Risonanza magnetica

Punti chiave:

  • Cos’è la risonanza magnetica: la risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica che produce immagini dettagliate dell’interno del corpo senza usare radiazioni ionizzanti. Sfrutta campi magnetici e onde radio per generare immagini ad alta risoluzione di organi, tessuti molli e sistema nervoso.
  • A cosa serve la risonanza magnetica: la risonanza magnetica è usata per diagnosticare una vasta gamma di patologie, specialmente quelle che coinvolgono tessuti molli, come tumori, lesioni muscolari o malattie neurologiche. È particolarmente utile per lo studio di cervello, midollo spinale, articolazioni e organi interni.
  • Rischi e controindicazioni della risonanza magnetica: l’esame non comporta rischi se il paziente non ha dispositivi o oggetti metallici impiantati nel corpo, come pacemaker o protesi. È sconsigliato nel primo trimestre di gravidanza e, in caso di utilizzo di mezzo di contrasto, potrebbero esserci controindicazioni per soggetti con allergie o problemi renali.

Tra gli esami più richiesti dai medici c’è sicuramente la risonanza magnetica, uno strumento poco invasivo ed efficace per la diagnosi di una vastissima gamma di condizioni patologiche, traumatiche o per la valutazione e la pianificazione di interventi chirurgici. All’interno della categoria di esami strumentali, la risonanza magnetica sfrutta i campi magnetici per trasformare l’energia prodotta dal corpo in immagini tridimensionali ad alta risoluzione.

Vediamo cos’è e come funziona la risonanza magnetica, come viene eseguita, quando sottoporsi all’esame e quali sono le diverse tipologie.

Cos’è la risonanza magnetica

La risonanza magnetica (RM) è un metodo diagnostico avanzato in grado di generare immagini anatomiche tridimensionali molto dettagliate senza esporre il paziente a radiazioni pericolose per la sua salute. Grazie a dei campi magnetici e delle onde radio, fornisce informazioni essenziali per la diagnosi di molte patologie, in particolare quelle che coinvolgono il sistema nervoso, le articolazioni e gli organi interni.

Poiché l’RM non adopera raggi X o altre radiazioni, è la metodica di diagnostica per immagini preferita quando è necessario ripetere di frequente l’esame per la diagnosi o la terapia, specialmente per alcune parti del corpo particolarmente delicate.

Oltre a fornire informazioni utilissime per svariate condizioni e procedure diagnostiche, la risonanza magnetica viene utilizzata anche per guidare in tempo reale alcune procedure o interventi chirurgici.

Come funziona l’esame

Il paziente che si sottopone alla risonanza magnetica, detta anche risonanza magnetica nucleare, viene fatto sdraiare su un lettino motorizzato che viene spostato all’interno di un cilindro dove un magnete crea un campo magnetico stabile. In base alla parte del corpo da analizzare, il paziente viene inserito all’interno del cilindro dalla testa ai piedi.

Visto che l’emissione delle onde radio provoca una serie di rumori forti e secchi, che potrebbero risultare fastidiosi, solitamente vengono forniti degli appositi auricolari che il paziente dovrà indossare.

In alcuni casi, l’area del corpo sotto esame viene coperta da una struttura che contiene i ricevitori per i segnali emessi dal corpo durante l’esame: ciò rappresenta un metodo efficace per migliorare la qualità d’immagine. Per evitare immagini sfocate, inoltre, è fondamentale tenere la parte del corpo in esame assolutamente ferma per tutta la durata dell’acquisizione, finché il tecnico non comunica la fine dell’esame stesso.

In un’altra sala è posizionato un computer, controllato da un radiologo, che gestisce l’acquisizione delle immagini. Il paziente può parlare con il tecnico in qualsiasi momento, in genere tramite un interfono, in caso di difficoltà o problemi nel corso dell’esame. La durata complessiva dell’esame varia da 15 a 90 minuti circa.

Tipologie di risonanza magnetica

Esistono diverse tipologie di risonanza magnetica, ognuna delle quali ha specifiche applicazioni diagnostiche:

  • la risonanza magnetica può essere con o senza contrasto per evidenziare meglio infiammazioni, tumori e alterazioni vascolari;
  • la risonanza può essere poi aperta e chiusa. Il metodo tradizionale prevede un macchinario a tunnel, ma esistono anche versioni aperte, pensate per pazienti claustrofobici o con esigenze specifiche;
  • infine, esiste anche la risonanza magnetica funzionale (fMRI), utilizzata soprattutto in neurologia per studiare l’attività cerebrale.

Risonanza magnetica con e senza contrasto

In alcuni casi, per migliorare la visibilità di particolari strutture o anomalie, prima della risonanza magnetica viene somministrato un mezzo di contrasto a base di gadolinio: in queste situazioni parliamo di risonanza con contrasto.

La risonanza senza contrasto, invece, viene utilizzata quando l’indagine non richiede un livello di dettaglio aggiuntivo o in presenza di controindicazioni.

Risonanza magnetica aperta

La risonanza magnetica aperta viene utilizzata per trattare pazienti claustrofobici o per coloro in particolari condizioni cliniche. Sebbene la qualità dell’immagine delle risonanze aperte sia generalmente inferiore rispetto a quella delle chiuse, in molti casi esse rappresentano una valida alternativa.

risonanza magnetica aperta

Differenze tra la risonanza magnetica e la TAC

La risonanza magnetica è particolarmente indicata per lo studio di parti non ossee o dei tessuti molli del corpo. Inoltre, fornisce informazioni diverse dalla TAC e dalla radiografia, perché non impiega le radiazioni ionizzanti nocive dei raggi X.

Cervello, midollo spinale e nervi, così come muscoli, legamenti e tendini, sono molto più evidenti attraverso la risonanza piuttosto che con la TAC, quindi questo esame è spesso richiesto nei casi di lesioni di ginocchio e spalla.

Quando è indicata la risonanza magnetica

Questo particolare esame viene prescritto al medico quando è necessario ottenere immagini dettagliate di organi e tessuti, spesso in alternativa o in complemento ad altre metodiche di imaging. Le principali prescrizioni avvengono in questi casi:

  • patologie neurologiche, per diagnosticare ictus, tumori cerebrali, sclerosi multipla, aneurismi e altre malattie del sistema nervoso centrale;
  • problemi articolari e muscolari, per identificare lesioni ai legamenti, tendini o cartilagini, oltre a infiammazioni e degenerazioni articolari;
  • esami della colonna vertebrale, per individuare ernie del disco, stenosi spinali o compressioni midollari;
  • malattie cardiovascolari, per analizzare il cuore e i vasi sanguigni, valutando anomalie strutturali o patologie cardiache;
  • diagnosi di tumori e monitoraggio oncologico, per la diagnosi e il follow-up di masse tumorali;
  • studio di organi interni, per indagare il fegato, i reni, il pancreas o l’intestino, soprattutto in presenza di sospette anomalie o patologie croniche.

Controindicazioni e rischi

La risonanza magnetica è un esame non invasivo che non presenta particolari rischi per il paziente, a meno che non vi siano altre patologie o problematiche preesistenti.

Per esempio, questo esame non può essere effettuato su pazienti portatori di pacemaker cardiaco, di neurostimolatori, di strutture metalliche quali protesi, viti, valvole cardiache, che siano state inserite nel corpo in seguito a importanti interventi chirurgici.

Per le donne in stato di gravidanza l’esame è sconsigliato nei primi tre mesi di gestazione e in ogni caso deve essere eseguito solo dietro precisa indicazione specialistica.

Alcuni medici, infine, consigliano di interrompere l’allattamento per almeno 48 ore dopo la risonanza magnetica e di gettare via il latte prodotto in quel periodo di tempo. A questo proposito, il Ministero della Salute ha rilasciato una nota per cui si chiarisce che l’allattamento al seno è sicuro per il bambino allattato di qualunque età gestazionale. Fra tutti i mezzi di contrasto solo quelli a base di gadolinio della categoria “ad alto rischio di fibrosi sistemica nefrogenica” vanno prudenzialmente evitati.

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È richiesta una preparazione per la risonanza magnetica?

Nei giorni precedenti lo svolgimento della risonanza magnetica non è richiesta una preparazione particolare, a prescindere dalla parte del corpo sottoposta ad esame. L’unica accortezza riguarda la somministrazione del mezzo di contrasto, che richiede un digiuno di almeno 6 ore.

Il medico può prevedere un trattamento preventivo per evitare reazioni rischiose nei soggetti allergici che devono sottoporsi all’esame con mezzo di contrasto paramagnetico (gadolinio).

Quanto costa una risonanza magnetica?

Il costo della risonanza magnetica varia in funzione della zona da esaminare: i prezzi possono andare da 70 a oltre 700 euro a seconda dell’esame specifico, della regione e della prestazione. Gli esami più costosi riguardano, per esempio, la risonanza magnetica Total Body, che può superare i 900 euro, mentre esami più semplici o con la convenzione ASL hanno costi inferiori.

 

Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre uno specialista.

 

Domande frequenti sulla Risonanza Magnetica (FAQ)

Quali malattie si vedono con la risonanza magnetica?

La risonanza magnetica (RM) è l’esame d’elezione per visualizzare i tessuti molli. Permette di diagnosticare tumori, malattie infiammatorie e demielinizzanti (come la sclerosi multipla), patologie del sistema nervoso, ernie del disco, lesioni a legamenti e cartilagini, oltre ad anomalie vascolari e malformazioni cardiache. È fondamentale per studiare organi che la TAC vede con meno precisione, come il cervello e il midollo spinale.

Che differenza c’è tra la TAC e la risonanza magnetica?

La differenza principale risiede nella tecnologia utilizzata: la TAC sfrutta i raggi X (radiazioni ionizzanti) ed è rapidissima, rendendola ideale per ossa, polmoni e situazioni di emergenza. La risonanza magnetica utilizza invece campi magnetici e onde radio (senza radiazioni), offrendo immagini molto più dettagliate e precise dei tessuti molli, dei nervi e delle strutture articolari.

Chi ha la protesi all’anca può fare la risonanza magnetica?

Sì, oggi la maggior parte dei pazienti con protesi all’anca può sottoporsi a risonanza magnetica. Le protesi moderne sono generalmente realizzate in materiali biocompatibili e amagnetici come il titanio. È tuttavia indispensabile segnalare la presenza dell’impianto al personale medico, poiché il metallo può causare “artefatti”, ovvero zone d’ombra che riducono la nitidezza delle immagini nella zona circostante la protesi.

Che tipo di risonanza fare per il Parkinson?

Per la diagnosi di Parkinson si ricorre solitamente a una risonanza magnetica dell’encefalo ad alto campo. Questo esame avanzato permette di visualizzare il cosiddetto “Nigrosoma-1” nella sostanza nera del cervello: la sua scomparsa è un segnale tipico della malattia. La risonanza è fondamentale anche per escludere altre patologie (parkinsonismi secondari) che presentano sintomi motori simili.

 

Fonti


Manuel Szathvary

Manuel Szathvary
Direttore Sanitario

Leggi la biografia

Manuel Szathvary, Direttore sanitario di Serenis, è un medico di Medicina Generale (medico di famiglia) con esperienza nella telemedicina. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Padova, ha poi ottenuto il diploma regionale come Medico di Medicina Generale presso la Regione del Veneto. Registrato presso l’Ordine dei Medici e Chirurghi di Padova n° 11336, si impegna a fornire trattamenti mirati per migliorare la salute dei pazienti con difficoltà all’accesso alle cure, tramite la tecnologia.