Helicobacter Pylori cos'è

Cos’è l’Helicobacter pylori?

L’Helicobacter pylori è un batterio a forma di spirale che può insediarsi nella mucosa gastrica. La sua azione è considerata tra le principali cause per la gastrite e le ulcere gastriche e duodenali; tuttavia l’infezione può anche essere asintomatica.

Si tratta di una delle infezioni batteriche più diffuse al mondo: si stima che interessi circa il 40–50% della popolazione adulta italiana, con prevalenza più alta nelle fasce d’età avanzata e nelle aree con condizioni igienico-sanitarie più critiche.

Grazie alla sua capacità di produrre un enzima chiamato ureasi, questo microrganismo riesce a neutralizzare l’acidità dello stomaco, creando intorno a sé un ambiente ospitale che gli permette di sopravvivere per anni. Sebbene molti convivano con il batterio senza saperlo, la sua presenza prolungata può alterare profondamente l’equilibrio dei tessuti, rendendo fondamentale la sua individuazione per prevenire danni più seri alla mucosa.

Come si prende l’Helicobacter pylori?

Le modalità di trasmissione e il contagio dell’Helicobacter pylori non sono ancora totalmente chiare, ma si suppone che le modalità più comuni siano la trasmissione per via orale o oro-fecale, ovvero contatti con secrezioni orali, vomito o saliva infette.

Non è del tutto chiaro se alcuni tipi di diete, come ad esempio la dieta vegana, aiutino a prevenire o meno le infezioni da Helicobacter pylori.

Inoltre si suppone che la trasmissione del batterio possa avvenire tramite acqua infetta (Bellack et al., 2006), utensili da cucina oppure strumenti medici contaminati e non accuratamente disinfettati. I principali fattori di rischio includono la convivenza in ambienti sovraffollati, le condizioni igieniche precarie e l’esposizione durante i primi anni di vita: si ritiene che la maggior parte delle infezioni primarie avvenga proprio in età infantile, spesso in contesto familiare.

Helicobacter pylori come si prende

Sintomi dell’infezione da Helicobacter pylori

L’infezione da Helicobacter pylori è asintomatica nella maggior parte dei casi: si stima che circa il 70–80% delle persone infette non avverta alcun disturbo riconoscibile per anni. Quando i sintomi si manifestano, possono essere difficili da ricondurre al batterio poiché la sintomatologia è comune a diverse altre patologie alimentari o collegate al tratto gastrointestinale, come il reflusso o i disturbi causati dalla celiachia.

Tra i sintomi più comuni, ricordiamo:

  • Dolori all’addome, soprattutto nella parte alta (la cosiddetta “bocca dello stomaco“), spesso più intensi a stomaco vuoto o nelle ore notturne;
  • Difficoltà nella digestione e sensazione di gonfiore;
  • Nausea e/o vomito;
  • Dispepsia, ovvero lentezza e pesantezza digestiva;
  • Meteorismo e frequente senso di pienezza anche dopo pasti leggeri.

Possono però essere presenti anche sintomi considerati più gravi, in presenza dei quali è necessario rivolgersi a un medico nel minor tempo possibile.

Tra questi:

  • Presenza di sangue nelle feci e/o nel vomito;
  • Dolori o bruciori addominali di intensità elevata e persistente;
  • Vomito ricorrente;
  • Dimagrimento importante e non giustificato da cambiamenti alimentari;
  • Febbre persistente;
  • Feci di colore nero (melena), segnale di possibile sanguinamento gastrico.

È inoltre stata rilevata un’associazione tra presenza dell’Helicobacter pylori e maggiore probabilità di sviluppare malattie metaboliche (Upala et al., 2016).

Helicobacter pylori sintomi

Come si diagnostica l’infezione da Helicobacter pylori?

Ad oggi esistono diversi test diagnostici per individuare l’infezione da Helicobacter pylori. La scelta dipende dalla situazione clinica del paziente, dalla presenza o meno di sintomi di allarme e dalla necessità di valutare direttamente la mucosa gastrica. Tra questi:

  • Urea Breath Test (UBT), o test del respiro: è considerato il gold standard non invasivo per la diagnosi e, soprattutto, per la verifica dell’eradicazione dopo la terapia. Non richiede preparazione complessa ed è particolarmente adatto per i controlli di follow-up. Consiste nella raccolta di campioni di aria espirata dopo l’ingestione di una soluzione contenente urea marcata: se il batterio è presente nello stomaco, scinde l’urea in anidride carbonica rilevabile nell’espirato;
  • Test delle feci (antigene fecale): rileva proteine specifiche del batterio direttamente nelle feci. È un metodo affidabile e non invasivo, spesso preferito quando il test del respiro non è disponibile o nei pazienti pediatrici;
  • Test sierologici: ricercano nel sangue gli anticorpi prodotti dall’organismo contro il batterio. Utili come screening iniziale, ma meno precisi per valutare la guarigione, poiché gli anticorpi possono persistere per mesi anche dopo l’eradicazione;
  • Gastroscopia o endoscopia con biopsia: il medico può ritenerla necessaria in presenza di sintomi gravi, sospetta ulcera, calo ponderale significativo o per escludere patologie oncologiche. Consente di visualizzare direttamente la mucosa e prelevare piccoli campioni di tessuto per la diagnosi istologica.

Complicanze dell’Helicobacter pylori se non trattato

Nella maggior parte dei casi l’infezione rimane silente per anni, ma quando non viene diagnosticata e trattata può portare a complicanze significative che incidono sulla qualità di vita e sulla salute a lungo termine:

  • Ulcera gastrica o duodenale: è la complicanza più frequente. L’azione infiammatoria cronica del batterio erode progressivamente la mucosa protettiva formando lesioni aperte che causano dolore, sanguinamento e, nei casi più gravi, perforazione della parete gastrica;
  • Gastrite cronica atrofica: l’infiammazione persistente può portare all’atrofia delle cellule gastriche, compromettendo l’assorbimento di nutrienti come vitamina B12 e ferro e aumentando il rischio di anemia;
  • Aumento del rischio di carcinoma gastrico: l’OMS classifica l’Helicobacter pylori come cancerogeno di gruppo 1. L’infiammazione cronica favorisce alterazioni cellulari progressive che, nel tempo e in soggetti predisposti, possono aumentare il rischio di tumore allo stomaco. L’eradicazione precoce riduce significativamente questa probabilità;
  • Linfoma MALT gastrico: una rara forma di linfoma a basso grado associata all’infezione cronica, spesso reversibile dopo l’eradicazione batterica se diagnosticata in fase precoce.

Trattamenti e cure per l’infezione da Helicobacter pylori

Qualora il paziente sia affetto da un’infezione da Helicobacter pylori e a seguito di un test positivo, solo un medico può prescrivere una cura adeguata.

Il trattamento standard prevede una terapia di eradicazione basata sull’associazione di più farmaci assunti contemporaneamente:

  • Due o tre antibiotici in combinazione, scelti in base ai profili di resistenza locali e alla storia clinica del paziente. Le terapie più diffuse in Italia includono schemi con amoxicillina, claritromicina o metronidazolo; nei casi di resistenza o dopo un primo fallimento terapeutico, il medico può optare per una terapia quadrupla con l’aggiunta di bismuto;
  • Un inibitore di pompa protonica (IPP), come il Pantorc (pantoprazolo), che riduce l’acidità gastrica creando un ambiente meno favorevole al batterio e proteggendo la mucosa durante la terapia;
  • In alcuni casi, probiotici come supporto per ridurre gli effetti collaterali gastrointestinali degli antibiotici e migliorare la compliance al trattamento.

La durata standard della terapia è di 10–14 giorni. È fondamentale completare il ciclo per intero anche quando i sintomi migliorano prima del termine, poiché l’interruzione anticipata è la causa principale di resistenza batterica e di fallimento terapeutico. Al termine è sempre consigliato ripetere l’Urea Breath Test dopo almeno 4 settimane per confermare l’avvenuta eradicazione.

Helicobacter pylori test

Dieta e precauzioni durante il trattamento

Durante il trattamento per l’eradicazione dell’infezione da Helicobacter pylori è necessario attenersi scrupolosamente alle indicazioni del medico, anche in merito alla dieta da seguire. Alcune buone pratiche comprendono:

  • Astenersi dal consumo di alcol e caffeina;
  • Evitare di mangiare alimenti eccessivamente piccanti o speziati;
  • Evitare cibi ad alto contenuto di grassi;
  • Evitare di effettuare pasti eccessivamente abbondanti;
  • Prediligere il consumo di latte scremato o parzialmente scremato, ed evitarne un consumo eccessivo;
  • Evitare di fumare se si è fumatori abituali;
  • Astenersi dal consumo di integratori alimentari senza prima aver consultato il proprio medico di riferimento.

In generale è opportuno seguire una dieta magra e bilanciata, evitando alimenti eccessivamente grassi e, in generale, alimenti che potrebbero irritare ulteriormente la mucosa intestinale.

Altresì, occorre evitare di seguire diete sbilanciate (come la dieta Plank) o ridurre in autonomia intere categorie di alimenti, poiché si potrebbe incorrere in un peggioramento dei sintomi.

Prevenzione delle infezioni da Helicobacter pylori

Poiché non è chiaro come si prenda l’Helicobacter pylori, non esiste un vero e proprio decalogo accurato su cosa fare per evitare di contrarre l’infezione.

Tuttavia, è consigliabile seguire alcune buone pratiche, tra cui:

  • In caso di dubbio, astenersi dal bere acqua da fonti poco sicure, o di cui non si conosce con certezza la potabilità;
  • Mangiare solamente alimenti di cui si ha certezza sulla corretta preparazione e igiene;
  • Lavarsi accuratamente le mani più volte al giorno, specialmente prima e dopo la preparazione dei pasti, prima e dopo aver mangiato, e prima e dopo l’uso dei servizi igienici, in particolare se si tratta di strutture pubbliche.

Ansia e Helicobacter: il legame tra mente e stomaco

Esiste una connessione profonda, chiamata asse intestino-cervello, che spiega perché lo stato emotivo influenzi così tanto la salute gastrica. Sebbene l’ansia non sia la causa diretta dell’infezione (che rimane di origine batterica), lo stress cronico agisce come un acceleratore per l’Helicobacter pylori.

Ecco come la tensione nervosa influisce sul tuo stomaco:

  • indebolimento della mucosa: lo stress prolungato aumenta la produzione di cortisolo, che può ridurre le difese immunitarie locali e rendere la parete dello stomaco più vulnerabile all’attacco acido del batterio.
  • iperacidità: l’ansia stimola il sistema nervoso autonomo a produrre più acido cloridrico, peggiorando il bruciore e rendendo l’ambiente ancora più infiammato.
  • somatizzazione e ipersensibilità: in molti casi, anche dopo che il batterio è stato eliminato con gli antibiotici, i sintomi come gonfiore e nausea persistono. Questo accade perché i nervi dello stomaco sono rimasti sensibilizzati dallo stress, portando a quella che i medici chiamano dispepsia funzionale.

 

Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre uno specialista.

 

Domande frequenti sull’Helicobacter pylori (FAQ)

L’infezione si trasmette con un bacio o condividendo le posate?

La via di trasmissione principale resta quella oro-fecale (acqua o cibo contaminati). Il contagio attraverso la saliva o le stoviglie è possibile ma considerato una via secondaria. In famiglia è buona norma evitare lo scambio di spazzolini, non condividere posate con bambini piccoli e lavare accuratamente le stoviglie in lavastoviglie ad alte temperature.

Una volta eliminato con la cura, il batterio può tornare?

Spesso, quella che sembra una nuova infezione è in realtà un fallimento della prima terapia: il batterio non era stato rimosso del tutto ed è tornato a moltiplicarsi. Per questo è fondamentale ripetere il test del respiro dopo circa un mese dalla fine del trattamento. Le re-infezioni vere e proprie, ovvero il contagio con un nuovo ceppo dopo una guarigione confermata, sono invece rare nei paesi sviluppati.

Avere l’Helicobacter significa rischiare il tumore allo stomaco?

L’infezione da Helicobacter pylori è classificata dall’OMS come cancerogeno di gruppo 1, ma questo non significa che chi è infetto svilupperà necessariamente un tumore. Il rischio è statisticamente più elevato rispetto alla popolazione non infetta, soprattutto in caso di infezione prolungata e non trattata. L’eradicazione tempestiva, specialmente se eseguita prima che si instaurino alterazioni della mucosa, riduce significativamente questa probabilità riportando lo stomaco a una condizione di sicurezza.

Quanto dura la terapia per l’Helicobacter pylori?

La terapia standard dura generalmente 10–14 giorni e prevede l’assunzione combinata di due o tre antibiotici insieme a un inibitore di pompa protonica. È fondamentale completare l’intero ciclo anche se i sintomi migliorano prima del termine: interrompere la cura anticipatamente è la causa più comune di resistenza batterica e di fallimento terapeutico, che può rendere necessaria una seconda terapia con farmaci diversi.

Posso curarlo solo con la dieta o rimedi naturali?

Alcuni alimenti come i broccoli (ricchi di sulforafano), il miele di Manuka o i probiotici possono aiutare a ridurre l’infiammazione della mucosa e migliorare la tolleranza agli antibiotici, ma non hanno la forza necessaria per eradicare il batterio. Affidarsi solo a rimedi naturali significa lasciare l’infezione in corso, con il rischio concreto di sviluppare complicanze come ulcere o, nel lungo periodo, alterazioni della mucosa gastrica.

 

Fonti


Francesca Menta

Francesca Menta
Giornalista e copywriter specializzata sul settore nutrizione

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Articolista e copywriter con oltre dieci anni di esperienza. Appassionata riguardo il settore della nutrizione.