Punti chiave sulla dissenteria
- Cos’è: infezione intestinale che causa diarrea frequente, spesso con muco o sangue, dolori addominali e tenesmo (falsa urgenza di evacuare).
- Cause principali: batteri come Shigella, Salmonella o Campylobacter, oppure il parassita Entamoeba histolytica (dissenteria amebica).
- Cosa mangiare: cibi leggeri e facilmente digeribili (riso, patate lesse, banane, mele cotte), evitando grassi, fritti, latticini e caffeina.
- Cosa prendere: soprattutto liquidi e sali minerali con soluzioni reidratanti orali; farmaci specifici solo su indicazione medica.
- Cosa fare: priorità assoluta alla reidratazione, riposo, igiene delle mani rigorosa per evitare il contagio ad altri.
- Quando preoccuparsi: sangue nelle feci, febbre alta, disidratazione, sintomi che durano oltre 48 ore o si manifestano in bambini piccoli.
Il termine “dissenteria” viene spesso usato nel linguaggio comune come sinonimo di diarrea, ma dal punto di vista medico indica qualcosa di più preciso: una forma infettiva più severa, caratterizzata da evacuazioni frequenti, spesso con muco e sangue, dolori addominali e febbre. A livello globale l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima decine di milioni di casi ogni anno, legati soprattutto a scarse condizioni igienico-sanitarie e all’ingestione di acqua o cibo contaminati.
Vediamo cosa significa esattamente questa parola, come riconoscerla, cosa mangiare (e cosa evitare) e quando è il caso di rivolgersi al medico invece di gestirla in autonomia.

Cosa significa dissenteria
La dissenteria non è, in senso stretto, una malattia unica, ma una sindrome clinica: si parla di dissenteria quando la diarrea si associa a due elementi caratteristici, il muco/sangue nelle feci e il tenesmo rettale, cioè la sensazione dolorosa di dover evacuare anche quando l’intestino è già vuoto. Questo la distingue da una diarrea “semplice”, più acquosa e senza queste componenti infiammatorie.
Esistono due forme principali:
- Dissenteria bacillare, causata soprattutto da batteri del genere Shigella (shigellosi) e, più raramente, da altri patogeni come Salmonella o Campylobacter: è la forma più comune nei paesi sviluppati, di solito autolimitante.
- Dissenteria amebica, causata dal parassita Entamoeba histolytica, più frequente nelle aree tropicali con scarse condizioni igienico-sanitarie e spesso associata ai viaggi.
Come ci si contagia e chi è più a rischio
La trasmissione avviene quasi sempre per via oro-fecale: attraverso mani non lavate dopo essere andati in bagno, cibo o acqua contaminati, o il contatto ravvicinato con una persona infetta. Bastano pochissimi batteri di Shigella, anche solo 10-100 microrganismi, per scatenare la malattia, il che spiega la sua elevata contagiosità nei contesti familiari, negli asili nido e nelle comunità con servizi igienici inadeguati.
Alcuni gruppi sono più esposti al rischio di forme severe:
- bambini piccoli, soprattutto sotto i 2 anni: la diarrea nei bambini va monitorata con particolare attenzione perché il rischio di disidratazione e di convulsioni febbrili è più alto;
- persone anziane, per una minore riserva fisiologica di fronte alla perdita di liquidi;
- persone immunocompromesse, nelle quali l’infezione può avere un decorso più lungo e complicato;
- viaggiatori diretti in aree con condizioni igienico-sanitarie precarie, dove circolano più facilmente Shigella, Salmonella o Entamoeba histolytica.
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Come viene diagnosticata la dissenteria
La diagnosi si basa sull’anamnesi (compresi eventuali viaggi recenti) e su un esame di laboratorio delle feci, la coprocoltura, che permette di identificare con precisione il batterio o il parassita responsabile. In alcuni centri si utilizzano oggi anche test molecolari più rapidi, in grado di affiancare la coltura tradizionale e velocizzare la scelta della terapia più adatta, soprattutto quando si sospetta una resistenza agli antibiotici.
Sintomi principali
I sintomi della dissenteria, oltre alla diarrea frequente, comprendono tipicamente:
- Feci liquide con sangue o muco;
- Dolori addominali crampiformi, spesso intensi;
- Tenesmo rettale, cioè lo stimolo doloroso e frequente a evacuare;
- Febbre, talvolta elevata, soprattutto nei bambini;
- Nausea e, in alcuni casi, vomito;
- segni di disidratazione: bocca secca, sete intensa, minzione ridotta, stanchezza marcata.

Dissenteria o semplice diarrea? Le differenze
Non tutti gli episodi di scariche frequenti sono dissenteria: la distinzione clinica è importante perché cambia anche l’approccio terapeutico.
| Diarrea comune | Dissenteria |
|---|---|
| Feci acquose, senza sangue | Feci con muco e/o sangue |
| Dolore addominale lieve o assente | Dolori crampiformi spesso intensi |
| Nessun tenesmo rettale | Tenesmo rettale (falso bisogno di evacuare) |
| Spesso da virus (es. rotavirus) o alimenti | Più spesso da batteri (Shigella, Salmonella) o parassiti |
Cosa prendere in caso di dissenteria
Il primo e più importante intervento non è un farmaco, ma la reidratazione: la perdita di liquidi e sali minerali con le scariche frequenti può portare rapidamente a disidratazione, soprattutto nei bambini e negli anziani.
Soluzioni reidratanti orali
Le soluzioni reidratanti orali (ORS), disponibili in farmacia, contengono la giusta proporzione di acqua, sali (sodio, potassio) e glucosio per favorire l’assorbimento intestinale dei liquidi. Sono la prima linea di trattamento raccomandata, soprattutto nei bambini, e vanno preferite alla semplice acqua nei casi più marcati.
Il ruolo (limitato) dei farmaci antidiarroici
Nella dissenteria vera e propria, a differenza di una diarrea semplice, i farmaci antidiarroici che rallentano la motilità intestinale sono generalmente sconsigliati: rallentando il transito, possono trattenere più a lungo l’agente infettivo nell’intestino e, in alcuni casi, aggravare il quadro clinico. La scelta della terapia va sempre discussa con il medico.
Quando serve l’antibiotico
Un antibiotico è indicato solo nelle forme moderate o gravi, nei pazienti immunocompromessi o quando gli esami confermano un’infezione batterica specifica: tra le opzioni utilizzate in ambito medico rientrano molecole come la ciprofloxacina, l’azitromicina o il ceftriaxone, sempre su prescrizione e mai come automedicazione, anche per il crescente problema delle resistenze batteriche.
🩺 Il consiglio del medico
Non assumere farmaci antidiarroici da banco se noti sangue o muco nelle feci, o febbre alta: in questi casi è meglio essere valutati prima di intervenire, perché bloccare la diarrea può peggiorare un’infezione batterica invece di risolverla. Porta con te, se possibile, informazioni su viaggi recenti e alimenti sospetti: aiutano molto il medico a orientare la diagnosi.
Cosa mangiare con la dissenteria
Durante la fase acuta, l’alimentazione conta quasi quanto la terapia: l’obiettivo è dare all’intestino cibi facilmente digeribili, che non lo irritino ulteriormente e aiutino a ricompattare le feci.
Alimenti da preferire
| Alimento | Perché aiuta |
|---|---|
| Riso bianco ben cotto | Facilmente digeribile, effetto astringente naturale |
| Patate lesse | Ricche di amido, aiutano a compattare le feci |
| Banane mature | Ricche di potassio, utili a reintegrare gli elettroliti persi |
| Mele cotte o grattugiate senza buccia | Contengono pectina, che aiuta a solidificare le feci |
| Pane tostato o fette biscottate | Digeribile, fornisce energia senza appesantire |
| Yogurt naturale (se ben tollerato) | Probiotici utili al ripristino della flora intestinale |
Alimenti da evitare
- Caffè, bibite gassate e alcolici, che irritano la mucosa intestinale;
- Cibi fritti, speziati o molto grassi, difficili da digerire in questa fase;
- Latticini (tranne lo yogurt, se tollerato), che possono peggiorare la diarrea in caso di intolleranza transitoria al lattosio, comune dopo un’infezione intestinale;
- Fibre insolubili crude (verdure crude, cereali integrali), che possono aumentare la stimolazione intestinale nella fase più acuta.

Cosa fare in caso di dissenteria
Oltre a idratazione e alimentazione corretta, alcune misure aiutano a gestire i sintomi e a ridurre il rischio di trasmettere l’infezione ad altre persone:
- Riposare, evitando sforzi fisici mentre il corpo affronta l’infezione;
- Lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone dopo ogni uso del bagno, e prima di preparare o consumare cibo: è il gesto singolo più efficace per evitare il contagio;
- Usare asciugamani e stoviglie separate dal resto della famiglia finché i sintomi non sono risolti;
- Evitare di preparare cibo per altri durante la fase acuta, soprattutto se si lavora a contatto con alimenti o persone fragili;
- Monitorare i segni di disidratazione, soprattutto in bambini e anziani: bocca secca, poche urine, sonnolenza insolita richiedono attenzione immediata.
Vale la pena ricordare che la guarigione clinica non coincide sempre con la fine della contagiosità: alcune persone continuano a espellere il patogeno nelle feci per giorni o settimane dopo la scomparsa dei sintomi. Per questo, soprattutto per chi lavora nella ristorazione o in strutture sanitarie, può essere richiesto un controllo delle feci negativo prima di riprendere alcune attività, secondo le indicazioni del medico competente o dell’igiene pubblica locale.
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Quando rivolgersi al medico
È importante non aspettare e contattare il medico, o il pronto soccorso, se si presenta anche uno solo di questi segnali:
È importante non aspettare e contattare il medico, o il pronto soccorso, se si presenta anche uno solo di questi segnali:
- sangue evidente nelle feci;
- febbre alta persistente;
- diarrea che non migliora dopo 48 ore;
- segni marcati di disidratazione (poca urina, vertigini, confusione);
- diarrea in un bambino piccolo, in una persona anziana o immunocompromessa;
- viaggio recente in aree a rischio, per orientare la diagnosi verso cause specifiche.
Nella maggior parte dei casi, riconoscere per tempo questi segnali fa la differenza tra una gestione tranquilla a domicilio e una situazione che richiede un intervento medico più rapido, soprattutto quando in casa ci sono bambini piccoli o persone anziane.
Nei bambini, in particolare, la gestione della gastroenterite e della diarrea richiede un’attenzione particolare alla reidratazione, perché il rischio di scompenso è più rapido rispetto agli adulti: un bambino che rifiuta di bere, che urina raramente o che appare insolitamente sonnolento va sempre valutato senza attendere.
Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun caso una visita medica. In presenza di sangue nelle feci, febbre alta o sintomi persistenti, rivolgiti al tuo medico di base o al pronto soccorso.
FAQs
La dissenteria è contagiosa?
Sì, le forme più comuni (come la shigellosi) sono altamente contagiose e si trasmettono per via oro-fecale: attraverso mani non lavate, alimenti o acqua contaminati, o il contatto ravvicinato con una persona infetta. Per questo l’igiene delle mani è la misura di prevenzione più importante, sia per chi è malato sia per chi lo assiste.
Quanto dura in genere un episodio di dissenteria?
Nelle forme non complicate, i sintomi si risolvono generalmente entro una-due settimane, spesso con un miglioramento evidente già nei primi giorni se si segue una corretta reidratazione. Le forme più severe o non trattate possono protrarsi più a lungo e richiedere una terapia specifica.
Si può prevenire la dissenteria in viaggio?
Sì, in gran parte: bere solo acqua imbottigliata o bollita, evitare ghiaccio di provenienza incerta, consumare cibi ben cotti e frutta che si può sbucciare personalmente, e lavarsi spesso le mani riducono in modo significativo il rischio, soprattutto nei paesi con condizioni igienico-sanitarie meno controllate.
La dissenteria può ripresentarsi dopo la guarigione?
È possibile, soprattutto se l’esposizione alla fonte di contagio (acqua, alimenti) persiste o se l’igiene delle mani non viene rispettata scrupolosamente durante la convalescenza. Alcune persone, inoltre, possono continuare a espellere il patogeno nelle feci per un certo periodo dopo la scomparsa dei sintomi, restando potenzialmente contagiose.
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità. (2024, 21 maggio). Shigellosi. Epicentro: L’epidemiologia per la sanità pubblica.
- European Centre for Disease Prevention and Control. (2023). Shigellosis – Annual epidemiological report for 2021.
- Lefèvre, S., Njamkepo, E., Sneyers, M., Fissier, A., Thorley, K., Istiveros, M., Barker, C. R., Mithani, V., Nait-Chabane, S., Le Hello, S., Weill, F. X. (2023). The evolution and international spread of extensively drug resistant Shigella sonnei. Nature Communications, 14(1), Article 1484.
- Piazzi, B., Callegari, A., Amagliani, G., Sisti, D., Schiavano, G. F. (2023). Prevalence and virulence potential of Aeromonas spp. isolated from human diarrheal samples in North East Italy. Microbiology Spectrum, 11(2), e0387522.
- Charles, H., Prochazka, M., Thorley, K., Greig, D. R., Foster, K., Jenkins, C. (2024). Trends in shigellosis notifications in England, January 2016 to March 2023. Epidemiology and Infection, 152, e15.
Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2026