Emorragia cerebrale: come riconoscerla e segnali d'allarme

Punti chiave sull’emorragia cerebrale

  • Cos’è: versamento di sangue nei tessuti cerebrali dovuto alla rottura di un vaso sanguigno.
  • Sintomi principali: mal di testa improvviso e intenso, debolezza o paralisi da un lato del corpo, difficoltà nel linguaggio, vomito, alterazione dello stato di coscienza.
  • Con febbre: può comparire nei giorni successivi, per riassorbimento del sangue, coinvolgimento dei centri di termoregolazione o un’infezione associata.
  • Cause principali: ipertensione arteriosa cronica, aneurismi cerebrali, malformazioni vascolari, terapie anticoagulanti.
  • È un’emergenza: sì, sempre. Ogni minuto perso incide sulla prognosi: va chiamato immediatamente il 118.
  • Come si cura: in ospedale, con controllo della pressione, gestione della coagulazione ed eventuale intervento neurochirurgico nei casi selezionati.

L’emorragia cerebrale è la fuoriuscita di sangue all’interno dei tessuti dell’encefalo, causata dalla rottura di un vaso sanguigno. È una delle due forme principali di ictus (l’altra è l’ictus ischemico, legato invece a un’ostruzione) e rappresenta circa l’8-15% di tutti i casi di ictus, con una gravità clinica mediamente superiore rispetto alla forma ischemica.

Vediamo quali sintomi la caratterizzano, perché in alcuni casi si accompagna a febbre, e perché ogni sospetto va gestito come un’emergenza medica.

Che cos'è l'emorragia cerebrale.

Cos’è l’emorragia cerebrale

L’emorragia cerebrale, detta anche ictus emorragico, si verifica quando un vaso sanguigno all’interno del cervello si rompe, riversando sangue nei tessuti circostanti. Il sangue fuoriuscito comprime le strutture cerebrali vicine, aumenta la pressione all’interno del cranio e priva del normale apporto di sangue le aree a valle della rottura, causando un danno che può essere rapido e, in alcuni casi, esteso.

Si distinguono principalmente due forme:

  • Emorragia intraparenchimale (o intracerebrale): il sangue si accumula direttamente nel tessuto cerebrale;
  • Emorragia subaracnoidea: il sangue si raccoglie nello spazio tra il cervello e le membrane che lo avvolgono, spesso per la rottura di un aneurisma.

Sintomi dell’emorragia cerebrale

I sintomi compaiono tipicamente in modo improvviso, senza preavviso, e possono peggiorare molto rapidamente. Variano a seconda dell’area del cervello colpita, ma i più comuni sono:

  • Mal di testa improvviso e violento, spesso descritto come il più forte mai provato;
  • Debolezza o paralisi a un lato del corpo (viso, braccio, gamba);
  • Difficoltà a parlare o a comprendere il linguaggio (afasia);
  • Vomito, spesso a getto, legato all’aumento della pressione intracranica;
  • Confusione o alterazione dello stato di coscienza, fino al coma nei casi più gravi;
  • Disturbi della vista, visione doppia o perdita parziale del campo visivo;
  • Difficoltà nell’equilibrio e nella deambulazione, soprattutto se è coinvolto il cervelletto;
  • Crisi convulsive, in alcuni casi, soprattutto se l’emorragia interessa il lobo temporale.
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Emorragia cerebrale con febbre

La comparsa di febbre in una persona con emorragia cerebrale, in genere nei giorni successivi all’evento acuto, è un fenomeno relativamente comune e può avere diverse spiegazioni:

  • Febbre da riassorbimento: la degradazione del sangue accumulato nei tessuti cerebrali può innescare una risposta infiammatoria che si manifesta con rialzi febbrili, anche in assenza di un’infezione in corso;
  • Coinvolgimento dei centri di termoregolazione: quando l’emorragia interessa aree profonde del cervello, come l’ipotalamo o il tronco encefalico, può alterarsi direttamente la capacità dell’organismo di regolare la temperatura corporea (febbre centrale o neurogena);
  • Infezioni secondarie: le più frequenti nei pazienti allettati o con ridotta capacità di tosse sono le infezioni respiratorie (polmoniti) e le infezioni delle vie urinarie, che vanno sempre escluse con gli esami appropriati prima di attribuire la febbre solo al riassorbimento.

Va sottolineato un aspetto clinico importante: la presenza di febbre nei giorni successivi a un’emorragia cerebrale è generalmente associata a una prognosi neurologica meno favorevole rispetto ai casi senza febbre, motivo per cui in ospedale viene monitorata e trattata con attenzione, indagando sempre un’eventuale causa infettiva.

🩺 Il consiglio del medico

Se un familiare ricoverato per emorragia cerebrale sviluppa febbre, non allarmatevi ma segnalatela subito al personale medico: è un dato clinico importante che verrà indagato con esami mirati (emocolture, urinocoltura, radiografia del torace) per distinguere una febbre da riassorbimento, generalmente meno preoccupante, da un’infezione che richiede un trattamento specifico e tempestivo.

Perché è sempre un’emergenza

Davanti a un sospetto di emorragia cerebrale, la priorità assoluta è chiamare immediatamente il 118. Un modo semplice per riconoscere i segnali d’allarme, condiviso a livello internazionale, è la sigla FAST:

Lettera Segno da osservare
F – Face (viso) Un lato del viso è cadente o asimmetrico quando si sorride
A – Arm (braccio) Un braccio non si riesce a sollevare o tende a cadere
S – Speech (linguaggio) Il linguaggio è confuso, impastato o incomprensibile
T – Time (tempo) In presenza anche di un solo segno, chiamare subito il 118

Non esiste un modo per distinguere con certezza, solo osservando i sintomi, un’emorragia cerebrale da un ictus ischemico: la diagnosi differenziale richiede sempre un’imaging cerebrale urgente in ospedale, perché i trattamenti delle due condizioni sono profondamente diversi.

L'emorragia cerebrale è un'emergenza e bisogna chiamare subito il 118.

Complicanze possibili

Oltre alla febbre già descritta, l’emorragia cerebrale può associarsi ad altre complicanze, soprattutto nella fase acuta e nei giorni successivi:

  • Idrocefalo, se il sangue ostacola il normale deflusso del liquido cefalorachidiano, con necessità talvolta di un drenaggio;
  • Crisi convulsive, più frequenti quando è coinvolta la corteccia cerebrale;
  • Complicanze tromboemboliche, legate alla ridotta mobilità durante la degenza;
  • Disturbi della deglutizione, con aumento del rischio di polmonite da inalazione se non gestiti correttamente;
  • Aritmie cardiache, talvolta legate allo stress acuto sul sistema nervoso autonomo;
  • Disturbi dell’umore, tra cui depressione post-ictus, che può comparire anche a distanza di settimane o mesi dall’evento acuto.

Il percorso di recupero

Dopo la fase acuta ospedaliera, il recupero da un’emorragia cerebrale è un percorso spesso lungo e non lineare, che dipende da diversi fattori: l’estensione e la sede del sanguinamento, l’età e le condizioni generali della persona, la rapidità con cui è stato avviato il trattamento iniziale.

La riabilitazione multidisciplinare, fisioterapia per il recupero motorio, logopedia per i disturbi del linguaggio e della deglutizione, terapia occupazionale per l’autonomia nelle attività quotidiane, supporto psicologico per la persona e per i familiari, inizia il prima possibile, già durante il ricovero quando le condizioni lo permettono, e prosegue spesso per mesi dopo la dimissione. Il recupero massimo si osserva tipicamente nei primi 3-6 mesi, ma miglioramenti più lenti possono continuare anche oltre.

Come ridurre il rischio

Poiché l’ipertensione arteriosa è il principale fattore di rischio modificabile, la prevenzione passa soprattutto da qui:

  • Controllare regolarmente la pressione arteriosa e seguire con costanza la terapia prescritta, se già in trattamento;
  • Non sospendere mai autonomamente un anticoagulante senza parlarne con il medico, ma segnalare tempestivamente sintomi sospetti;
  • Ridurre il consumo di alcol e non fumare, entrambi fattori che aumentano il rischio vascolare;
  • Mantenere sotto controllo il colesterolo e la glicemia, con controlli periodici;
  • Segnalare tempestivamente mal di testa insolitamente intensi o sintomi neurologici nuovi, anche se transitori, perché potrebbero anticipare un evento più grave.

Cause e fattori di rischio

Le cause principali dell’emorragia cerebrale includono:

  • Ipertensione arteriosa cronica non controllata, il fattore di rischio più frequente, soprattutto per le emorragie profonde;
  • Aneurismi cerebrali, dilatazioni patologiche della parete di un vaso che possono rompersi improvvisamente, causa principale delle emorragie subaracnoidee;
  • Malformazioni artero-venose, anomalie congenite dei vasi sanguigni cerebrali;
  • Terapie anticoagulanti o antiaggreganti, che aumentano il rischio di sanguinamento;
  • Angiopatia amiloide cerebrale, più frequente negli anziani;
  • Traumi cranici e, più raramente, tumori cerebrali o uso di sostanze stupefacenti come la cocaina.

Il controllo regolare della pressione arteriosa resta la misura di prevenzione più efficace, mentre chi assume farmaci anticoagulanti come l’apixaban deve seguire con particolare attenzione i controlli periodici concordati con il medico, per bilanciare il beneficio della protezione dalla trombosi con il rischio di sanguinamento. Un caso particolare è quello dell’aneurisma cerebrale, spesso silente fino al momento della rottura.

Come viene diagnosticata

La diagnosi in urgenza si basa su un’imaging cerebrale immediato: la TC del cranio senza contrasto è l’esame di prima scelta, perché permette di individuare rapidamente la presenza e l’estensione del sanguinamento. La risonanza magnetica può essere utile in un secondo momento per approfondire dettagli non visibili alla TC. Vengono inoltre raccolti gli antecedenti clinici (ipertensione, uso di anticoagulanti, traumi recenti) ed eseguiti esami del sangue, compreso lo studio della coagulazione.

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Come si cura l’emorragia cerebrale

Il trattamento in fase acuta punta a limitare l’espansione dell’emorragia e a gestire le complicanze:

  • Controllo rigoroso della pressione arteriosa, per ridurre il rischio che il sanguinamento continui;
  • Correzione di eventuali alterazioni della coagulazione, ad esempio sospendendo e antagonizzando un anticoagulante in corso;
  • Gestione della pressione intracranica, con farmaci specifici nei casi più gravi;
  • Intervento neurochirurgico, riservato a casi selezionati: rimozione dell’ematoma, trattamento di un aneurisma (clip chirurgica o embolizzazione), o inserimento di un drenaggio in caso di idrocefalo associato;
  • Gestione delle complicanze, tra cui convulsioni, infezioni e febbre, monitorate attentamente durante il ricovero.

Dopo la fase acuta, il percorso prosegue spesso con la riabilitazione neurologica, per recuperare quanto più possibile le funzioni motorie, del linguaggio e cognitive compromesse dall’evento.

Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun caso una valutazione medica d’urgenza. In presenza dei sintomi descritti, chiama subito il 118 o recati al pronto soccorso più vicino.

Domande frequenti sull’emorragia cerebrale

Si può sopravvivere a un’emorragia cerebrale?

Sì, la sopravvivenza dipende molto dalla sede e dall’estensione del sanguinamento, dalla rapidità dell’intervento e dalle condizioni generali della persona. Molte persone sopravvivono, spesso con esiti che vanno da un recupero quasi completo a disabilità permanenti di vario grado, motivo per cui la riabilitazione post-acuta gioca un ruolo importante nel recupero.

L’emorragia cerebrale può manifestarsi senza sintomi evidenti?

Le emorragie di piccole dimensioni possono talvolta dare sintomi più sfumati, come una cefalea insolita o un lieve intorpidimento, facilmente sottovalutati. Anche in questi casi, però, qualsiasi sintomo neurologico nuovo e improvviso (formicolio, debolezza, difficoltà a parlare) va valutato con urgenza, perché non è possibile distinguere a occhio una forma lieve da una potenzialmente più grave.

Quali esami servono dopo la fase acuta per capire la causa?

Oltre alla TC iniziale, spesso vengono eseguiti un’angio-TC o un’angiografia cerebrale per verificare la presenza di aneurismi o malformazioni vascolari, una risonanza magnetica per uno studio più dettagliato del tessuto cerebrale, ed esami del sangue approfonditi se si sospetta un disturbo della coagulazione.

Che differenza c’è tra emorragia cerebrale ed emorragia subaracnoidea?

L’emorragia subaracnoidea è un sottotipo di emorragia cerebrale in cui il sangue si accumula nello spazio tra il cervello e le membrane che lo rivestono (le meningi), più spesso a causa della rottura di un aneurisma. L’emorragia intraparenchimale, invece, coinvolge direttamente il tessuto cerebrale: le due forme condividono l’urgenza del trattamento ma hanno cause e gestione in parte differenti.

Fonti


Manuel Szathvary

Manuel Szathvary
Direttore Sanitario

Leggi la biografia

Manuel Szathvary, Direttore sanitario di Serenis, è un medico di Medicina Generale (medico di famiglia) con esperienza nella telemedicina. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Padova, ha poi ottenuto il diploma regionale come Medico di Medicina Generale presso la Regione del Veneto. Registrato presso l’Ordine dei Medici e Chirurghi di Padova n° 11336, si impegna a fornire trattamenti mirati per migliorare la salute dei pazienti con difficoltà all’accesso alle cure, tramite la tecnologia.