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Punti chiave

  • Cos’è: una sindrome da dolore cronico della zona vulvare esterna che dura da oltre tre mesi, non causata da infezioni o lesioni visibili.
  • Sintomi e cause: si manifesta con bruciore, fitte e ipersensibilità al tatto; le cause includono danni ai nervi, traumi pregressi o eccessiva contrazione dei muscoli pelvici.
  • Trattamento: la cura prevede un mix di farmaci per il dolore nervoso, fisioterapia per rilassare il pavimento pelvico e psicoterapia per gestire l’impatto emotivo.

Che cos’è la vulvodinia?

La vulvodinia è una sindrome da dolore vulvare cronico, precisamente nella parte esterna dei genitali femminili. Questo dolore dura almeno tre mesi e non è legato a infezioni, infiammazioni o altre malattie che si possono diagnosticare con esami clinici o di laboratorio.

Le donne che soffrono di vulvodinia avvertono sensazioni di bruciore, fastidio, irritazione o dolore acuto, che possono presentarsi in modo continuo o comparire in determinate situazioni, come durante i rapporti sessuali, quando indossano abiti stretti o anche semplicemente camminando o sedendosi.

Questo disturbo ha un forte impatto sulla qualità della vita, poiché limita le attività quotidiane e può creare problemi di natura emotiva e psicologica, come ansia, stress e depressione, legati sia al dolore fisico sia alla difficoltà di gestione della malattia.

Tipi di vulvodinia

La classificazione più aggiornata, elaborata dalla ISSVD (International Society for the Study of Vulvovaginal Disease), distingue due grandi forme in base alla localizzazione del dolore:

  • Vulvodinia localizzata: il dolore è circoscritto a una zona specifica. La forma più comune è la vestibolodinia (o vestibolite vulvare), in cui il dolore si concentra nel vestibolo vaginale, ovvero l’area all’ingresso della vagina. Meno frequente è la clitorodinia, con dolore localizzato al clitoride. La vestibolodinia è spesso la forma diagnosticata nelle donne in età riproduttiva.
  • Vulvodinia generalizzata: il dolore interessa l’intera regione vulvare in modo diffuso, senza una zona di massima intensità ben definita. Tende a essere più costante e meno legato a stimoli fisici specifici.

Entrambe le forme si classificano ulteriormente in base alla modalità di insorgenza:

  • Provocata: il dolore compare solo in risposta a uno stimolo fisico (contatto, pressione, penetrazione).
  • Spontanea: il dolore è presente anche in assenza di stimolazione.
  • Mista: combinazione delle due modalità precedenti.

Distinguere il tipo di vulvodinia è clinicamente rilevante: la vestibolodinia provocata risponde bene alla fisioterapia pelvica e, nei casi più resistenti, a trattamenti mirati sul vestibolo. La vulvodinia generalizzata spontanea, invece, richiede spesso un approccio più orientato alla gestione del sistema nervoso centrale, con farmaci neuromodulatori e supporto psicologico.

Cause della vulvodinia

Le ricerche attuali identificano cinque categorie di cause che possono agire in modo isolato o combinato:

  • Alterazioni del sistema nervoso: una delle ipotesi più accreditate riguarda la sensibilizzazione centrale e periferica, in cui i nervi della zona vulvare diventano eccessivamente reattivi. Questo porta a percepire come dolorosi stimoli normalmente innocui (allodinia) o ad amplificare quelli già fastidiosi (iperalgesia), anche in assenza di una lesione attiva.
  • Infezioni ricorrenti: le candidosi vaginali ripetute possono innescare una risposta infiammatoria cronica nei tessuti vulvari, con alterazioni della mucosa che persistono anche dopo la guarigione dell’infezione. Questo meccanismo rappresenta un fattore di rischio documentato in letteratura, sebbene non ogni donna con candida ricorrente sviluppi vulvodinia.
  • Fattori ormonali: livelli ridotti di estrogeni possono causare assottigliamento e ipersensibilità dei tessuti vulvari. In questi casi si parla spesso di vulvodinia iatrogena, reversibile con la correzione dell’equilibrio ormonale.
  • Ipertono del pavimento pelvico: in molte donne con vulvodinia i muscoli del pavimento pelvico risultano eccessivamente contratti. Questo stato di tensione cronica riduce il flusso sanguigno locale e mantiene attivo il circolo dolore–contrazione–dolore, rendendo fondamentale l’approccio fisioterapico.
  • Fattori immunitari e infiammatori: alcune ricerche evidenziano un’aumentata densità di mastociti (cellule del sistema immunitario) nella zona del vestibolo vulvare. Queste cellule liberano sostanze pro-infiammatorie in risposta a stimoli anche minimi, contribuendo alla sensibilizzazione locale dei tessuti.

fattori psicologici come ansia, stress cronico o traumi pregressi non rappresentano una causa primaria della vulvodinia, ma possono abbassare la soglia del dolore e rendere più difficile la gestione della malattia, alimentando il circolo vizioso già descritto.

Diagnosi della vulvodinia

Quali sono i sintomi della vulvodinia?

I sintomi della vulvodinia possono variare da persona a persona, i più comuni sono:

  • Dolore vulvare: è il sintomo principale e può essere descritto come bruciore, pizzicore, fitte, dolore acuto o pulsante. Il dolore può essere costante o intermittente.
  • Bruciore: sensazione di calore o bruciore nella zona vulvare.
  • Irritazione: sensazione di irritazione o fastidio, spesso associata a una sensazione soggettiva di infiammazione, in assenza di segni clinici oggettivi.
  • Prurito: alcune donne possono sperimentare una sensazione di prurito persistente.
  • Sensibilità eccessiva: la vulva può presentare ipersensibilità al tatto (fenomeni come allodinia o iperalgesia), rendendo dolorose attività come il contatto sessuale, l’uso di indumenti stretti o persino il semplice stare sedute.
  • Dispareunia: dolore durante i rapporti sessuali.
  • Fastidio durante attività quotidiane: anche attività comuni come camminare, fare esercizio fisico o stare sedute possono essere scomode o dolorose.
  • Sintomi urinari: alcune donne con vulvodinia riferiscono bruciore durante la minzione, urgenza urinaria o aumento della frequenza delle minzioni, in assenza di infezioni delle vie urinarie. Questi sintomi sono legati alla vicinanza anatomica dell’uretra alla zona vulvare e alla sensibilizzazione nervosa dell’area.

Vulvodinia e sintomi urinari

In una parte delle donne con vulvodinia compaiono sintomi urinari come bruciore alla minzione, urgenza e frequenza aumentata, in assenza di infezioni batteriche. Questo avviene perché la sensibilizzazione nervosa dell’area vulvare può coinvolgere anche l’uretra e il trigono vescicale, strutture anatomicamente adiacenti e innervate dagli stessi rami del nervo pudendo.

In alcuni casi questa sovrapposizione indica una comorbidità con la cistite interstiziale (o sindrome della vescica dolorosa), una condizione distinta che può coesistere con la vulvodinia. Se i sintomi urinari sono persistenti, è opportuno un consulto urologico o uroginecologico per escluderla o trattarla in parallelo.

Aspetti psicologici legati alla vulvodinia

La vulvodinia non riguarda solo il dolore fisico, ma coinvolge anche la sfera psicologica della donna. Spesso il dolore cronico genera una risposta emotiva intensa, che può portare a stati di ansia, stress e depressione.

Questi disturbi psicologici non sono semplici conseguenze, ma possono peggiorare la percezione del dolore, creando un circolo vizioso difficile da interrompere. La paura del dolore durante i rapporti sessuali può causare tensione e blocchi emotivi, riducendo la qualità della vita intima e sociale.

Per questo motivo, il trattamento della vulvodinia deve includere anche un supporto psicologico mirato che può aiutare in diversi aspetti:

  • Gestione dello stress e dell’ansia: il dolore cronico può causare stress e ansia.
  • Terapia sessuale: può aiutare a affrontare le problematiche legate alla sessualità, migliorare l’intimità e sviluppare una migliore comprensione e gestione del dolore durante i rapporti sessuali.
  • Supporto emotivo e relazionale: la vulvodinia può influenzare le relazioni personali e sessuali. La terapia può fornire uno spazio sicuro per esplorare e affrontare questi problemi e migliorare la comunicazione con il partner.

Se soffri di vulvodinia e avverti difficoltà legate all’aspetto psicologico, parlane con uno psicoterapeuta o un sessuologo del nostro centro medico. Il primo colloquio è gratuito: potrai raccontare come ti senti e decidere insieme al terapeuta se avviare un percorso psicologico che ti possa aiutare ad affrontare gli aspetti o le cause psicologiche della malattia.

Aspetti psicologici legati alla vulvodinia

Diagnosi

La diagnosi della vulvodinia è spesso complessa poichè non esistono dei test specifici per identificare questa malattia. Spesso la diagnosi è di tipo differenziale, cercando di escludere tutte le condizioni per cui la paziente potrebbe presentare sintomi simili.

Durante la fase diagnostica, la paziente descrive il tipo di dolore che viene percepito, le zone dove viene percepito e le eventuali attività specifiche, come i rapporti sessuali o il restare seduti, durante le quali si presentano questi dolori.

Successivamente viene effettuato il test del cotton fioc (o Swab Test): il medico utilizza un bastoncino di cotone per applicare una leggera pressione su diverse aree della vulva, in modo da determinare la localizzazione e l’intensità del dolore. Se la paziente lamenta dolore al tocco, potrebbe essere interessata da vulvodinia, in caso contrario vengono prese in considerazioni anche altre patologie.

Trattamenti e cure

Non esiste un unico trattamento risolutivo per la vulvodinia: l’approccio più efficace è multidisciplinare, combinando terapia farmacologica, trattamenti topici, fisioterapia pelvica e supporto psicologico. L’obiettivo non è necessariamente l’eliminazione completa del dolore, ma la riduzione progressiva dei sintomi e il recupero della qualità di vita.

Terapia farmacologica

La vulvodinia è una sindrome da dolore neuropatico, non una condizione infiammatoria in senso classico. Per questo i comuni antiinfiammatori (FANS) come ibuprofene o diclofenac non sono efficaci come trattamento principale: agiscono sull’infiammazione acuta ma non modificano la sensibilizzazione nervosa alla base del disturbo. Possono offrire un sollievo temporaneo nelle fasi di riacutizzazione, ma non sostituiscono una terapia specifica.

I farmaci di prima scelta agiscono invece sul sistema nervoso:

  • Antidepressivi triciclici (amitriptilina, nortriptilina a basso dosaggio): riducono la trasmissione del dolore neuropatico a livello centrale e sono tra i farmaci più studiati per questa indicazione.
  • Anticonvulsivanti (gabapentin, pregabalin): modulano l’eccitabilità dei nervi periferici, riducendo la risposta esagerata al dolore.

Tutti questi farmaci devono essere prescritti e monitorati da un medico specialista, che valuterà dosaggi e durata in base alla risposta individuale.

Trattamenti topici: le creme per la vulvodinia

I trattamenti topici sono particolarmente utili nelle forme localizzate come la vestibolodinia, o per chi cerca sollievo prima dell’attività sessuale. Le opzioni principali sono:

  • Gel o crema a base di lidocaina: anestetico locale applicato direttamente sulla zona dolorosa. Riduce la sensibilità al tatto e può essere usato prima dei rapporti sessuali per limitare il dolore. L’uso prolungato va monitorato per evitare una desensibilizzazione eccessiva dei tessuti.
  • Crema estrogenica topica: indicata nelle forme associate a carenza estrogenica (menopausa, uso prolungato di pillola a basso dosaggio estrogenico). Ripristina lo spessore e l’elasticità della mucosa vulvare, riducendo l’ipersensibilità. È disponibile in formulazioni a rilascio locale con minimo assorbimento sistemico.
  • Preparati magistrali: in centri specializzati vengono impiegati preparati galenici come la crema di amitriptilina topica o di gabapentin topico, che agiscono direttamente sui recettori nervosi locali senza effetti sistemici rilevanti. Richiedono prescrizione medica e preparazione in farmacia galenica.

Nessun prodotto da banco, comprese creme idratanti o emollienti generiche, è indicato come trattamento specifico della vulvodinia, sebbene le creme barriera possano ridurre l’irritazione da attrito nelle fasi acute. Qualsiasi trattamento topico va concordato con il medico per evitare sostanze che possano aggravare la sensibilizzazione.

Fisioterapia pelvica

La fisioterapia pelvica mira a rilassare i muscoli del pavimento pelvico, spesso contratti o tesi a causa del dolore cronico. Il fisioterapista utilizza tecniche manuali, esercizi specifici e metodi di rilassamento per migliorare la funzionalità muscolare e ridurre la tensione nella zona vulvare. La fisioterapia aiuta anche a migliorare la circolazione e favorisce la guarigione dei tessuti, contribuendo a diminuire il dolore.

A quali specialisti rivolgersi

Data la complessità della sindrome, la diagnosi e il trattamento della vulvodinia richiedono spesso un approccio multidisciplinare. I professionisti di riferimento sono:

  • Ginecologo o vulvologo: è il primo punto di accesso. Esegue l’esame obiettivo, lo Swab Test e richiede gli esami necessari per escludere altre patologie.
  • Dermatologo: indispensabile per escludere dermatosi vulvari che possono mimare o coesistere con la vulvodinia e richiedono un trattamento specifico.
  • Fisioterapista del pavimento pelvico: valuta il tono muscolare pelvico e l’eventuale ipertono, spesso associato alla sindrome. La sua valutazione è parte integrante del percorso diagnostico nei casi con componente muscolare.
  • Psicologo o sessuologo: gestisce l’impatto emotivo del dolore cronico e le ricadute sulla sfera sessuale e relazionale, che rappresentano una componente significativa della qualità di vita delle pazienti.

La vulvodinia può passare da sola?

È una delle domande più frequenti: la risposta dipende in larga misura dalla causa sottostante e dalla precocità della diagnosi. In generale, la vulvodinia non tende a risolversi spontaneamente se non viene affrontata, ma la prognosi con un trattamento adeguato è favorevole per la maggior parte delle pazienti.

Alcune forme hanno maggiore probabilità di migliorare autonomamente o con interventi mirati:

  • Vulvodinia iatrogena da contraccettivi orali: in molti casi i sintomi si attenuano significativamente dopo la sospensione della pillola e, se necessario, con una terapia estrogenica topica di breve durata.
  • Vulvodinia secondaria a candidosi ricorrente: una volta trattata e prevenuta la causa infettiva, la sensibilizzazione nervosa può ridursi progressivamente.

Nelle forme croniche senza una causa facilmente rimovibile, la remissione spontanea è possibile ma non prevedibile. La letteratura scientifica indica che con un approccio combinato la maggior parte delle pazienti raggiunge una riduzione significativa del dolore e un recupero della qualità di vita nel corso di mesi o anni.

Per questo motivo è importante non aspettare che i sintomi passino da soli: una diagnosi precoce accorcia i tempi di trattamento e riduce il rischio che il dolore cronico si consolidi come pattern neurologico difficile da modificare.

Vulvodinia e gravidanza

La gravidanza può influenzare i sintomi della vulvodinia in modo variabile: alcune donne riferiscono un peggioramento nel primo trimestre, legato alle rapide variazioni ormonali, mentre altre notano un miglioramento nel secondo e terzo trimestre, quando i livelli di estrogeni si stabilizzano.

Dal punto di vista clinico, le principali questioni riguardano il trattamento e il parto:

  • Trattamento in gravidanza: la maggior parte dei farmaci sistemici usati per la vulvodinia (antidepressivi triciclici, anticonvulsivanti) è sconsigliata o richiede valutazione specialistica in gravidanza. Il trattamento di prima scelta diventa la fisioterapia del pavimento pelvico, che risulta sicura ed efficace anche durante la gestazione, insieme al supporto psicologico.
  • Parto vaginale: nella maggior parte dei casi è possibile. La presenza di vulvodinia non è di per sé un’indicazione al parto cesareo, anche se episiotomia e lacerazioni del perineo possono complicare la guarigione post-partum in donne con ipersensibilità della zona vulvare. È importante discuterne in anticipo con il ginecologo per pianificare un’eventuale analgesia locale.
  • Post-partum: alcune donne con vulvodinia riferiscono un temporaneo peggioramento dopo il parto, legato alla riduzione degli estrogeni durante l’allattamento. In questo periodo può essere utile la crema estrogenica topica a basso dosaggio, valutata in accordo con l’ostetrica e il ginecologo.

Se stai affrontando una gravidanza con una diagnosi di vulvodinia, è fondamentale comunicarlo al team che ti segue per adattare il piano di cura alle esigenze della gestazione.

 

Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre uno specialista.

 

Domande frequenti sulla Vulvodinia (FAQ)

Come si capisce se si ha la vulvodinia?

Si riconosce dalla presenza di dolore, bruciore o fitte nella zona vulvare che durano da almeno tre mesi. Il segno tipico è l’ipersensibilità al contatto, confermata dal medico tramite lo Swab Test.

La vulvodinia è una malattia psicologica?

No, è una patologia fisica legata ai nervi e ai muscoli, ma il dolore cronico ha forti conseguenze psicologiche. L’ansia e lo stress possono infatti peggiorare la percezione del dolore fisico.

Si può guarire dalla vulvodinia?

Sì, è possibile gestire e ridurre i sintomi in modo efficace. Il percorso richiede tempo e un approccio combinato tra medici specialisti, fisioterapisti e psicologi.

Quali attività danno più fastidio a chi ne soffre?

Le attività più problematiche sono i rapporti sessuali, lo stare sedute a lungo, indossare pantaloni stretti o praticare sport come il ciclismo e la camminata veloce.

 

Fonti

  • Bergeron, S., Reed, B. D., Wesselmann, U., & Bohm-Starke, N. (2020). Vulvodynia. Nature Reviews Disease Primers, 6(1), 36.
  • Santangelo, G., Ruggiero, G., Murina, F., Di Donato, V., Perniola, G., Palaia, I., Fischetti, M., Casorelli, A., Giannini, A., Di Dio, C., Muzii, L., Panici, P. B., & Bogani, G. (2023). Vulvodynia: A practical guide in treatment strategies. International Journal of Gynecology & Obstetrics, 163(2), 510–520.
  • Schlaeger, J. M., Glayzer, J. E., Villegas‐Downs, M., Li, H., Glayzer, E. J., He, Y., Takayama, M., Yajima, H., Takakura, N., Kobak, W. H., & McFarlin, B. L. (2022). Evaluation and Treatment of vulvodynia: State of the science. Journal of Midwifery & Women S Health, 68(1), 9–34.


Agnese Cannistraci

Agnese Cannistraci
Psicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis

Leggi la biografia

Dopo la laurea in Psicologia Clinica a Roma, mi sono specializzata in Gruppoanalisi e ho conseguito certificazioni in Psicodiagnostica Giudiziaria e Clinica, Tecniche Psicodrammatiche e Formazione alle Dinamiche Istituzionali. Credo che nel mio lavoro sia fondamentale generare uno spazio relazionale in cui la persona si senta vista e ascoltata, sia dal terapeuta che da se stessa, motivo per cui ho svolto un master in Sustainability Management, con l’intento di integrare gli aspetti clinici con un approccio volto alla promozione di benessere e sostenibilità individuali, organizzativi e sociali.