
L’emodialisi utilizza una macchina esterna che filtra il sangue attraverso un circuito di agocannule, spesso posizionate sullo stesso braccio.
La dialisi peritoneale, invece, sfrutta il peritoneo (una membrana che avvolge gli organi dell’addome) come filtro interno, facendo uscire le scorie attraverso un catetere permanente sotto all’ombelico.
La scelta tra i due dipende da diversi fattori, tra cui lo stato di salute, lo stile di vita e le preferenze del paziente. Secondo ANED (Associazione Nazionale Emodializzati), entrambe le opzioni possono garantire una buona qualità di vita se ben gestite.
L’emodialisi: come funziona
L’emodialisi è la forma più conosciuta di trattamento e quella più utilizzata in Italia, che funziona in questo modo:
- Attraverso un ago cannula e un sistema a pompa, si preleva il sangue del paziente, che entra in una macchina esterna;
- Il dializzatore (il macchinario esterno) utilizza un filtro artificiale per raccogliere le scorie presenti nel sangue e i liquidi in eccesso;
- Il sangue depurato torna nel corpo del paziente attraverso un altro ago cannula, generalmente inserito nello stesso braccio.
La procedura viene solitamente eseguita in ospedale o in centri specializzati, sotto la supervisione di personale sanitario. Anche se inizialmente può sembrarti complessa, molti pazienti si abituano alla routine e riescono a integrarla serenamente nella propria vita.
L’emodialisi rappresenta una tecnologia che, pur richiedendo tempo e organizzazione, ti consente di mantenere un buon equilibrio metabolico e ridurre i sintomi dell’insufficienza renale.

Quanto dura e ogni quanto si fa? I tempi della terapia
Uno dei dubbi più frequenti riguarda la durata dialisi. Il trattamento segue schemi abbastanza regolari, ma può essere adattato alle tue esigenze. In generale, la dialisi richiede una pianificazione precisa, che diventa parte della routine settimanale.
Come abbiamo anticipato, le tempistiche variano in base al tipo di dialisi; quella peritoneale, infatti, dura in media 30-40 minuti, ma deve essere effettuata anche 4 volte al giorno. Il vantaggio è che può essere eseguita anche a casa.
È importante sapere che, anche se richiede tempo, la dialisi permette di controllare sintomi molto invalidanti. Sono in molti, infatti, a notare un miglioramento significativo del benessere generale dopo l’inizio della terapia. Con il supporto del team medico, è possibile organizzare le sedute in modo compatibile con la vita quotidiana.
La routine in ospedale: le classiche 4 ore per 3 volte a settimana
Nel caso dell’emodialisi tradizionale, la terapia viene eseguita generalmente 3 volte a settimana, con sedute della durata di circa 4 ore. Questo schema è quello più diffuso nei centri dialisi. Durante il trattamento, il paziente può leggere, ascoltare musica o riposare.
Anche se può sembrare impegnativo, molte persone riescono a organizzare il proprio tempo e mantenere una buona qualità di vita. Con il tempo, la routine diventa per te più familiare e meno pesante da affrontare.
La flessibilità della domiciliare: la dialisi notturna
La dialisi domiciliare, possibile con la terapia peritoneale, rappresenta un’alternativa più flessibile, soprattutto per chi desidera maggiore autonomia. In alcuni casi è possibile effettuare la dialisi durante la notte, mentre si dorme, utilizzando apparecchiature specifiche.
Questa modalità permette di liberare le ore del giorno e di mantenere una vita lavorativa e sociale più attiva.
La dialisi notturna, inoltre, può essere più delicata e continua, migliorando il benessere generale. Dobbiamo, però, tener presente che richiede una formazione adeguata e un ambiente domestico adatto, compresi gli strumenti per eliminare le scorie dall’addome.

Si può guarire dalla dialisi? Facciamo chiarezza
La risposta alla domanda “Si può guarire dalla dialisi?” dipende molto dalla causa del malfunzionamento dei reni.
Come abbiamo anticipato, la dialisi non è una cura definitiva, ma una terapia sostitutiva che permette di vivere anche quando i reni non funzionano più.
Detto ciò, esistono situazioni in cui la dialisi è temporanea. Per esempio, nel caso di un danno renale acuto, come infezioni sistemiche, ipertrofia prostatica, ostruzioni da calcoli o disidratazione grave, la funzione renale può essere recuperata nel tempo. In queste situazioni la dialisi sostituisce temporaneamente la funzione dei reni, fino alla loro completa ripresa.
Diverso è il caso dell’insufficienza renale cronica, in cui il danno ai reni è permanente, in quanto causato da un progressivo deterioramento dei tessuti in concomitanza con altre malattie croniche, come il diabete e l’ipertensione.
La dialisi come “ponte” verso il trapianto di rene
Per molti pazienti la dialisi rappresenta un ponte verso il trapianto di rene, che è considerato il trattamento più completo per l’insufficienza renale avanzata. Il trapianto permette di sostituire il tuo rene malato con uno funzionante, eliminando la necessità della dialisi.
Nel frattempo, la dialisi consente di mantenere il proprio corpo in equilibrio e di arrivare al trapianto nelle migliori condizioni possibili. Questo aspetto è importante: la dialisi non è un punto di arrivo, ma spesso una fase di passaggio verso una soluzione più definitiva.
La vita in dialisi: lavoro, viaggi e sport
Una delle paure più grandi è perdere la propria autonomia e la libertà di condurre una vita normale, facendo anche ciò che ci piace.
In realtà molte persone in dialisi continuano a lavorare, viaggiare e praticare attività fisica. Con una buona organizzazione è possibile persino programmare viaggi all’estero, grazie ad una rete internazionale di centri dialisi, indicata sul sito dell’ANED.
Per quanto riguarda lo sport, l’attività fisica leggera è spesso consigliata, perché aiuta a mantenere il tono muscolare e il benessere generale. Una buona camminata, infatti, oltre ad avere un impatto positivo sul fisico, aiuta anche a ridurre lo stress e stati d’ansia.
Anche il lavoro può essere compatibile con la terapia, soprattutto con soluzioni flessibili come la dialisi domiciliare.
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Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre uno specialista.
Domande frequenti sulla Dialisi (FAQ)
Cosa vuol dire fare la dialisi?
Significa sottoporre il proprio sangue a un processo di pulizia artificiale. Quando i reni non filtrano più le scoriecome l’urea e la creatinina) e i liquidi in eccesso, la dialisi interviene come un rene vicario. Può avvenire tramite una macchina esterna che pulisce il sangue (emodialisi) o usando una membrana naturale all’interno del tuo addome (dialisi peritoneale).
Quali sono i rischi di chi fa la dialisi?
Sebbene sia una procedura sicura e super collaudata, non è priva di effetti collaterali. I rischi più comuni includono:
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cali di pressione (ipotensione): possono causare nausea e vertigini durante la seduta.
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infezioni: specialmente nel punto di accesso (la fistola o il catetere).
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crampi muscolari: dovuti alla rimozione rapida di liquidi e sali.
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problemi cardiovascolari: il cuore è sottoposto a un carico di lavoro maggiore.
Chi fa la dialisi che malattia ha?
La condizione di base è l’Insufficienza Renale Cronica (IRC) allo stadio terminale (Stadio 5). Le cause che portano i reni a smettere di funzionare sono varie, ma le più frequenti in Italia sono il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa non controllata e le malattie genetiche come il rene policistico.
Chi fa la dialisi può avere una vita normale?
La parola “normale” cambia definizione, ma la risposta è assolutamente sì. Molti pazienti continuano a lavorare, viaggiare e fare sport leggero. La dialisi non è la fine della libertà, ma lo strumento che permette di riaverla, eliminando sintomi invalidanti come l’affanno e l’estrema stanchezza.
Chi fa la dialisi non urina più?
Non necessariamente. Molti pazienti conservano quella che i medici chiamano diuresi residua, ovvero continuano a produrre urina, anche se quest’ultima non contiene più le scorie che dovrebbe eliminare. Con il passare degli anni in trattamento, però, è comune che la quantità di urina diminuisca fino a sparire del tutto.
Qual è l’età massima per la dialisi in Italia?
Non esiste un limite di età legale o clinico. Se un paziente di 90 anni è in condizioni generali che permettono di trarre beneficio dal trattamento, ha lo stesso diritto di accesso alla dialisi di un giovane. La scelta viene fatta dal nefrologo insieme alla famiglia, valutando il bilancio tra benefici e fragilità del paziente.
Fonti
- User, S. (2018, February 28). Dialisi.
- Malkina, A. (2025, July 21). Malattia renale cronica. Manuali MSD Edizione Professionisti.
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- Aned, & Aned. (2026, March 12). Dialisi Peritoneale Domiciliare: un approccio innovativo per la salute e la sostenibilità | ANED. ANED | Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi E Trapianto APS.
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Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2026