Pleurite: che cos'è, sintomi e differenze con la polmonite

Punti chiave sulla pleurite

  • Cos’è: l’infiammazione della pleura, la sottile membrana formata da due foglietti che riveste i polmoni e la parte interna della parete toracica.
  • Sintomi: il segnale caratteristico è un dolore toracico acuto che aumenta respirando profondamente, tossendo o starnutendo; possono comparire anche tosse, febbre o difficoltà respiratoria, a seconda della causa.
  • È pericolosa? la gravità dipende soprattutto dalla condizione che ha provocato l’infiammazione; può accompagnare un’infezione virale lieve, ma anche polmonite, embolia polmonare o altre malattie che richiedono un trattamento specifico.
  • Tempi di guarigione: dipendono dalla causa; una forma virale non complicata può risolversi in poche settimane, mentre infezioni batteriche, malattie autoimmuni o un versamento pleurico possono richiedere anche mesi.

La pleurite è l’infiammazione della pleura, la membrana che avvolge i polmoni, e provoca tipicamente un dolore toracico che peggiora respirando. Vediamo come riconoscerla, quali sono le cause principali, come si diagnostica, come si cura e quanto tempo richiede la guarigione.

Cos’è la pleurite e come differisce dalla polmonite

La pleurite è un’infiammazione della pleura, una membrana molto sottile che permette ai polmoni di muoversi all’interno del torace durante la respirazione. È composta da due foglietti: la pleura viscerale che aderisce alla superficie dei polmoni, e la pleura parietale che riveste internamente la parete toracica, il diaframma e parte del mediastino.

Tra i due foglietti si trova la cavità pleurica, che normalmente contiene una piccola quantità di liquido lubrificante. Questo sottile strato consente alle superfici pleuriche di scorrere l’una sull’altra con pochissimo attrito mentre inspiriamo ed espiriamo.

Quando la pleura si infiamma, lo scorrimento diventa doloroso e può comparire il tipico dolore pleuritico, che aumenta con gli atti respiratori. Il dolore nasce soprattutto dal coinvolgimento della pleura parietale, ricca di innervazione sensibile.

La pleurite non identifica però una singola malattia con una causa unica: può essere la manifestazione di infezioni, malattie autoimmuni, embolia polmonare, traumi e altre condizioni. Per questo riconoscere l’infiammazione è soltanto il primo passo: dobbiamo anche capire che cosa l’ha provocata.

Che cos'è la pleurite

Pleurite e Polmonite: Che Differenza C’è?

Pleurite e polmonite interessano parti differenti dell’apparato respiratorio. La polmonite è un’infezione del tessuto polmonare (detto anche parenchima), mentre nella pleurite l’infiammazione riguarda le membrane che rivestono il polmone e la cavità toracica.

Le due condizioni possono però comparire insieme: secondo una revisione della letteratura pubblicata sul The Journal of Association of Chest Physicians, una polmonite può estendere il processo infiammatorio alla pleura e può anche associarsi a un versamento parapneumonico, un accumulo di liquido nello spazio pleurico.

Il dolore può darci qualche indicazione, ma non permette da solo di distinguere le due condizioni. Una polmonite che coinvolge la pleura può provocare proprio un dolore pleuritico, mentre non tutte le polmoniti causano dolore al torace.

Pleurite Polmonite
Sede principale Colpisce la pleura, la doppia membrana che riveste i polmoni (pleura viscerale) e l’interno della cavità toracica (pleura parietale) Colpisce il tessuto polmonare vero e proprio, in particolare gli alveoli
Sintomi tipici Dolore toracico acuto e trafittivo che peggiora con l’ispirazione, la tosse o gli starnuti; tosse prevalentemente secca; respiro superficiale; possibile febbre e versamento pleurico Tosse intensa (spesso grassa con espettorato); febbre alta con brividi; respiro corto (dispnea); stanchezza profonda e dolori muscolari
Cause principali Spesso secondaria a infezioni polmonari vicine (come la polmonite stessa), infezioni virali sistemiche, malattie autoimmuni (es. Lupus o artrite reumatoide), traumi toracici, embolia polmonare o tumori Principalmente infezioni: batteriche (es. Streptococcus pneumoniae), virali (es. virus influenzali, COVID-19), fungine

Sintomi della pleurite: come riconoscerla

Il sintomo più caratteristico della pleurite è il dolore toracico trafittivo: generalmente è acuto, ben localizzato e diventa più intenso quando facciamo un respiro profondo, tossiamo o starnutiamo. Alcune persone lo descrivono come una fitta o una sensazione pungente.

Il dolore non deve necessariamente rimanere confinato al punto in cui percepiamo l’infiammazione. L’innervazione della pleura spiega perché, in alcuni casi, possiamo sentirlo anche alla spalla, al collo, alla parte superiore dell’addome o in altre zone del torace. L’irritazione della porzione centrale della pleura diaframmatica, per esempio, può provocare dolore riferito alla spalla attraverso il nervo frenico.

Possiamo inoltre avere:

  • respiro corto o superficiale;
  • tosse, spesso secca;
  • febbre e brividi, quando la causa è infettiva;
  • affaticamento o malessere generale;
  • un rumore caratteristico (simile al cuoio stropicciato) udibile all’auscultazione medica.

Una persona può istintivamente respirare meno profondamente perché espandere il torace fa male. Un dolore con queste caratteristiche, però, non dimostra da solo che abbiamo una pleurite, in quanto è un sintomo presente anche nell’embolia polmonare, nel pneumotorace, nella pericardite e in altre condizioni.

Difficoltà respiratorie con la pleurite

Pleurite senza febbre, tosse e difficoltà respiratorie

La pleurite può presentarsi anche senza febbre, chiamata pleurite afebbrile, poiché questo sintomo dipende soprattutto dalla causa dell’infiammazione e non è quindi un requisito necessario per riconoscere un dolore pleuritico.

Può essere assente, per esempio, quando l’infiammazione è associata a condizioni non infettive come:

  • Malattie autoimmuni: lupus eritematoso sistemico (LES) o artrite reumatoide.
  • Embolia polmonare: piccoli infarti polmonari possono causare pleurite improvvisa senza febbre iniziale.
  • Neoplasie: tumori pleurici o metastasi.
  • Esposizione all’amianto: può causare placche e pleuriti croniche asintomatiche o dolorose.

Anche gli altri sintomi possono variare: la tosse può essere secca e dolorosa, ma non è sempre presente; la dispnea, ovvero la sensazione di avere difficoltà a respirare, può dipendere dalla malattia sottostante, dal dolore che ci porta a respirare superficialmente oppure dalla presenza di un versamento pleurico.

L’assenza di febbre, quindi, non rende automaticamente innocuo un dolore toracico che peggiora respirando.

Cause principali: cosa fa venire la pleurite?

Come abbiamo visto, la pleurite può avere origine infettiva o non infettiva. Tra le infezioni troviamo quelle:

  • Virali: tra cui il virus dell’influenza e della parainfluenza, Coxsackievirus (in particolare il Coxsackie B), responsabile della pleurodinia epidemica o malattia di Bornholm, che causa forti spasmi dolorosi ai muscoli intercostali e alla pleura, Echovirus e Adenovirus, virus respiratorio sinciziale (RSV) e SARS-CoV-2.
  • Batteriche: tra cui Streptococcus pneumoniae (pneumococco), il principale responsabile delle polmoniti batteriche che poi si estendono alla pleura, Staphylococcus aureus e Haemophilus influenzae, e Mycobacterium tuberculosis (tubercolosi), una forma specifica e rilevante, in cui il batterio colpisce direttamente le membrane provocando versamenti pleurici cronici.
  • Fungine: come istoplasmosi, aspergillosi o blastomicosi, spesso contratte tramite l’inalazione di spore fungine presenti nell’ambiente.

La pleurite in sé non è contagiosa, perché rappresenta una risposta infiammatoria della pleura. Può però esserlo la malattia che l’ha provocata: alcuni virus respiratori e batteri possono trasmettersi da una persona all’altra, mentre condizioni come embolia polmonare o malattie autoimmuni non sono trasmissibili.

Non dobbiamo quindi adottare precauzioni particolari semplicemente perché è stata diagnosticata una pleurite: le eventuali misure per evitare il contagio dipendono dalla causa sottostante.

Le principali cause non infettive, come malattie autoimmuni, embolia polmonare e neoplasie, sono quelle che abbiamo visto poco sopra parlando della pleurite senza febbre.

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Pleurite con versamento: il liquido nei polmoni

Quando nello spazio tra i due foglietti della pleura si accumula una quantità anomala di liquido parliamo di versamento pleurico. Anche se spesso si parla impropriamente di “liquido nei polmoni”, dobbiamo fare una distinzione importante: il fluido non si trova all’interno del polmone, ma nello spazio pleurico che lo circonda.

Quando aumenta il liquido che separa i due foglietti infiammati, il tipico dolore da sfregamento può diminuire, ma allo stesso tempo può comprimere il polmone e provocare affanno, respiro rapido e sensazione di peso al torace. Per individuarlo si utilizzano soprattutto radiografia ed ecografia toracica; quest’ultima permette di identificare anche quantità relativamente piccole di liquido e aiuta a guidare un’eventuale toracentesi.

C’è un’altra associazione sbagliata che dobbiamo correggere: un versamento pleurico non significa automaticamente tumore. Tra le possibili cause troviamo insufficienza cardiaca, polmonite e altre infezioni, neoplasie, embolia polmonare e malattie infiammatorie o autoimmuni, come visto in precedenza. Quando la causa non è già evidente, però, il versamento deve essere studiato: caratteristiche cliniche, imaging e, quando indicato, analisi del liquido permettono di orientare la diagnosi.

Liquido dai polmoni

Il liquido pleurico guarisce da solo?

Sì, un versamento pleurico può riassorbirsi e guarire da solo, ma questo dipende strettamente dalla causa sottostante e dall’entità dell’accumulo.

In particolare, se il versamento è di piccola entità ed è causato da una patologia reversibile (come un’infezione leggera o un’infiammazione), il liquido tende a regredire spontaneamente una volta curata la malattia principale.

Al contrario, il liquido non guarisce da solo e richiede interventi medici (come la toracentesi o il posizionamento di un drenaggio) in presenza di:

  • Versamenti abbondanti: che comprimono il polmone e causano grave affanno.
  • Infezioni complicate (es. empiema): dove il liquido si trasforma in pus e va rimosso per evitare danni permanenti o shock settico.

La scelta se attendere il riassorbimento naturale o intervenire attivamente viene presa dal medico valutando insieme i sintomi, il volume del liquido e, soprattutto, la causa che lo ha generato.

Pleurite: quando preoccuparsi e rischi

La pleurite in sé raramente è la causa diretta della morte, ma la sua gravità dipende interamente dalla malattia che l’ha scatenata. Una forma virale non complicata può risolversi spontaneamente, mentre una pleurite associata a embolia polmonare, infezione pleurica, tubercolosi o neoplasia richiede cure repentine e può avere conseguenze molto serie.

Dobbiamo richiedere una valutazione medica urgente (Pronto Soccorso) se il dolore al petto si associa a uno di questi segnali d’allarme:

  • grave difficoltà respiratoria, specialmente se compare a riposo;
  • dolore toracico improvviso, molto violento o in rapido peggioramento;
  • labbra, dita o cute bluastre (cianosi, segno di scarso ossigeno);
  • tosse con emissione di sangue (emottisi);
  • confusione mentale, forte stordimento o svenimento;
  • febbre molto alta unita a un rapido crollo delle forze generali.

Anche in assenza di questi sintomi gravi, un dolore al petto che aumenta quando si respira a fondo non va mai sottovalutato. Basandosi solo sui sintomi è impossibile distinguere una pleurite leggera da un problema cardiaco o polmonare urgente: solo il medico, tramite esami specifici, può fare una diagnosi corretta e sicura.

Come si diagnostica la pleurite

Per diagnosticare una pleurite, il medico parte dai sintomi e dalla visita, ascoltando anche il torace con lo stetoscopio. Quando i due foglietti pleurici infiammati sfregano tra loro può infatti comparire un rumore caratteristico, chiamato sfregamento pleurico.

Gli esami servono sia a confermare il problema sia, soprattutto, a scoprirne la causa. A tal proposito, possono comprendere:

  • radiografia del torace, utile per individuare polmoniti, versamenti e altre alterazioni;
  • ecografia toracica, particolarmente efficace nel riconoscere e studiare il liquido pleurico;
  • TAC del torace, quando è necessario osservare più dettagliatamente polmoni e pleura o approfondire una possibile causa, fondamentale per sospetto di tumori o embolia;
  • esami del sangue, scelti in base al sospetto diagnostico;
  • toracentesi, se è presente un versamento che necessita di essere analizzato.

Con la toracentesi viene prelevato un campione di liquido pleurico, che può essere sottoposto ad analisi chimiche, microbiologiche e citologiche. Oggi la procedura viene eseguita con guida ecografica per renderla più sicura.

La pleurite si diagnostica con una tac del torace

Come si cura la pleurite: trattamenti e farmaci

Nella medicina non esiste un farmaco unico per curare la pleurite, in quanto si deve agire sia sul dolore sia sulla causa dell’infiammazione. Per controllare il dolore pleuritico vengono comunemente utilizzati farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), chiaramente se non ci sono controindicazioni.

Il trattamento della causa cambia invece da persona a persona:

  • gli antibiotici vengono utilizzati quando è presente un’infezione batterica, come una polmonite, ma non curano le infezioni virali;
  • nelle malattie autoimmuni il medico può prescrivere corticosteroidi o altri farmaci specifici, in base alla patologia responsabile;
  • embolia polmonare, tubercolosi e altre cause richiedono terapie proprie.

Una pleurite virale non complicata può risolversi con terapia sintomatica, ma ciò non significa che dobbiamo aspettare che qualsiasi pleurite passi da sola. Prima bisogna capire che cosa l’ha provocata, soprattutto quando il dolore è intenso, persistente o accompagnato da difficoltà respiratoria.

Se è presente un versamento pleurico, inoltre, può essere necessario drenare il liquido inserendo un tubicino di drenaggio. Secondo le linee guida della British Thoracic Society esiste anche la pleurodesi, una procedura per “incollare” le pleure in caso di versamenti recidivanti (spesso neoplastici).

🩺 Il consiglio del medico

Il più grande errore con la pleurite è considerarla una malattia a sé stante e concentrarsi solo sul calmare il dolore al petto, spesso abusando di antinfiammatori per riprendere subito le normali attività. La pleurite è spesso il “campanello d’allarme” di qualcos’altro, come una polmonite: la priorità assoluta deve essere scoprire e curare la causa scatenante insieme al medico, rispettando i tempi di riposo per evitare che l’infiammazione lasci cicatrici e aderenze permanenti nei polmoni.

Riposo, stile di vita e gestione a casa

Durante la convalescenza da pleurite non è obbligatorio il riposo assoluto a letto, a meno che non sia espressamente indicato dal medico. È fondamentale, invece, ascoltare il proprio corpo e adottare uno stile di vita flessibile basato su tre regole principali:

  • Attività fisica e sforzi: nella fase acuta è necessario sospendere lo sport, i lavori pesanti e qualsiasi attività che aumenti l’affanno o il dolore al petto. Il ritorno alle normali occupazioni deve essere graduale e deve seguire la guarigione della malattia che ha scatenato la pleurite.
  • Uscire di casa: è possibile uscire se ci si sente in forze. Al contrario, è bene rimanere a riposo in presenza di febbre, forte stanchezza, difficoltà respiratorie o dolore intenso. Se la pleurite è l’effetto di un’infezione contagiosa (come l’influenza), occorre restare isolati e seguire le precauzioni per non trasmetterla.
  • Il mito del “colpo di freddo”: non esistono prove scientifiche che il freddo o le correnti d’aria aggravino direttamente l’infiammazione delle membrane pleuriche. Più che coprirsi eccessivamente, la vera priorità per guarire è evitare gli sforzi che sovraccaricano i polmoni e gli sbalzi termici.

La gestione della casa e del tempo libero deve basarsi sul buon senso: concedere all’organismo il tempo di recuperare senza forzare i ritmi.

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Tempi di guarigione e postumi della pleurite

Non si può parlare di una durata standard per la guarigione dalla pleurite: i tempi dipendono interamente dalla causa che ha scatenato l’infiammazione. In particolare, si distinguono:

  • Forme rapide: una pleurite virale semplice e non complicata può risolversi e migliorare decisamente nell’arco di pochi giorni.
  • Forme prolungate: se la pleurite è causata da polmonite, tubercolosi, gravi infezioni o malattie autoimmuni, il recupero può richiedere diverse settimane o mesi, legandosi ai tempi di cura della patologia principale.

Anche dopo la risoluzione della fase acuta possiamo avvertire per qualche tempo fastidio toracico, affaticamento o dolore durante i respiri profondi, soprattutto se la malattia sottostante ha richiesto un recupero prolungato.

Nei casi più gravi (specialmente dopo infezioni pleuriche importanti o trascurate), l’infiammazione può lasciare come esito degli ispessimenti o delle aderenze pleuriche (una sorta di cicatrice tra le membrane). Se questa fibrosi è molto estesa, può limitare la capacità del polmone di espandersi, causando una persistente difficoltà respiratoria; fortunatamente, questo non è l’esito comune di una normale pleurite.

Se dolore, affanno o altri disturbi persistono invece di migliorare, contatta il medico per verificare la completa risoluzione della causa.

Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun caso il parere del medico o dello pneumologo. In presenza di grave difficoltà respiratoria, dolore toracico violento o cianosi, rivolgiti immediatamente a un pronto soccorso.

Domande frequenti sulla pleurite (FAQ)

La pleurite può causare dolore alla schiena?

Sì, il dolore pleurico può irradiarsi posteriormente lungo la gabbia toracica o verso la spalla a causa dell’innervazione del diaframma.

Quale antibiotico si usa per la pleurite?

Non esiste un unico antibiotico: la scelta (es. amoxicillina/acido clavulanico, macrolidi, cefalosporine) spetta al medico in base al batterio responsabile. Sconsigliamo di automedicarsi con farmaci avanzati da precedenti terapie, con il rischio di sviluppare antibiotico-resistenze oppure peggioramento dei sintomi.

Cosa fare immediatamente in caso di sospetta pleurite?

Mantenere la calma, evitare sforzi fisici e contattare tempestivamente il medico di medicina generale o il pneumologo per un esame obiettivo. In base alla valutazione dei sintomi si potrà poi essere indirizzati a un approfondimento diagnostico tramite imaging.

Fonti