In 60 secondi
- Quanti giorni: hai diritto a giorni di permesso illimitati per ogni malattia di ogni figlio, fino al compimento dei 3 anni.
- Chi paga: l’assenza non è retribuita dall’INPS (salvo condizioni migliori nel tuo CCNL), ma garantisce i contributi figurativi per la pensione.
- Come fare: il pediatra deve inviare un certificato telematico all’INPS; tu dovrai solo avvisare il datore di lavoro.
- Visite fiscali: per la malattia del bambino non sono previste fasce di reperibilità o controlli domiciliari al genitore.
Come funzionano i permessi per la malattia del figlio
Il diritto di astenersi dal lavoro per curare un figlio malato è sancito dal D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico sulla maternità e paternità). Tale normativa riconosce che la salute del minore è un bene prioritario e che la presenza dei genitori è parte integrante del percorso di cura. Non si tratta di un favore concesso dall’azienda, ma di un diritto del lavoratore dipendente che può essere esercitato ogni volta che le condizioni di salute del bambino lo rendano necessario.
I diritti e il limite dei 3 anni
Entrambi i genitori hanno diritto a usufruire di questi permessi in modo alternativo, garantendo una gestione flessibile degli impegni professionali. La soglia dei tre anni è clinicamente e normativamente fondamentale: i cosiddetti primi mille giorni rappresentano una fase delicatissima in cui il bambino costruisce la propria memoria immunologica.
Durante questo periodo, il sistema immunitario è impegnato in un costante addestramento per imparare a distinguere tra agenti innocui e patogeni; per questo motivo, le assenze dal nido sono fisiologicamente molto frequenti. Consapevole di questa necessità biologica, lo Stato concede permessi illimitati fino ai 3 anni, mentre dai 3 agli 8 anni il limite scende drasticamente a soli 5 giorni lavorativi all’anno per ciascun genitore.
La questione economica: quanto è retribuita la malattia del bambino
Affrontare la malattia di un figlio comporta spesso un impatto economico. È bene essere diretti: nella maggior parte dei casi, la malattia del bambino non prevede alcuna retribuzione o indennità economica a carico dell’INPS. Questo significa che i giorni di assenza risulteranno non retribuiti in busta paga, pur garantendo la piena conservazione del posto di lavoro e la maturazione dell’anzianità di servizio.
Eccezioni e miglior favore
Esistono tuttavia delle eccezioni legate alla contrattazione collettiva che possono variare in base al settore di appartenenza. Alcuni CCNL (come quello del pubblico impiego) prevedono che i primi 30 giorni all’anno siano retribuiti al 100% fino ai 3 anni del bambino. Sebbene la busta paga possa risentirne, lo Stato tutela il tuo futuro: per questi periodi di congedo è previsto l’accredito dei contributi figurativi, assicurando che la cura dei figli non penalizzi l’importo della tua pensione.
Ecco le situazioni più comuni in cui sono previste condizioni di miglior favore:
- Pubblico impiego: per i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, i primi 30 giorni di assenza all’anno (fino ai 3 anni del bambino) sono solitamente retribuiti al 100%. Si tratta dell’eccezione più significativa e vantaggiosa.
- Settore bancario e assicurativo: molti contratti di questo comparto prevedono integrazioni economiche o permessi retribuiti aggiuntivi per la cura dei figli malati, riconoscendo l’importanza del bilanciamento vita-lavoro.
- Contrattazione di secondo livello: in molte aziende medio-grandi esistono accordi integrativi (aziendali o territoriali) che possono prevedere un’indennità economica per i giorni di malattia del figlio o la possibilità di convertire questi giorni in smart working agevolato.
- Malattia durante le ferie: se tuo figlio si ammala mentre sei in ferie, la presentazione del certificato medico sospende il conteggio dei giorni di vacanza. In questo modo, le ferie non vengono consumate per la cura, ma restano a tua disposizione per il futuro.
- Anzianità e scatti: in quasi tutti i contratti, il periodo di malattia del bambino viene conteggiato ai fini dell’anzianità di servizio. Questo significa che, anche se non vieni pagato, l’assenza non rallenta la tua progressione di carriera o la maturazione degli scatti di stipendio.
- Tredicesima e quattordicesima: a seconda del CCNL, questi periodi possono concorrere o meno alla maturazione delle mensilità aggiuntive. È un dettaglio tecnico che può fare la differenza nel calcolo del premio annuale.
Le condizioni economiche possono variare sensibilmente: fa sempre fede il CCNL applicato e gli eventuali accordi aziendali o territoriali.
La procedura pratica: come richiedere il permesso
Per attivare correttamente il permesso ed evitare contestazioni, è necessario seguire un iter digitale preciso che coinvolge il pediatra e l’ente previdenziale. Di seguito trovi i passaggi necessari per completare correttamente la richiesta:
- Visita pediatrica: contatta il pediatra di libera scelta per la valutazione clinica
- Invio telematico: assicurati che il medico invii il certificato all’INPS come malattia del figlio
- Comunicazione aziendale: avvisa tempestivamente il datore di lavoro dell’assenza
- Verifica protocollo: controlla il numero di protocollo del certificato sul portale INPS (tramite SPID o CIE)
- Giustificazione: fornisci il numero di protocollo all’azienda se richiesto per la gestione amministrativa

Sezione pediatria: gestire la malattia a casa senza stress
Dal punto di vista clinico, le malattie nei primi tre anni sono espressione di un processo di omeostasi, ovvero la condizione di equilibrio interno che la cellula cerca di mantenere nonostante gli stress ambientali. La febbre è spesso il segnale che il sistema immunitario sta reagendo correttamente contro batteri piogeni, ovvero generatori di pus come lo streptococco, o contro agenti virali.
Come distinguere virus e batteri
Distinguere i sintomi non è sempre facile per un occhio non esperto: se hai dubbi, puoi parlare con un pediatra per una valutazione professionale immediata. Per orientarti inizialmente, puoi consultare questa tabella comparativa:
| Sintomo | Infezione virale | Infezione batterica (Streptococco) |
| Tosse e rinite | Molto frequenti | Solitamente assenti |
| Gola (faringe) | Arrossata, a volte con vescicole | Molto dolente, spesso con placche |
| Linfonodi | Leggermente gonfi | Ingrossati e dolenti al tatto |
| Esordio | Spesso graduale | Spesso improvviso con febbre alta |
Questa distinzione è puramente orientativa e non sostituisce la valutazione clinica del pediatra.
Sicurezza d’organo e gestione dei farmaci
Nella gestione della febbre o della faringodinia (mal di gola), è fondamentale prestare attenzione al profilo di sicurezza dei farmaci utilizzati. Se il medico prescrive il paracetamolo, il dosaggio deve seguire rigorosamente il peso corporeo del bambino e non l’età cronologica. Questa accortezza è vitale per proteggere il fegato che agisce come organo emuntore principale, cioè responsabile dello smaltimento dei farmaci; un dosaggio errato potrebbe sovraccaricare l’organo, causando tossicità epatica evitabile.
Il peso dello stress: quando il figlio è sempre malato
Essere il caregiver principale di un bambino costantemente malato attiva una risposta fisiologica allo stress che va ben oltre la semplice stanchezza. Il rilascio prolungato di cortisolo (l’ormone dello stress) agisce come un potente immunosoppressore nel corpo del genitore, riducendo l’attività delle cellule Natural Killer, specializzate nella difesa contro virus e batteri.
Esiste inoltre un profondo ponte psicosomatico tra genitore e figlio: uno stress elevato nel caregiver può, per riflesso biochimico e comportamentale, influenzare negativamente i tempi di recupero del bambino, rendendo la guarigione più lenta. Se senti che la gestione del triplo lavoro (casa, ufficio, cura) sta superando le tue risorse, parlarne con un terapeuta esperto in supporto alla genitorialità può aiutarti a ritrovare l’equilibrio.
Quando consultare il medico
Secondo le linee guida ufficiali, esistono segnali d’allarme che richiedono un consulto pediatrico o l’accesso al pronto soccorso senza indugi:
- Febbre superiore a 38°C in bambini con meno di 3 mesi di vita.
- Difficoltà respiratoria evidente, come rientramenti al giugulo o addominali.
- Sonnolenza estrema o evidente difficoltà a risvegliare il bambino.
- Vomito persistente che impedisce una corretta idratazione.
- Comparsa di macchie cutanee rosso-viola (petecchie) che non scompaiono se premute con un bicchiere di vetro trasparente; questa manovra, chiamata vitropressione, serve a distinguere una semplice irritazione da un’emorragia capillare sottocutanea che richiede immediata attenzione medica.
Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre uno specialista.
Domande frequenti sull’esenzione per malattia del bambino (FAQ)
Esistono le visite fiscali per la malattia del bambino?
No, il genitore non è soggetto a fasce di reperibilità perché il malato è il bambino. Il genitore deve essere libero di uscire per visite o necessità legate alla guarigione del piccolo.
Cosa succede se il bambino si ammala durante le mie ferie?
La malattia del bambino regolarmente documentata interrompe il godimento delle ferie, che possono essere recuperate o spostate in un secondo momento.
Quanti giorni all’anno ho a disposizione?
Fino ai 3 anni i giorni sono illimitati per ogni figlio. Dai 3 agli 8 anni il limite scende a 5 giorni lavorativi all’anno per ciascun genitore.
Posso usare la malattia del figlio anche per visite o esami?
Sì. È possibile usarla anche per visite specialistiche, esami o ricoveri, se il medico certifica la necessità della presenza del genitore.
Devo fare domanda all’INPS?
No. È sufficiente il certificato telematico del pediatra e la comunicazione al datore di lavoro.
Serve il certificato ogni giorno?
No. Un solo certificato copre tutto il periodo indicato dal medico.
Il datore di lavoro può rifiutare il permesso?
No. È un diritto previsto dalla legge, non soggetto ad autorizzazione aziendale.
Fonti
- Congedo per malattia del figlio | Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. (n.d.). https://www.lavoro.gov.it/sportello-unico-digitale/termini-e-condizioni-di-impiego/congedo-malattia-del-figlio
- Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151. Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53. (2001, 26 aprile). Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, n. 96. https://presidenza.governo.it/USRI/magistrature/norme/dlvo151_2001_n.pdf
Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2026