Sindrome dell'Ovaio Policistico PCOS: cos'è e come si manifesta

Punti chiave sulla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)

  • Cos’è: disturbo endocrino comune nelle donne in età riproduttiva, caratterizzato da alterazioni ovulatorie, eccesso di androgeni e, in alcuni casi, cisti ovariche.
  • Cause: multifattoriali; alla base c’è uno squilibrio LH/FSH che stimola la produzione di androgeni, aggravato dall’insulino-resistenza presente nel 50–70% dei casi. Contribuisce anche una predisposizione genetica familiare.
  • Sintomi principali: ciclo irregolare o assente, acne, irsutismo, alopecia, difficoltà a concepire, stanchezza e, spesso, insulino-resistenza.
  • Diagnosi: visita ginecologica con ecografia transvaginale e/o esami del sangue; richiede almeno due dei tre criteri di Rotterdam (anovulazione, iperandrogenismo, morfologia policistica).
  • Come si cura: dipende dai sintomi; pillola anticoncezionale per regolarizzare il ciclo e ridurre gli androgeni, modifiche allo stile di vita (dieta, attività fisica) per l’insulino-resistenza, terapie specifiche in caso di infertilità.
  • Rischi a lungo termine: diabete di tipo 2, ipertensione, iperplasia endometriale; monitoraggio regolare con indice HOMA per valutare l’insulino-resistenza.
  • Si può guarire? non si guarisce in senso stretto, ma i sintomi possono andare in remissione completa con le giuste terapie e modifiche allo stile di vita.

La sindrome dell’ovaio policistico è uno dei più comuni disordini endocrini nelle donne in età riproduttiva. Si tratta di una condizione che determina disfuzioni ovulatorio e che può avere ripercussioni sia sull’aspetto riproduttivo sia su quello metabolico.

In questo articolo parleremo più nel dettaglio di cause, sintomi e trattamenti.

Cos’è la PCOS o Sindrome dell’Ovaio Policistico?

La sindrome dell’ovaio policistico è un disordine endocrino, tipicamente caratterizzato da oligo-ovulazione o anovulazione, che si accompagna a disordini del ciclo mestruale, eccessiva produzione di ormoni androgeni, in alcuni casi obesità. Nelle ovaie delle donne che soffrono di PCOS, sono generalmente presenti cisti follicolari, cioè sacche di tessuto che contengono fluido.

La presenza di cisti nelle ovaie non è però condizione sufficiente per ottenere una diagnosi di PCOS, dato che l’ovaio policistico può svilupparsi anche in assenza della sindrome dell’ovaio policistico. La prima condizione, infatti, non comporta in tutti i casi problemi di anovulazione (mancanza di ovulazione) o oligo-ovulazione (ovulazione irregolare).

L’ovaio policistico può porsi come fattore di rischio per infertilità e disordini nell’ovulazione. Al contrario, la sindrome dell’ovaio policistico comporta in alcuni casi la presenza di cisti, a cui si accompagnano alterazioni a livello endocrino e metabolico.

Differenze fra ovaio policistico e PCOS

Sebbene i nomi si somiglino, la differenza tra le due condizioni è sostanziale: l’ovaio policistico (PCO) descrive solo l’aspetto morfologico delle ovaie osservato durante un’ecografia, caratterizzato dalla presenza di numerosi piccoli follicoli a corona di rosario. Questa condizione può interessare anche donne con cicli regolari e non comporta necessariamente problemi di salute.

Al contrario, la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è un disturbo endocrino complesso: per diagnosticarla non basta l’esame visivo, ma devono essere presenti almeno due dei tre criteri:

  • ovulazione irregolare o assente: cicli che durano più di 35 giorni o assenza totale di mestruazioni;
  • segni di iperandrogenismo: eccesso di ormoni maschili confermato da analisi del sangue o da sintomi fisici come acne e irsutismo;
  • morfologia policistica: la presenza di follicoli visibili all’ecografia.

In sintesi, si può avere l’ovaio policistico senza soffrire della sindrome, mentre la PCOS è una patologia sistemica che richiede un monitoraggio metabolico costante.

Diagnosi della PCOS

La diagnosi avviene, il più delle volte, attraverso una visita ginecologica. Ricordiamo che è buona abitudine quella di sottoporsi a visite ginecologiche in maniera costante, così da poter identificare questo o altri disturbi in maniera tempestiva.

Dopo la prima diagnosi, il medico può prescrivere alcuni test specifici volti a confermare la presenza della condizione clinica. Si tratta, ad esempio, di ecografia transvaginale, volta ad individuare la presenza di cisti e/o ad escludere altre patologie (con quadro sintomatologico simile).

In alternativa, un prelievo del sangue può testimoniare la presenza eccessiva di ormoni androgeni, oltre a evidenziare valori di prolattina alta, che il medico esclude sistematicamente nella diagnosi differenziale della PCOS. Se la diagnosi è tempestiva, le conseguenze a lungo termine vengono generalmente evitate, dato che il trattamento è ad oggi funzionale e ha buon esito nel lungo periodo.

Diagnosi differenziale: cosa esclude il medico prima di confermare la PCOS

La PCOS è una diagnosi di esclusione: prima di confermarla, il medico deve verificare che i sintomi non siano riconducibili ad altre patologie con un quadro clinico simile. Cicli irregolari, eccesso di peli e alterazioni ormonali, infatti, non sono esclusivi della PCOS.

Le condizioni che vengono sistematicamente escluse nel percorso diagnostico sono:

  • Ipotiroidismo: la ridotta funzionalità tiroidea può causare cicli irregolari, aumento di peso e stanchezza. Si esclude con il dosaggio del TSH, incluso di routine negli esami per sospetta PCOS.
  • Iperprolattinemia: livelli elevati di prolattina (prodotta dall’ipofisi) possono bloccare l’ovulazione e causare amenorrea. Si esclude con il dosaggio della prolattina nel sangue.
  • Iperplasia surrenalica congenita non classica: una forma lieve di disfunzione surrenalica che causa eccesso di androgeni con sintomi praticamente identici alla PCOS (irsutismo, acne, cicli irregolari). Si distingue con il dosaggio del 17-OH-progesterone.
  • Sindrome di Cushing: l’eccesso cronico di cortisolo può causare aumento di peso addominale, irregolarità mestruali e irsutismo. Rara ma importante da escludere, soprattutto in presenza di altri segni caratteristici (strie rossastre, facies lunare).
  • Tumori secernenti androgeni: neoplasie ovariche o surrenali che producono androgeni in eccesso. Sono rari ma vanno considerati quando l’iperandrogenismo è severo e a insorgenza rapida.

Solo dopo aver escluso queste condizioni e verificata la presenza di almeno due dei tre criteri di Rotterdam il medico può porre diagnosi definitiva di PCOS.

Quali esami del sangue si richiedono per la PCOS?

Il prelievo ematico è parte integrante del percorso diagnostico. Il medico valuta in genere un pannello di marcatori che permette sia di confermare il quadro ormonale tipico della PCOS sia di escludere altre patologie con sintomi simili. Gli esami più frequentemente richiesti sono:

  • Testosterone totale e libero: misura l’eccesso di androgeni circolanti, uno dei criteri diagnostici principali;
  • Androstenedione e DHEA-S: altri androgeni che, se elevati, confermano l’iperandrogenismo biochimico;
  • SHBG (Sex Hormone Binding Globulin): una proteina che trasporta gli ormoni sessuali; valori bassi indicano che una quota maggiore di testosterone è libera e biologicamente attiva;
  • Rapporto LH/FSH: nella PCOS l’LH tende a essere sproporzionatamente elevato rispetto all’FSH, segnalando lo squilibrio ormonale alla base della sindrome;
  • Glicemia e insulinemia a digiuno (indice HOMA): per valutare il grado di insulino-resistenza;
  • Prolattina e TSH: non per diagnosticare la PCOS, ma per escludere rispettivamente l’iperprolattinemia e l’ipotiroidismo, che possono causare cicli irregolari simili.

Non tutti questi esami vengono prescritti contemporaneamente: il medico seleziona il pannello più appropriato in base alla storia clinica e ai sintomi della paziente.

Quali sono le cause dell’ovaio policistico?

Ad oggi, le cause della sindrome non sono del tutto note. Gli studiosi concordano nel definirla una condizione multifattoriale, in cui fattori genetici, ormonali, metabolici e ambientali interagiscono tra loro in modi ancora non del tutto chiariti.

Il meccanismo ormonale alla base è però più noto: nella PCOS si osserva uno squilibrio tra l’ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo-stimolante (FSH). Quando l’LH è relativamente elevato rispetto all’FSH, le cellule ovariche vengono stimolate a produrre una quantità eccessiva di androgeni (ormoni sessuali maschili come il testosterone). Questo eccesso interferisce con la normale maturazione dei follicoli e blocca o riduce l’ovulazione.

Il ruolo dell’insulino-resistenza

Un elemento chiave nella PCOS è la resistenza all’insulina, presente in circa il 50–70% delle pazienti, anche in quelle normopeso. Quando i tessuti diventano meno sensibili all’insulina, il pancreas compensa producendone quantità maggiori. L’iperinsulinemia che ne risulta stimola ulteriormente le ovaie a produrre androgeni, creando un circolo che aggrava sia i sintomi ormonali sia quelli metabolici.

È questo il motivo per cui la PCOS si associa spesso a difficoltà nella gestione del peso, aumento del grasso addominale e rischio aumentato di diabete di tipo 2.

Predisposizione genetica e fattori di rischio modificabili

Esiste una componente ereditaria rilevante: avere una madre o una sorella con PCOS aumenta significativamente la probabilità di svilupparla. Sono stati identificati alcuni geni coinvolti nella produzione di androgeni e nel metabolismo dell’insulina che risultano più attivi nelle donne con PCOS, sebbene non esista ancora un singolo gene “responsabile”.

Tra i fattori di rischio modificabili che possono peggiorare o anticipare la comparsa dei sintomi:

  • sovrappeso e obesità, che aumentano la resistenza insulinica;
  • sedentarietà;
  • dieta ricca di zuccheri semplici e carboidrati ad alto indice glicemico;
  • stress cronico, che altera l’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio.

Questi fattori non causano la PCOS da soli, ma possono anticiparne la comparsa in chi ha una predisposizione genetica o aggravarne i sintomi in chi ne soffre già.

Sindrome dell'Ovaio Policistico sintomi

Sintomi dell’ovaio policistico

I sintomi della PCOS variano per intensità e combinazione da donna a donna: alcune presentano un quadro lieve, altre più complesso. Non è necessario che siano tutti presenti contemporaneamente per ricevere una diagnosi.

  • Ciclo mestruale irregolare: è il sintomo più comune. Si manifesta come oligomenorrea (meno di 9 cicli all’anno, con intervalli superiori a 35–40 giorni), amenorrea secondaria (assenza di mestruazioni per oltre 3 mesi dopo un periodo di cicli irregolari) o mestruazioni molto abbondanti. L’anovulazione può essere presente anche prima che il ciclo diventi irregolare.
  • Irsutismo: crescita eccessiva di peli secondo un pattern tipicamente maschile — mento, labbro superiore, guance, petto, addome, schiena. È causato dall’eccesso di androgeni ed è spesso il primo sintomo a destare preoccupazione.
  • Acne: tende a essere persistente e resistente ai trattamenti convenzionali, con lesioni concentrate su mento, guance, collo e busto. La causa è sempre l’eccesso di ormoni maschili che stimola le ghiandole sebacee.
  • Alopecia androgenetica: diradamento dei capelli al vertice del cranio, simile alla calvizie maschile. Può comparire anche in donne giovani ed è spesso uno dei sintomi emotivamente più pesanti da gestire.
  • Acanthosis nigricans: zone di pelle scura e ispessita che compaiono sulla nuca, nelle pieghe cutanee (ascelle, inguine), su nocche e gomiti. È un segnale visibile di insulino-resistenza, non sempre associato a sovrappeso.
  • Difficoltà a concepire (infertilità): la PCOS è la causa più frequente di infertilità ovulatoria. L’anovulazione irregolare o cronica riduce le finestre fertili disponibili, rendendo più difficile il concepimento naturale.
  • Aumento di peso e difficoltà a dimagrire: non tutte le donne con PCOS sono in sovrappeso, ma l’insulino-resistenza facilita l’accumulo di grasso addominale e rende più difficile perderlo anche con dieta e attività fisica.
  • Disturbi del sonno e stanchezza cronica: le apnee notturne sono più frequenti nelle donne con PCOS, anche in assenza di obesità. La stanchezza diurna che ne deriva si somma all’affaticamento metabolico generale della sindrome.

Quando compaiono i primi sintomi?

I sintomi tendono a comparire già dopo la prima mestruazione (in gergo tecnico, menarca). In altri casi, invece, possono svilupparsi durante l’età adulta. Sembra confermato che l’età non costituisce un discrimine nello sviluppo della patologia.

Conseguenze e complicazioni dei sintomi della PCOS

A loro volta, tali sintomi possono causare complicazioni nel lungo periodo, che portano all’aggravarsi della patologia e a pericoli gravi per la salute. Tra cui:

  • sindrome da insulino-resistenza;
  • diabete di tipo due;
  • sbalzi d’umore;
  • disturbi del sonno cronici;
  • problemi cardiovascolari.

Sindrome dell’ovaio policistico e gravidanza

Anche durante la gravidanza, la sindrome dell’ovaio policistico può portare ad alcune complicazioni:

Ecco perché è necessario che, le donne affette da tale condizione, ricevano una diagnosi prima di una possibile gravidanza per ricevere un trattamento adeguato.

Sindrome dell'ovaio policistico in gravidanza

Cosa comporta la PCOS: i rischi a lungo termine

La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia sistemica: i suoi effetti possono estendersi a tutto l’organismo. Ecco le tre aree principali di impatto:

  • Rischi metabolici e cardiaci: l’insulino-resistenza, presente in circa il 70% dei casi, è il motore della sindrome. Se non gestita correttamente, può portare a diabete di tipo 2, ipertensione e colesterolo alto, aumentando la vulnerabilità del cuore e delle arterie nel tempo.
  • Salute dell’utero: quando l’ovulazione manca per molti mesi, l’endometrio (il rivestimento interno dell’utero) non si sfalda regolarmente e tende a ispessirsi. Questo fenomeno, chiamato iperplasia endometriale, se trascurato per anni può aumentare il rischio di sviluppare patologie oncologiche dell’utero.
  • Benessere psico-fisico: la PCOS influisce pesantemente sulla qualità della vita: può causare apnee notturne che portano a stanchezza cronica, oltre a un carico emotivo notevole legato ai cambiamenti estetici o alle difficoltà nel concepire.

Come monitorare il rischio?

Un parametro fondamentale che il medico potrebbe valutare è l’indice HOMA, che misura il grado di insulino-resistenza mettendo in relazione i livelli di glucosio e insulina a digiuno:

Formula: (Glicemia a digiuno x Insulinemia a digiuno) / 405
L’unità di misura della glicemia è in milligrammi/dL, mentre per l’insulina è in mU/L. In genere, un valore superiore a 2.5 indica che il corpo sta facendo fatica a gestire gli zuccheri e che è necessario intervenire sullo stile di vita o con una terapia mirata.

Comprendere questi aspetti è il primo passo per disattivarli: molte di queste complicazioni possono essere prevenute con successo attraverso una diagnosi corretta e un piano d’azione multidisciplinare.

Il trattamento della sindrome dell’ovaio policistico

Il trattamento può variare sulla base dei sintomi e del caso specifico. Se i problemi sono legati all’eccessiva produzione di androgeni, che causano acne e comparsa di peli di norma riservati al sesso maschile, la pillola o l’anello anticoncezionale possono favorire la produzione di ormoni estrogeni, che regolarizzano l’ovulazione e arrestano il decorso della malattia.

Altri interventi possono essere effettuati per ristabilire un’ovulazione normale, prevenendo o trattando i potenziali problemi di infertilità.

Ricordiamo che anche interventi sullo stile di vita, come diete specifiche per l’ovaio policistico, possono avere effetti benefici sulla condizione (in particolar modo, sulle problematiche legate all’insulino-resistenza).

La sindrome dell’ovaio policistico, può avere conseguenze anche sul piano psicologico ed emotivo, soprattutto in quei casi in cui la paziente sta cercando o desidera avere un figlio. Ricordiamo che esistono percorsi di supporto che possono fornire assistenza e beneficio, in questo come in altri casi di patologie legate alle ovaie, alla gravidanza e alla possibile infertilità.

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Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre uno specialista.

 

Domande Frequenti sulla Sindrome dell’Ovaio Policistico (FAQ)

Si può guarire dalla PCOS?

Essendo una condizione genetica e costituzionale, non si guarisce nel senso tradizionale, ma i sintomi possono andare in remissione completa. Molte donne, cambiando stile di vita, non presentano più alcun segno della sindrome.

La PCOS fa ingrassare?

Non è la PCOS in sé, ma l’insulino-resistenza associata. Questo rende più facile accumulare grasso addominale e più difficile bruciarlo.

Posso avere la PCOS anche se sono magra?

Sì. Esiste la cosiddetta Lean PCOS (PCOS nelle persone normopeso). In questo caso il driver principale è spesso l’infiammazione o lo stress, più che l’insulina.

Cosa succede se non curo la PCOS?

A lungo termine, aumenta il rischio di diabete di tipo 2, ipertensione e iperplasia endometriale a causa della mancanza cronica di mestruazioni. Per questo il monitoraggio è fondamentale.

 

Fonti


Agnese Cannistraci

Agnese Cannistraci
Psicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis

Leggi la biografia

Dopo la laurea in Psicologia Clinica a Roma, mi sono specializzata in Gruppoanalisi e ho conseguito certificazioni in Psicodiagnostica Giudiziaria e Clinica, Tecniche Psicodrammatiche e Formazione alle Dinamiche Istituzionali. Credo che nel mio lavoro sia fondamentale generare uno spazio relazionale in cui la persona si senta vista e ascoltata, sia dal terapeuta che da se stessa, motivo per cui ho svolto un master in Sustainability Management, con l’intento di integrare gli aspetti clinici con un approccio volto alla promozione di benessere e sostenibilità individuali, organizzativi e sociali.