Vaginite: cause, sintomi e tipi

Punti chiave sulla vaginite

  • Cos’è: infiammazione o infezione della vagina, con alterazione delle secrezioni vaginali.
  • Cause principali: batteri (Gardnerella), funghi (Candida), protozoi (Trichomonas), irritanti chimici, calo di estrogeni.
  • Sintomi: perdite di colore e odore diversi dal normale, prurito, bruciore, a volte dolore durante i rapporti.
  • Durata: con terapia adeguata i sintomi migliorano in genere entro 5-7 giorni.
  • Come si cura: antibiotici per le forme batteriche, antimicotici per la Candida, cambio delle abitudini per le forme irritative.
  • Quando chiamare il medico: perdite maleodoranti, febbre, dolore pelvico, sintomi che non migliorano dopo il trattamento.
  • Come si previene: igiene intima corretta, detergenti a pH adeguato, biancheria intima traspirante.

La vaginite è l’infiammazione o l’infezione della mucosa vaginale, una delle condizioni ginecologiche più comuni per cui le donne si rivolgono al ginecologo.

Si manifesta tipicamente con perdite anomale, prurito intimo e bruciore, ma le cause possono essere molto diverse tra loro: batteri, funghi, protozoi o semplici irritazioni da prodotti non adatti.

Cos'è la vaginite

Cos’è la vaginite

Con il termine vaginite si indica un’infiammazione della vagina, spesso legata a un’infezione, che altera l’equilibrio naturale dei microrganismi che la colonizzano.

In condizioni normali la vagina ospita una flora batterica protettiva, dominata dai lattobacilli, che mantiene il pH acido e ostacola la crescita di germi patogeni.

Questo pH acido, generalmente compreso tra 3,8 e 4,5, è una vera e propria barriera naturale contro molti microrganismi indesiderati.

Quando questo equilibrio si rompe, per motivi ormonali, igienici o legati ai rapporti sessuali, i microrganismi patogeni possono proliferare e dare origine ai sintomi tipici della vaginite.

I diversi tipi di vaginite

Non esiste un’unica vaginite: gli specialisti distinguono diverse forme in base all’agente responsabile, ognuna con caratteristiche cliniche proprie.

Riconoscere di che tipo si tratta è importante, perché ogni forma richiede una terapia specifica e un approccio diverso, sia sul piano farmacologico sia su quello delle abitudini quotidiane.

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Vaginosi batterica

È la forma più frequente e si verifica quando i lattobacilli protettivi vengono sostituiti da altri batteri, in particolare la Gardnerella vaginalis.

Si manifesta spesso con perdite fluide, di colore grigiastro e un caratteristico odore sgradevole, simile a quello di pesce, che tende ad accentuarsi dopo i rapporti sessuali.

Vaginite micotica da Candida

È causata da un’eccessiva proliferazione del fungo Candida albicans, normalmente presente in piccole quantità anche in una vagina sana.

Le perdite tipiche sono biancastre, dense, simili a ricotta, accompagnate da prurito intenso e bruciore, soprattutto durante la minzione.

È una delle forme più frequenti in assoluto: si stima che la maggior parte delle donne ne sperimenti almeno un episodio nel corso della vita.

Vaginite da Trichomonas

È provocata da un protozoo, il Trichomonas vaginalis, e si trasmette quasi sempre per via sessuale.

Le perdite sono giallo-verdognole, schiumose e maleodoranti, spesso accompagnate da arrossamento e fastidio durante i rapporti.

Vaginite non infettiva e atrofica

Non tutte le vaginiti dipendono da un’infezione: detergenti intimi troppo aggressivi, assorbenti profumati, lavande vaginali o preservativi possono irritare la mucosa senza la presenza di alcun germe patogeno.

Dopo la menopausa, inoltre, il calo degli estrogeni assottiglia e disidrata la mucosa vaginale, causando la cosiddetta vaginite atrofica, che si presenta con secchezza, bruciore e piccole perdite ematiche dopo i rapporti.

Assorbenti come causa della vaginite non infettiva

Cause e fattori di rischio

Diversi fattori possono alterare l’equilibrio vaginale e favorire lo sviluppo di una vaginite.

Tra i più comuni ci sono l’uso eccessivo di lavande vaginali, i rapporti sessuali non protetti con partner nuovi, l’assunzione di antibiotici, il diabete non ben controllato e un sistema immunitario indebolito.

Anche la gravidanza, per le variazioni ormonali che comporta, aumenta il rischio di alcune forme di vaginite, in particolare quella micotica.

Periodi di stress prolungato e stanchezza fisica possono indebolire temporaneamente le difese immunitarie, favorendo indirettamente la comparsa di episodi di Candida in donne predisposte.

Sintomi della vaginite

Il sintomo più comune e riconoscibile è il cambiamento delle perdite vaginali, sia nel colore sia nell’odore sia nella quantità.

A questo si accompagnano spesso prurito, bruciore, arrossamento della zona genitale esterna e, in alcuni casi, dolore o fastidio durante i rapporti sessuali, condizione nota come dispareunia.

Alcune donne avvertono anche bruciore durante la minzione, che può essere confuso con i sintomi di una cistite.

I sintomi possono presentarsi in modo intermittente, con guarigioni spontanee seguite da ricomparse, oppure diventare recidivanti o cronici se non trattati in modo adeguato.

🩺 Il consiglio del medico

Evita l’automedicazione con ovuli o creme antimicotiche acquistati senza una diagnosi certa: non tutte le perdite anomale sono dovute alla Candida, e curare una vaginosi batterica o una Trichomonas con il prodotto sbagliato ritarda solo la guarigione. Un tampone vaginale permette di individuare la causa esatta e la terapia più efficace.

Vaginite o vaginosi: le differenze

Nel linguaggio comune i termini vaginite e vaginosi vengono spesso usati come sinonimi, ma dal punto di vista medico esiste una differenza precisa.

Si parla di vaginite quando è presente una vera e propria infiammazione della mucosa, con arrossamento, gonfiore e spesso dolore, come accade tipicamente nella Candida e nel Trichomonas.

Si parla invece di vaginosi quando l’equilibrio della flora batterica si altera, come nella vaginosi da Gardnerella, senza che sia presente una vera infiammazione dei tessuti: per questo, in questo caso, prurito e bruciore sono spesso più lievi o assenti.

La vaginite nelle diverse fasi della vita

Nelle bambine e nelle adolescenti che non hanno ancora avuto il menarca, la mucosa vaginale è più sottile e meno protetta dagli estrogeni, il che la rende più sensibile a irritazioni da scarsa igiene o corpi estranei.

In età fertile la causa più comune resta la Candida, spesso favorita da terapie antibiotiche, sbalzi ormonali legati al ciclo mestruale o uso di indumenti sintetici e poco traspiranti.

Dopo la menopausa, come già accennato, il calo di estrogeni rende la mucosa più sottile e secca, aumentando il rischio di vaginite atrofica anche in assenza di infezioni.

Come si diagnostica la vaginite

La diagnosi parte da un colloquio con la paziente sui sintomi riferiti, seguito da una visita ginecologica.

Durante la visita, lo specialista può prelevare un campione di secrezioni vaginali tramite un tampone, da inviare in laboratorio per l’analisi microbiologica.

Questo esame permette di identificare con precisione l’agente responsabile e di impostare la terapia più adatta, evitando trattamenti generici poco efficaci.

Come si diagnostica la vaginite?

Come si cura la vaginite

Il trattamento della vaginite cambia in modo sostanziale in base alla causa individuata, per questo una diagnosi corretta è il primo passo per una cura efficace.

In generale la maggior parte delle vaginiti risponde bene alla terapia entro pochi giorni, ma è fondamentale completare l’intero ciclo prescritto anche quando i sintomi migliorano rapidamente.

Terapia farmacologica in base al tipo

La vaginosi batterica viene trattata con antibiotici specifici, da assumere per via orale oppure applicare localmente sotto forma di crema, gel o ovuli vaginali, generalmente per 5-7 giorni.

La vaginite da Candida risponde bene ai farmaci antimicotici, disponibili sia per via orale sia locale, come ovuli, creme o capsule vaginali; il fluconazolo è tra i principi attivi più utilizzati per via orale.

La vaginite da Trichomonas richiede una terapia antiprotozoaria specifica, che va estesa anche al partner sessuale per evitare reinfezioni.

La vaginite atrofica, tipica della menopausa, può beneficiare di creme vaginali a base di estrogeni locali, da valutare sempre con il ginecologo.

Rimedi e norme igieniche di supporto

Accanto alla terapia farmacologica, è utile evitare detergenti intimi aggressivi o profumati, prediligendo prodotti con un pH adatto alla zona genitale.

È consigliabile indossare biancheria intima in cotone, evitare indumenti troppo aderenti e asciugare bene la zona dopo il lavaggio, per ridurre l’umidità che favorisce la proliferazione di germi.

Il ruolo dell’alimentazione

Non esiste una dieta che curi da sola la vaginite, ma un’alimentazione equilibrata, che tenga sotto controllo la glicemia, può ridurre il rischio di episodi ricorrenti di Candida.

Un eccesso di zuccheri semplici, infatti, favorisce le condizioni ideali per la proliferazione del fungo, soprattutto nelle donne con diabete o pre-diabete non ben controllati.

Vaginite in gravidanza

In gravidanza la vaginite merita un’attenzione particolare, perché alcune forme, in primo luogo la vaginosi batterica, sono state associate a un aumento del rischio di parto pretermine.

Per questo motivo è importante segnalare tempestivamente al ginecologo qualsiasi perdita anomala durante la gestazione, così da avviare una terapia sicura per madre e bambino.

Vaginite in gravidanza

Come prevenire la vaginite

Una corretta igiene intima, con detergenti delicati e a pH fisiologico, è la prima forma di prevenzione contro la vaginite.

Dopo la defecazione è utile pulirsi dal davanti verso il dietro, per evitare di trasportare batteri intestinali verso la vagina.

Cambiare regolarmente la biancheria intima, evitare le lavande vaginali non prescritte dal medico e proteggersi durante i rapporti sessuali con partner nuovi riducono ulteriormente il rischio.

Anche la scelta degli assorbenti, preferendo quelli senza profumazioni aggiunte, e il cambio frequente durante il ciclo mestruale contribuiscono a mantenere sano l’ambiente vaginale.

Vaginite ricorrente: cosa fare

Quando la vaginite si ripresenta più volte nell’arco di un anno, è importante non limitarsi a ripetere la stessa terapia usata in precedenza senza consultare uno specialista.

Il ginecologo può indagare eventuali fattori predisponenti, come uno squilibrio della flora batterica di lunga durata, alterazioni della risposta immunitaria o abitudini igieniche da correggere.

In alcuni casi di Candida ricorrente viene proposto un trattamento di mantenimento più prolungato nel tempo, per ridurre la frequenza delle recidive.

Anche il partner, quando presente un’infezione trasmissibile come il Trichomonas, dovrebbe essere valutato e trattato in parallelo, per evitare il classico “ping pong” di reinfezioni reciproche.

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Quando rivolgersi al ginecologo

È bene prenotare una visita se le perdite vaginali cambiano in modo evidente di colore, odore o quantità, oppure se compaiono prurito e bruciore persistenti.

Vanno segnalati con urgenza anche febbre, dolore pelvico intenso o sintomi che non migliorano dopo pochi giorni di terapia, perché potrebbero indicare un’infezione più estesa che coinvolge l’utero o le tube.

Un consulto con il ginecologo resta comunque il modo più sicuro per avere una diagnosi certa ed evitare recidive.

Non c’è motivo di provare imbarazzo nel descrivere i sintomi in dettaglio: informazioni precise su colore, odore e durata delle perdite aiutano lo specialista a orientarsi rapidamente verso la diagnosi corretta.

Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun caso una visita medica. In presenza di sangue nelle feci, febbre alta o sintomi persistenti, rivolgiti al tuo medico di base o al pronto soccorso.

Domande frequenti sulla vaginite

La vaginite si trasmette al partner?
Dipende dal tipo: la vaginite da Trichomonas è una vera infezione sessualmente trasmissibile e va curata anche nel partner, mentre la vaginosi batterica e la Candida non sono considerate infezioni sessualmente trasmissibili in senso stretto, anche se i rapporti possono favorirne la comparsa.

È normale avere vaginiti ricorrenti?
Episodi ripetuti, soprattutto di Candida, non sono rari, ma se si presentano più di quattro volte l’anno è utile indagare con il ginecologo eventuali fattori predisponenti, come diabete non controllato o alterazioni della flora batterica.

Si possono avere rapporti sessuali durante una vaginite?
È generalmente consigliato evitarli fino alla fine della terapia, sia per il fastidio che i rapporti possono causare sia per ridurre il rischio di trasmissione o di reinfezione reciproca.

Yogurt e fermenti lattici aiutano a prevenire la vaginite?
Alcuni studi suggeriscono un possibile ruolo protettivo dei probiotici nel mantenere l’equilibrio della flora vaginale, ma non sostituiscono la terapia medica in caso di infezione in corso.

Fonti


Manuel Szathvary

Manuel Szathvary
Direttore Sanitario

Leggi la biografia

Manuel Szathvary, Direttore sanitario di Serenis, è un medico di Medicina Generale (medico di famiglia) con esperienza nella telemedicina. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Padova, ha poi ottenuto il diploma regionale come Medico di Medicina Generale presso la Regione del Veneto. Registrato presso l’Ordine dei Medici e Chirurghi di Padova n° 11336, si impegna a fornire trattamenti mirati per migliorare la salute dei pazienti con difficoltà all’accesso alle cure, tramite la tecnologia.