Acufene sintomi, cause e trattamenti

L’acufene o tinnito è un disturbo, temporaneo o cronico, che colpisce milioni di persone. Può influenzare notevolmente la qualità della vita e il benessere psicologico.

In questa guida esploreremo le origini del fenomeno e le strategie per gestirne i sintomi, fornendo un supporto completo per chi cerca sollievo e una maggiore comprensione di questa condizione complessa.

In 60 secondi

  • Cos’è: percezione di ronzii o fischi in assenza di stimoli sonori esterni.

  • Cause: spazia da problemi uditivi (cerume, otiti) a fattori neurologici complessi.

  • Impatto: forte correlazione con ansia, stress e disturbi del sonno.

  • Diagnosi: si basa su visite otorinolaringoiatriche e test standardizzati come il THI.

  • Soluzioni: TRT (Tinnitus Retraining Therapy), apparecchi acustici e supporto psicologico.

Cos’è l’acufene?

L’acufene o tinnito consiste in un rumore, ad esempio un sibilo, un fischio o un ronzio, che viene percepito anche in assenza di uno stimolo esterno. 

Sintomi dell’acufene

L’acufene non è una vera e propria patologia, quanto piuttosto il sintomo di patologie pregresse che possono interessare la zona dell’orecchio e/o malattie neurologiche.

Può riguardare

  • un solo orecchio (si parla in tal caso di acufene unilaterale)
  • entrambe le orecchie (e si parla di acufene bilaterale).

L’acufene non è solo una condizione che interessa la salute fisica, perché può avere gravi conseguenze anche sul piano psicoemotivo, oltre che indicare possibili problematiche a livello neurologico.

Non di rado, chi soffre di acufene testimonia gravi disagi e compromissione della qualità della vita, causata dai continui fastidi che il disturbo può causare nell’ambito della vita quotidiana, professionale e relazionale.

Impatto sulla salute mentale e benessere emotivo

L’acufene può avere conseguenze sul piano psicoemotivo, essendo causa di ansia, stress, attacchi di panico, sbalzi d’umore, irritabilità, aggressività. La sintomatologia ansiosa, può da un lato essere legata alla natura neurologica del disturbo; e, dall’altro, alle conseguenze che l’acufene ha sulla vita quotidiana del paziente.

Non di rado, le persone anziane che soffrono del disturbo hanno bisogno di un supporto saltuario da parte di un caregiver, che può accompagnare il familiare/paziente a sostenere le visite mediche e psicologiche del caso.

Ricordiamo che anche i caregiver possono sperimentare sensazioni di ansia e burnout (si parla proprio di burnout dei caregiver) nell’affrontare questa e altre situazioni di supporto, e che dovrebbero disporre di un aiuto psicologico professionale e personalizzato.

Puoi cercare un aiuto psicologico anche online, ad esempio grazie alla presenza di centri medici autorizzati come Serenis, dove puoi trovare più di 3.000 psicoterapeuti per affrontare le conseguenze di questa condizione.

Classificazione: dalle forme acute alla cronicizzazione

Esistono diverse forme di acufene, categorizzate secondo l’arco temporale in cui si presenta il disturbo. Esistono:

  • una condizione acuta, che riguarda quei disturbi che persistono per almeno 3 mesi;
  • una forma subacuta, in cui il disturbo si presenta per un tempo variabile dai 3 ai 6 mesi;
  • una forma cronica, che può persistere per più di 6 mesi e potenzialmente con durata indefinita.

Si categorizza il disturbo anche indagando la causa e la percezione del rumore/fischio/sibilo. Possiamo così identificare un acufene neurologico, il più delle volte causato da specifiche sindromi che vanno anche ad alterare il sistema vestibolare responsabile dell’equilibrio; un acufene soggettivo, in cui la percezione del rumore è giustificata da un forte trauma acustico; e un acufene somatico, che si associa a problematiche sul piano sensoriale che possono accompagnare o causare l’acufene stesso.

Cause di acufene

Perché si sentono rumori improvvisi?

L’acufene è un sintomo, piuttosto che una patologia, e può darsi come conseguenza di alcune condizioni pregresse che interessano l’orecchio o la zona cerebrale. A seconda della causa pregressa, muta anche la fenomenologia dell’acufene, che può consistere in un rumore continuativo o intermittente, di debole o forte intensità.

Tra queste condizioni, la principale è la compromissione delle reti neurali e di altre componenti responsabili della valutazione sensoriale (tra cui il nucleo accumbens, regione del prosencefalo).

Quando queste aree sono compromesse, l’organismo non è in grado di organizzare e valutare le sensazioni esterne, potendo così portare alla comparsa di acufene. La medesima area interessata nella sintomatologia, cioè il nucleo accumbens, gioca anche un ruolo fondamentale nell’insorgere di problematiche emotive come ansia e depressione. Non di rado, allora, l’acufene si presenta in comorbidità con queste psicopatologie.

Tra le altre condizioni che possono causare acufene, compaiono:

  • problemi all’udito;
  • disturbi delle articolazioni;
  • traumi cranici;
  • tumori benigni del nervo acustico;
  • cambi di pressione;
  • patologie pregresse come otiti;
  • abuso di farmaci con effetti collaterali sull’udito;
  • esposizione traumatica a stimoli sonori;
  • Cerume.

Diagnosi di acufene

Iter diagnostico e il test THI

La diagnosi ha inizio con una visita da un medico specializzato, che si occupa di indagare la storia clinica del paziente al fine di ottenere un quadro generale della sua condizione medica. In seguito, viene somministrato un questionario composto da 25 domande che rendono possibile la diagnosi di acufene.

Per diagnosticare l’acufene o tinnito è necessaria una visita otorinolaringoiatrica con esame audiometrico per capire le possibili cause ed escludere un problema otologico. In aggiunta, si potranno eseguire ulteriori accertamenti mirati a verificare la presenza di altre patologie.

Spesso, essendo una condizione soggettiva, l’acufene non può essere misurato con test diagnostici e il medico si basa su racconti e testimonianze del paziente per escludere altre patologie di cui l’acufene è solo un sintomo.

Il Dott Berthold Langguth, insieme ai suoi colleghi dell’Università di Ratisbona in Germania, ha messo a punto un metodo spiegato nello studio “Valutazione dell’acufene mediante questionari standardizzati self-report: Proprietà psicometriche del Tinnitus Questionnaire (TQ), del Tinnitus Handicap Inventory (THI) e delle loro versioni brevi in un campione internazionale e multilingue”.

Il test più utilizzato, ad oggi, è il Tinnitus Handicap Inventory (THI), composto appunto da 25 domande relative alla sintomatologia tipica dell’acufene. Il paziente che si sottopone al test prende punti a seconda della risposta che dà e del suo valore:

  • Sì – 4 punti
  • Qualche volta – 2 punti
  • No – 0 punti

Le domande poste sono, ad esempio:

  • Vivi una situazione di frustrazione a causa del tuo acufene?
  • Pensi di essere irritabile a causa dell’acufene?
  • Ti senti stanco per colpa dell’acufene?
  • Peggiora nei momenti in cui ti senti maggiormente stressato?
  • Soprattutto a causa della sua intensità, ti provoca difficoltà a comprendere le parole?
  • Ti rende infelice?
  • Ti crea problemi di confusione mentale?

Vengono poi sommati i punteggi di tutte le risposte e viene definito un grado:

  1. lievissimo (THI < 16), viene percepito solo in un ambiente silenzioso;
  2. lieve (THI 18-36), che determina occasionalmente turbe del sonno;
  3. moderato (THI 38-56), che viene percepito anche in mezzo al rumore;
  4. severo (THI 58-76), che causa interferenze con il sonno e le attività quotidiane;
  5. catastrofico (THI 78-100), che rende impossibile svolgere una vita normale.

Approcci terapeutici e riabilitazione

Dopo la diagnosi, ha inizio il trattamento vero e proprio, che può consistere in:

  • riabilitazione acustica;
  • apparecchi acustici;
  • terapia cognitivo-comportamentale per la gestione del disturbo e dei relativi sintomi ansiogeni;
  • altri interventi.

La terapia cognitivo-comportamentale, per esempio, può indurre il paziente in stati di profondo rilassamento, insegnandogli a controllare lo stimolo sensoriale e/o a modificare la risposta dell’organismo allo stimolo stesso.

Anche i procedimenti di ipnosi risultano ad oggi utili nel trattamento dell’acufene, affiancati da terapie mediche atte a contrastare la causa organica (se è presente) del disturbo.

Generalemente l’acufene viene trattato andando a risolvere la patologia di cui è sintomo e che l’ha scatenato.

Oggi i principali rimedi sono:

  • La Tinnitus Retraining Therapy o TRT;
  • Trattamenti farmacologici;
  • trattamenti che mirano alla risoluzione dell’idrope cocleare, efficaci solo quando questa è la causa dell’acufene.

La TRT è una tecnica di trattamento e gestione dell’acufene a livello conscio e subconscio che si fonda sul concetto di sound habituation. Mediante una stimolazione acustica questa tecnica ha l’obiettivo di modificare la percezione uditiva da parte del cervello confondendo il ronzio con altri rumori bianchi.

Quanto dura l’acufene?

Se i sintomi non migliorano entro i primi mesi, l’acufene potrebbe durare anche per moltissimo tempo. Soprattutto se non si riesce ad individuare una terapia adeguata.

L’acufene può, in questi casi, diventare cronico o ripresentarsi periodicamente anche a distanza di anni dalla prima volta.

Salute e benessere in azienda

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Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre uno specialista.

 

Domande frequenti sull’acufene (FAQ)

A cosa è dovuta l’acufene?

Le cause principali dell’acufene includono la compromissione delle reti neurali (nucleo accumbens), problemi all’udito, traumi cranici, cerume, otiti, esposizione a forti rumori, stress o abuso di certi farmaci.

Acufene può passare da solo?

L’acufene può essere temporaneo, ma se i sintomi non migliorano entro i primi mesi, può diventare cronico (oltre i 6 mesi) o ripresentarsi periodicamente a distanza di anni, rendendo necessaria una terapia adeguata.

 

Fonti

  • Langguth, B., Bulla, J., Fischer, B., Baurecht, H., Schecklmann, M., Marcrum, S. C., & Vielsmeier, V. (2023). Tinnitus is marginally associated with body mass index, heart rate and arterial blood pressure: results from a large clinical sample. Journal of Clinical Medicine12(9), 3321.
  • Zeman et al.: Tinnitus assessment by means of standardized self-report questionnaires: Psychometric properties of the Tinnitus Questionnaire (TQ), the Tinnitus Handicap Inventory (THI), and their short versions in an international and multi-lingual sample. Health and Quality of Life Outcomes 2012 10:128.


Agnese Cannistraci

Agnese Cannistraci
Psicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis

Leggi la biografia

Dopo la laurea in Psicologia Clinica a Roma, mi sono specializzata in Gruppoanalisi e ho conseguito certificazioni in Psicodiagnostica Giudiziaria e Clinica, Tecniche Psicodrammatiche e Formazione alle Dinamiche Istituzionali. Credo che nel mio lavoro sia fondamentale generare uno spazio relazionale in cui la persona si senta vista e ascoltata, sia dal terapeuta che da se stessa, motivo per cui ho svolto un master in Sustainability Management, con l’intento di integrare gli aspetti clinici con un approccio volto alla promozione di benessere e sostenibilità individuali, organizzativi e sociali.