Punti chiave sul primo vaccino del neonato
- Quando iniziano i vaccini: In Italia le prime vaccinazioni iniziano generalmente dal terzo mese di vita, a partire dal 61° giorno. Il calendario prevede esavalente e pneumococco, oltre alla vaccinazione orale contro il rotavirus; il meningococco B viene introdotto secondo il calendario previsto.
- Perché così presto? Vaccinare così presto permette di iniziare a proteggere il bambino proprio nei primi mesi, quando alcune infezioni, come pertosse, meningiti e altre malattie invasive, possono avere conseguenze particolarmente serie.
- Come prepararsi: Prima dell’appuntamento non servono preparazioni particolari. È utile portare la documentazione richiesta e comunicare agli operatori sanitari eventuali problemi di salute, febbre, terapie, allergie o precedenti reazioni.
- Effetti avversi: Dopo la vaccinazione possono comparire dolore o gonfiore nel punto dell’iniezione, febbre, irritabilità, sonnolenza o riduzione temporanea dell’appetito. Nella maggior parte dei casi si tratta di reazioni lievi e transitorie; gli eventi più importanti sono molto meno frequenti e richiedono una valutazione medica.
Primo vaccino a 2-3 mesi: cosa comprende e calendario vaccinale
Quando parliamo del “primo vaccino” del neonato, in realtà possiamo riferirci a più vaccinazioni somministrate nello stesso periodo. Secondo il calendario vaccinale pubblicato dal Ministero della Salute, dal 61° giorno di vita iniziano il ciclo dell’esavalente e quello contro lo pneumococco. Nelle prime settimane previste dal calendario viene inoltre offerta la vaccinazione contro il rotavirus, mentre quella contro il meningococco B è prevista a partire dai 3 mesi.
Le vaccinazioni possono essere co-somministrate, ovvero effettuate durante lo stesso appuntamento utilizzando sedi anatomiche differenti quando necessario. L’organizzazione degli appuntamenti può comunque variare in base al calendario e alle modalità adottate dai servizi vaccinali territoriali.
Il fatto che vengano somministrati più vaccini nello stesso periodo non significa sottoporre il sistema immunitario del bambino a un carico eccessivo. L’obiettivo è iniziare la protezione prima del periodo nel quale alcune infezioni potrebbero rappresentare un rischio particolarmente elevato per il lattante.
Vaccino esavalente e pneumococco
Il vaccino esavalente permette di proteggere il bambino contro 6 malattie con un’unica vaccinazione:
- difterite;
- tetano;
- pertosse;
- poliomielite;
- epatite B;
- infezioni invasive da Haemophilus influenzae di tipo b (Hib).
Si tratta di malattie molto diverse tra loro: la pertosse, per esempio, può essere particolarmente pericolosa nei primi mesi di vita; poliomielite e tetano possono interessare il sistema nervoso, mentre Hib può provocare forme invasive come meningite e sepsi.
Nello stesso periodo viene iniziata anche la vaccinazione antipneumococcica, che protegge contro importanti infezioni causate da Streptococcus pneumoniae, tra cui meningite, sepsi e polmonite.
Secondo il calendario nazionale, esavalente e pneumococco prevedono 3 dosi nel primo anno di vita. Il Ministero della Salute indica inoltre che la prima dose di pneumococco può essere somministrata contemporaneamente all’esavalente utilizzando la coscia controlaterale.
Ricevere più vaccinazioni nello stesso appuntamento permette quindi di iniziare tempestivamente la protezione contro diverse malattie senza dover moltiplicare inutilmente gli accessi al centro vaccinale.

Vaccino rotavirus
La vaccinazione contro il rotavirus è diversa dalle precedenti perché non viene effettuata con un’iniezione: il vaccino viene somministrato per bocca. Serve a proteggere soprattutto dalle forme più importanti di gastroenterite da rotavirus, un’infezione che nei lattanti può provocare vomito nei bambini e diarrea con conseguente disidratazione.
In Italia il vaccino è offerto attivamente e gratuitamente durante il primo anno di vita. Il ciclo comprende 2 oppure 3 dosi, a seconda del vaccino utilizzato, e deve essere completato entro le prime 24-32 settimane di vita. Per questo esistono finestre temporali precise e non conviene rimandarne autonomamente l’inizio.
Dopo la somministrazione possono verificarsi disturbi gastrointestinali lievi e transitori. Esiste inoltre un piccolo aumento del rischio di invaginazione intestinale, un evento raro nel quale una parte dell’intestino scivola all’interno di quella adiacente. Più avanti vedremo quali sintomi devono farci contattare rapidamente un medico, distinguendoli dai comuni disturbi post-vaccinazione.
🩺 Il consiglio del pediatra
Se il bambino piange già entrando nell’ambulatorio, proviamo prima di tutto a trasmettergli sicurezza. I neonati percepiscono voce, contatto, espressioni e tensione di chi li tiene in braccio: parlare dolcemente, coccolarli o allattarli può aiutarli ad affrontare meglio quel momento. Essere tranquilli non significa ignorare i possibili effetti collaterali, ma affrontarli con le informazioni corrette. Prima di andare via, chiediamo al personale sanitario cosa aspettarci nelle ore successive e chi contattare se qualcosa ci preoccupa.
Effetti collaterali comuni del primo vaccino: quanto durano?
Dopo la prima vaccinazione è normale osservare il bambino con maggiore apprensione, ma ci teniamo a rassicurarti: la maggior parte delle reazioni post-vaccinali è lieve e transitoria e rappresenta la conseguenza dell’attivazione del sistema immunitario, oltre che, nel caso delle iniezioni, della risposta locale nel punto di somministrazione.
Tra gli effetti più frequenti abbiamo:
- dolore, rossore o gonfiore nella zona dell’iniezione;
- lieve aumento della temperatura o febbre;
- irritabilità e pianto più frequente;
- sonnolenza o stanchezza;
- temporanea riduzione dell’appetito;
- dopo il rotavirus, lievi disturbi gastrointestinali come diarrea o vomito.
Molte reazioni compaiono nelle prime ore o nei primi giorni e si risolvono spontaneamente in breve tempo. Non tutti i bambini, però, reagiscono allo stesso modo: alcuni possono essere più irritabili, altri dormire maggiormente e altri ancora non manifestare praticamente alcun disturbo.
Anche l’assenza di febbre o altri sintomi non significa che il vaccino non abbia funzionato: non è necessario stare male affinché il sistema immunitario sviluppi la risposta prevista.
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Febbre e alterazione della temperatura
Dopo la vaccinazione, può comparire della febbricola e, in assenza di altri sintomi preoccupanti, stiamo parlando di una reazione transitoria. Possiamo controllare la temperatura e osservare soprattutto le condizioni generali del bambino: come respira, se riesce ad alimentarsi e quanto è reattivo.
Nel lattante molto piccolo la febbre deve comunque essere tenuta sotto osservazione: se raggiunge o supera i 38 °C, soprattutto nei primi 3 mesi di vita, contatta il pediatra e segui le sue indicazioni, anche quando compare dopo una vaccinazione nota.
Sonnolenza, irritabilità e inappetenza
Come anticipato, nelle ore successive il bambino può essere più assonnato, irritabile o meno interessato alla poppata. Possiamo offrirgli seno o latte secondo le sue richieste, lasciarlo riposare e controllare che continui ad alimentarsi e a bagnare regolarmente i pannolini.
Anche in questo caso non dobbiamo spaventarci: il temporaneo cambiamento del comportamento rientra nelle normali reazioni post-vaccinali. Tuttavia, se è presente una certa difficoltà a svegliarlo, scarsa reattività o persistente rifiuto dell’alimentazione, non dobbiamo attribuirli automaticamente al vaccino, ma contattiamo il pediatra per aggiornarlo in merito. Se succede di notte o nel weekend, quando lo studio del pediatra è chiuso, puoi rivolgerti alla guardia medica pediatrica.

Reazioni locali e sintomi gastrointestinali (rotavirus)
Dopo i vaccini iniettivi la coscia può essere dolente, arrossata o leggermente gonfia nel punto dell’iniezione. Queste reazioni sono generalmente limitate e tendono a risolversi spontaneamente.
Il vaccino contro il rotavirus, essendo somministrato per via orale, presenta un profilo differente: possono comparire temporaneamente diarrea, vomito, irritabilità o disturbi gastrointestinali.
Molto più raramente può verificarsi un’invaginazione intestinale. Se nei giorni successivi il bambino presenta forti episodi di pianto o dolore addominale, vomito ripetuto, sangue nelle feci, addome gonfio oppure appare molto debole o irritabile, dobbiamo contattare immediatamente un medico. Sono sintomi molto diversi dalla semplice scarica di diarrea o dal lieve malessere che possono comparire dopo la vaccinazione.
Guida pratica post-vaccino: come gestire le prime 48 ore
Dopo il primo vaccino non dobbiamo trattare il bambino come se fosse malato o sentirci in ansia per lui. Se sta bene, possiamo continuare la normale routine, osservando semplicemente con maggiore attenzione alimentazione, temperatura e comportamento nelle ore successive.
Ci sono alcune accortezze poi, che possono rendere più confortevoli le prime 24-48 ore, come:
- offrire frequentemente il seno o il latte, rispettando la richiesta del bambino;
- lasciarlo riposare se appare più stanco del solito;
- evitare di coprirlo eccessivamente, soprattutto in presenza di febbre;
- utilizzare abiti morbidi che non comprimano la zona dell’iniezione;
- controllare periodicamente le sue condizioni generali senza svegliarlo continuamente se dorme serenamente.
Il paracetamolo non dovrebbe essere somministrato preventivamente soltanto perché il bambino è stato vaccinato. Se compaiono febbre o dolore significativo, chiediamo al pediatra o seguiamo le indicazioni ricevute dal centro vaccinale su necessità, formulazione e dose appropriata al peso.
Come abbiamo detto in precedenza, nei bambini sotto i 3 mesi, una temperatura di 38 °C o superiore deve essere valutata dal medico: contattiamo il pediatra anziché limitarci a trattarla autonomamente.
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Come calmare e mettere a loro agio il bambino
Per aiutare il bambino durante la vaccinazione, possiamo tenerlo in braccio, parlargli in modo calmo e avere un contatto rassicurante con lui. Allo stesso modo, anche l’allattamento al seno durante o immediatamente prima dell’iniezione, quando possibile, può contribuire a ridurre il dolore percepito.
Dopo il vaccino possiamo continuare ad allattare a richiesta oppure offrire normalmente il latte artificiale, privilegiando il contatto pelle a pelle, un’altra strategia utile per tranquillizzare il neonato.
Non serve invece impedire al bambino di muovere la gamba vaccinata o modificare completamente la sua giornata. Se desidera dormire più del solito, lasciamolo riposare, controllando che rimanga normalmente reattivo quando si sveglia e che continui ad alimentarsi.
Non dobbiamo eliminare ogni possibile pianto, ma piuttosto offrire conforto mentre il malessere transitorio si risolve.
Cosa applicare sulla zona della puntura
Dopo l’iniezione, possono comparire un po’ di rossore, gonfiore e dolorabilità sulla coscia, che generalmente si risolvono spontaneamente.
Se la zona dà particolarmente fastidio, possiamo applicare delicatamente un panno fresco e umido per qualche minuto, senza esercitare pressione. Non è necessario massaggiare energicamente il punto dell’iniezione e non dobbiamo applicare creme, pomate, disinfettanti o altri prodotti senza una specifica indicazione sanitaria, solo perché li abbiamo già in casa.
È del tutto normale che il bambino possa mostrare temporaneamente fastidio quando tocchiamo o muoviamo la coscia. Se invece il gonfiore o il rossore aumentano progressivamente, diventano molto estesi o sono accompagnati da un peggioramento delle condizioni generali, contatta il pediatra o il centro vaccinale.
Mitigare i dubbi frequenti: cosa si può e non si può fare
Dopo il primo vaccino è comprensibile voler proteggere il bambino, ma non è necessario sospendere tutte le normali attività per paura che possa ammalarsi. Se sta bene, possiamo continuare la quotidianità adattandola semplicemente al suo eventuale bisogno di riposo. Anche perché le attività quotidiane non interferiscono con l’efficacia del vaccino.
La tabella seguente riassume cosa possiamo fare nelle ore successive e quando può essere più comodo aspettare. La regola generale rimane semplice: osserviamo come sta il bambino, senza introdurre divieti che non hanno una reale motivazione medica.
| Azione | Si può fare? | Consigli e Precauzioni |
|---|---|---|
| Uscire all’aria aperta | Sì | Evitare luoghi affollati o sbalzi termici eccessivi se il neonato ha qualche linea di febbre. |
| Fare il bagnetto | Sì (con cautela) | Preferibile un bagno tiepido e breve per rilassarlo; evitare se il bambino ha febbre alta o è molto irritabile. |
| Igiene del cambio (Rotavirus) | Attenzione | Lavare accuratamente le mani dopo ogni cambio pannolino per le 2 settimane successive (virus attenuato nelle feci). |
Quando contattare il pediatra o il pronto soccorso?
Alcuni sintomi richiedono di contattare rapidamente il pediatra o recarsi in Pronto Soccorso, in base alla loro gravità, tra cui:
- febbre di 38 °C o superiore nei bambini sotto i 3 mesi, come detto in precedenza;
- febbre elevata o persistente, soprattutto se accompagnata da un evidente peggioramento delle condizioni generali;
- pianto inconsolabile e prolungato, in particolare se dura diverse ore;
- marcata sonnolenza, scarsa reattività o difficoltà a svegliare il bambino;
- difficoltà respiratoria, gonfiore di volto, labbra o lingua, orticaria diffusa o altri segni compatibili con una grave reazione allergica;
- convulsioni o perdita di coscienza;
- dopo il rotavirus, episodi di forte dolore addominale, vomito ripetuto, sangue nelle feci, addome gonfio o marcata debolezza.
Non dobbiamo aspettare che un sintomo raggiunga una determinata soglia se il bambino ci appare seriamente diverso dal solito o in difficoltà. In caso di emergenza, contattiamo immediatamente il servizio di emergenza. Fuori dagli orari ambulatoriali è possibile rivolgersi alla guardia medica pediatrica.
Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico o di un pediatra. Per qualsiasi dubbio sulla salute del proprio bambino, consultare sempre il pediatra.
Domande frequenti sul primo vaccino nel neonato (FAQ)
Non è troppo presto per fare i primi vaccini?
No. Il calendario è programmato per iniziare la protezione proprio quando il bambino comincia ad averne bisogno. Nei primi mesi alcune infezioni, come la pertosse e determinate malattie invasive, possono essere particolarmente pericolose e persino mortali. Rimandare le vaccinazioni significa prolungare il periodo nel quale il bambino rimane senza la protezione prevista. In presenza di particolari condizioni cliniche, sarà il pediatra o il centro vaccinale a stabilire se modificare le tempistiche.
I vaccini possono provocare l’autismo?
Le migliori evidenze scientifiche disponibili non supportano un rapporto causale tra vaccinazioni e autismo. La paura si diffuse soprattutto dopo uno studio pubblicato nel 1998 che suggeriva un’associazione tra vaccino MPR e autismo: il lavoro però presentava gravi problemi metodologici ed etici e fu successivamente ritirato.
Da allora il tema è stato studiato numerose volte. Una revisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità aggiornata nel 2026, che ha analizzato la letteratura scientifica pubblicata tra il 2010 e il 2025, ha concluso che gli studi metodologicamente più solidi non mostrano un’associazione causale tra vaccini e disturbo dello spettro autistico.
Ciò non significa che i vaccini siano privi di possibili effetti avversi: significa distinguere gli eventi effettivamente documentati da un’associazione con l’autismo che le evidenze scientifiche di migliore qualità non confermano.
Posso rimandare i vaccini previsti dal calendario?
Non è consigliabile rimandarli autonomamente. Il calendario vaccinale stabilisce le età delle somministrazioni considerando anche quando il bambino è maggiormente vulnerabile alle diverse infezioni e quando è opportuno iniziare la protezione.
Una malattia, una particolare condizione clinica o altre circostanze possono talvolta rendere necessario modificare un appuntamento, ma questa decisione deve essere valutata insieme al pediatra o al personale del centro vaccinale. Inoltre, per alcuni vaccini esistono finestre temporali precise: è il caso del rotavirus, il cui ciclo deve essere completato entro un’età stabilita.
Fare più vaccini insieme sovraccarica il sistema immunitario del neonato?
Le vaccinazioni previste contemporaneamente dal calendario sono state studiate anche per la somministrazione combinata o concomitante. Il sistema immunitario del neonato entra quotidianamente in contatto con numerosi antigeni provenienti dall’ambiente e dai microrganismi, senza che ce ne accorgiamo.
L’esavalente permette inoltre di proteggere contro sei malattie attraverso un’unica formulazione, evitando di moltiplicare le iniezioni. Se esistono condizioni particolari che possono modificare il programma vaccinale, vengono valutate individualmente dal pediatra o dal centro vaccinale.
Se il bambino non ha febbre, significa che il vaccino non ha funzionato?
No, la febbre non è necessaria perché il vaccino sia efficace. Alcuni bambini sviluppano febbre, irritabilità o dolore locale, mentre altri presentano pochissimi sintomi o nessuno. La risposta immunitaria avviene anche senza manifestazioni evidenti. Non dobbiamo quindi cercare la febbre come conferma dell’efficacia del vaccino né preoccuparci se, dopo l’appuntamento, il bambino continua a comportarsi esattamente come al solito.
Fonti
- Ministero della Salute (2023). Bambini 1-2 anni.
- Ministero della Salute (2023, September 8). Calendario vaccinale.
- Agenzia Italiana del Farmaco. (2018). Rapporto vaccini 2017: La sorveglianza postmarketing in Italia.
- Regulation and Prequalification (RPQ). (2026, September 3). Vaccines, thiomersal and autism spectrum disorder: evidence review 2010-2025. World Health Organization – WHO
- NICE. (2019, November 7). Recommendations | Fever in under 5s: assessment and initial management | Guidance | NICE.
- Shah, P. S., Torgalkar, R., & Shah, V. S. (2023). Breastfeeding or breast milk for procedural pain in neonates. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2023(8), CD004950.
Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2026