Punti chiave sullo streptococco nei bambini
- Lo streptococco è un ospite frequente nelle scuole e negli asili: fa parte della routine della pediatria e, con la giusta cura, si risolve bene nella grande maggioranza dei bambini.
- Lo streptococco beta-emolitico di gruppo A è il batterio che causa le faringotonsilliti streptococciche e la scarlattina.
- I sintomi tipici sono: mal di gola forte, placche sulle tonsille, febbre alta improvvisa e linfonodi ingrossati. Nella scarlattina compare la classica lingua a fragola.
- L’infezione può presentarsi con febbre modesta o assente, soprattutto nei più piccoli: il vero campanello d’allarme resta il dolore alla gola e il rifiuto di mangiare.
- Se il tampone è positivo, l’antibiotico prescritto dal pediatra va completato per tutti i 10 giorni, anche se il bambino sembra stare bene dopo 48 ore.
- Dopo 24 ore di terapia adeguata e in assenza di febbre, il bambino in genere non è più contagioso e può tornare a scuola.
Lo streptococco fa parte della vita di quasi tutte le famiglie con bambini in età scolare. Prima o poi arriva, a volte in ottobre, a volte in pieno inverno, con quella febbre alta improvvisa, la gola che brucia e il bambino che non vuole mangiare nulla. La notizia buona è che si tratta di un’infezione ben conosciuta, ben trattabile, che con la terapia corretta si risolve in pochi giorni senza lasciare strascichi nella grande maggioranza dei casi.
L’obiettivo di questa guida è aiutarti a riconoscere i campanelli d’allarme, capire quando fare il tampone, usare l’antibiotico nel modo corretto e proteggere il resto della famiglia senza panico, ma senza sottovalutare il rischio di complicazioni.
Cos’è lo streptococco e perché i bambini lo prendono così spesso
Esistono molti tipi di batteri della famiglia degli streptococchi, ma quando si parla di streptococco con complicanze faringee nei bambini ci si riferisce quasi sempre allo streptococco beta-emolitico di gruppo A (SBEGA), chiamato anche Streptococcus pyogenes. È un batterio che può colonizzare la faringe senza dare sintomi, in questo caso si parla di portatore sano, oppure causare vere e proprie infezioni come la faringotonsillite streptococcica e la scarlattina.
Lo streptococco colpisce più frequentemente i bambini tra i 5 e i 15 anni, ma può coinvolgere anche i più piccoli che frequentano nido e materna, perché il loro sistema immunitario è ancora in sviluppo. In questi ambienti i bambini condividono giocattoli, posate, asciugamani e bicchieri, e trascorrono molte ore in spazi chiusi e affollati: condizioni ideali per la diffusione del batterio.
Il contagio a scuola e in famiglia
Il contagio avviene principalmente attraverso le goccioline di saliva che si liberano con la tosse, gli starnuti o semplicemente parlando a distanza ravvicinata. Il batterio può diffondersi anche per contatto indiretto: toccando superfici contaminate come giocattoli, maniglie o posate e poi portando le mani alle mucose di occhi, naso o bocca.
Gli adulti possono ammalarsi con una classica faringite streptococcica oppure diventare portatori sani senza sintomi: in entrambi i casi, se non trattati, possono trasmettere il batterio ai bambini. Per questo, in caso di streptococco in casa, è utile seguire alcune regole pratiche.
- Evita di condividere posate, bicchieri e asciugamani tra i membri della famiglia.
- Disinfetta le superfici di uso comune come le maniglie delle porte.
- Lavati le mani frequentemente, soprattutto prima dei pasti e dopo aver assistito il bambino.
- Arieggia spesso gli ambienti, anche d’inverno.
Streptococco bambini 2 anni
Sotto i tre anni lo streptococco di gruppo A causa meno frequentemente le classiche faringotonsilliti da manuale. Nei bambini di questa fascia d’età il quadro è spesso più sfumato: mal di pancia, naso che cola, irritabilità, rifiuto di mangiare e febbre variabile senza il mal di gola riferito in modo esplicito che ci si aspetterebbe. Il pediatra in questi casi valuta con attenzione il contesto come presenza di casi positivi in famiglia o a scuola, prima di decidere se eseguire il tampone, proprio perché i sintomi sono meno specifici rispetto ai bambini più grandi.
🩺 Il consiglio del medico
Se tuo figlio risulta positivo allo streptococco, non dimenticare un dettaglio che in pochi conoscono: cambia lo spazzolino da denti dopo le prime 24–48 ore di antibiotico. I batteri possono annidarsi tra le setole e favorire piccole ricadute o mantenere il contagio in famiglia.
Riconoscere i sintomi: gola, lingua e segnali meno noti
La gola da streptococco: placche, arrossamento intenso e dolore a deglutire
La faringotonsillite da streptococco si presenta in genere con un insieme di sintomi abbastanza riconoscibile.
- Mal di gola intenso, che peggiora deglutendo, a volte così forte da rendere difficile persino bere.
- Tonsille ingrossate, molto arrossate e ricoperte da essudato biancastro: le famose placche in gola nei bambini.
- Linfonodi del collo ingrossati e dolorosi, ben palpabili sotto la mandibola.
- Febbre spesso alta, anche a 39°C, ma non sempre presente, come vedremo.
A differenza delle forme virali, in cui compaiono più facilmente raffreddore, tosse, congiuntivite o diarrea, nelle faringiti streptococciche la tosse è assente o minima. Il sintomo dominante è l’infiammazione e il forte dolore che parte dal fondo del palato e arriva alla faringe. Quando manca la tosse in presenza di mal di gola intenso, il sospetto di streptococco deve salire.
La lingua da streptococco
Nella scarlattina, che è una manifestazione clinica dell’infezione da SBEGA, la lingua può assumere un aspetto molto caratteristico e diagnostico.
- Inizialmente appare ricoperta da una patina biancastra.
- Poi diventa di un rosso vivo intenso, con le papille in rilievo, simile alla superficie di una fragola: è la cosiddetta lingua a fragola.
La lingua a fragola, associata a febbre, mal di gola e a un rash cutaneo puntiforme ruvido al tatto, è un segnale molto forte di infezione streptococcica e richiede una valutazione pediatrica e una terapia antibiotica adeguata.
Streptococco senza febbre: è possibile?
Sì, soprattutto nei bambini più grandi. L’infezione da streptococco può presentarsi con febbre modesta o addirittura assente. In questi casi i sintomi principali sono: mal di gola importante con temperatura solo lievemente elevata o normale, gola molto arrossata con placche e alitosi, linfonodi del collo ingrossati. Ogni organismo reagisce in modo diverso: il fatto di non avere febbre alta non rende l’infezione meno importante. Per questo, in presenza di mal di gola forte senza tosse e con segni di infiammazione alla gola, il pediatra può comunque decidere di eseguire il tampone faringeo.

Quando lo streptococco è pericoloso nei bambini?
La faringotonsillite da streptococco, con la giusta terapia, guarisce nella grande maggioranza dei casi senza complicanze. Esistono però situazioni in cui l’infezione può evolvere in modo più serio, ed è importante saperle riconoscere.
Tra i rischi principali ci sono le complicanze suppurative locali, come l’otite media, la sinusite e gli ascessi peritonsillari, e le complicanze post-infettive immunomediate, che compaiono a distanza di settimane dalla guarigione: la febbre reumatica e la glomerulonefrite acuta post-streptococcica, che può manifestarsi con gonfiore e sangue nelle urine.
Questi rischi restano complessivamente bassi e si riducono in modo importante trattando in tempo le faringotonsilliti confermate da tampone. È proprio per prevenire queste complicanze che le linee guida della Società Italiana di Pediatria (SIP) raccomandano di trattare con antibiotico le infezioni streptococciche confermate.
Contatta il pediatra con urgenza se il bambino presenta: difficoltà a deglutire al punto da rifiutare acqua; febbre alta che non migliora dopo 48 ore di antipiretico; dolore al collo molto forte o difficoltà ad aprire la bocca (sospetto ascesso); respiro rumoroso o voce impastata; peggioramento improvviso dopo un apparente miglioramento. Dopo un’infezione streptococcica recente, segnala al medico eventuali dolori articolari, gonfiore alle gambe, urine scure o movimenti involontari.
Diagnosi e cura: dal tampone all’antibiotico
Nessun pediatra, per quanto esperto, può distinguere con assoluta certezza a occhio nudo una faringite virale da una streptococcica. Per questo la diagnosi passa sempre dal tampone faringeo. Il tampone permette di prelevare materiale dalla gola e dalle tonsille ed eseguire un test rapido (risultato in pochi minuti) oppure un esame colturale più accurato (risultato in 24–48 ore).
Le indicazioni più condivise dalla letteratura pediatrica sono: non eseguire il tampone in bambini senza sintomi; eseguirlo in presenza di mal di gola importante, febbre, placche, linfonodi ingrossati e assenza di tosse, valutando il quadro complessivo. Un tampone positivo in un bambino con questi sintomi indica che lo streptococco è verosimilmente il responsabile e che ha senso iniziare la terapia antibiotica.
Il tampone faringeo: rapido o colturale? quale fare e perché
Il tampone viene eseguito passando un bastoncino sterile sulla superficie delle tonsille e della faringe per raccogliere eventuali batteri presenti. Esistono due tipologie principali.
Il tampone rapido fornisce il risultato in pochi minuti ed è molto usato negli ambulatori pediatrici. È utile quando serve decidere rapidamente se iniziare la terapia antibiotica. Pur essendo molto specifico, può talvolta dare falsi negativi, soprattutto nei bambini piccoli.
Il tampone colturale richiede 24–48 ore perché il campione viene analizzato in laboratorio verificando la crescita del batterio in coltura. Ha una sensibilità maggiore e viene utilizzato quando il clinico ha un forte sospetto nonostante il rapido negativo, o per monitorare la guarigione microbiologica in casi selezionati.
| Situazione | Fare il tampone? | Motivo |
|---|---|---|
| Mal di gola + tosse e raffreddore | Probabilmente no | Spesso è un virus stagionale |
| Mal di gola forte + febbre alta + no tosse | Sì | Sono i sintomi tipici dello streptococco |
| Lingua rossa e puntinata + linfonodi gonfi | Sì | Segnale forte di infezione batterica |
| Contatto con compagno positivo (senza sintomi) | Senti il pediatra | Di solito si attende la comparsa dei sintomi |
La terapia corretta: perché è fondamentale completare il ciclo di antibiotico
L’antibiotico di elezione è la penicillina o, in alternativa, l’amoxicillina (Augmentin), per un ciclo di 10 giorni prescritto dal pediatra. La durata non è casuale: servono tutti i 10 giorni non solo per far sparire i sintomi che migliorano già entro 48 ore, ma per eradicare completamente il batterio e prevenire le complicanze a lungo termine come la febbre reumatica. Interrompere la terapia perché il bambino sta meglio è uno degli errori più comuni: lascia in circolo batteri vivi che possono causare una ricaduta o sviluppare resistenza.
| Approccio | Efficacia sull’infezione | Ruolo |
|---|---|---|
| Antibiotico (prescritto) | Risolutiva | Elimina il batterio e previene complicazioni |
| Paracetamolo / ibuprofene | Sintomatica | Riduce dolore e febbre |
| Miele e bevande fresche | Palliativa | Dà sollievo momentaneo alla mucosa |
Per sostenere la flora batterica intestinale dopo il ciclo antibiotico, il pediatra può consigliare l’integrazione con fermenti lattici per bambini, utili per ripristinare l’equilibrio microbico alterato dalla terapia.
Quanto dura la malattia?
Il periodo di incubazione è di solito 1–5 giorni dal contagio ai primi sintomi. Senza terapia, una faringotonsillite streptococcica può durare anche 7–10 giorni; con l’antibiotico il miglioramento è in genere evidente già entro 48 ore.
Il bambino può tornare a scuola quando: sono passate almeno 24 ore dall’inizio dell’antibiotico; non ha febbre; si sente abbastanza bene da affrontare una giornata normale. Un po’ di stanchezza o di mal di gola residuo possono persistere qualche giorno, è normale e non indica che l’infezione sia ancora in corso.
Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun caso il parere del pediatra o del medico di base. per dubbi sulla diagnosi, sulla terapia o sulla comparsa di sintomi insoliti dopo l’infezione, rivolgiti sempre al tuo professionista di fiducia.
Domande frequenti sullo streptococco nei bambini (FAQs)
Come capire se un bambino ha lo streptococco?
La combinazione più sospetta è: mal di gola intenso, febbre, placche sulle tonsille, linfonodi del collo ingrossati e assenza di tosse. L’unico modo per averne la certezza è il tampone faringeo, che dimostra la presenza dello streptococco beta-emolitico di gruppo A. Il tampone può essere eseguito dal pediatra, dal medico di base o direttamente in farmacia.
Quanti giorni dura lo streptococco nei bambini?
Con la terapia antibiotica adeguata, il miglioramento è in genere evidente entro 24–48 ore. La terapia va però proseguita per tutti i 10 giorni prescritti per eradicare il batterio e prevenire complicanze. Senza trattamento i sintomi possono durare 7–10 giorni e il bambino resta contagioso più a lungo.
Cosa fare se tuo figlio ha lo streptococco?
Esegui il tampone faringeo se il pediatra lo ritiene indicato. In caso di positività, inizia l’antibiotico come prescritto e non interromperlo prima del termine. Usa paracetamolo o ibuprofene per controllare febbre e dolore, mantieni il bambino ben idratato con cibi morbidi. Evita la condivisione di posate, bicchieri e asciugamani, e cambia lo spazzolino da denti dopo 24–48 ore dall’inizio della terapia.
Quando lo streptococco diventa pericoloso?
Diventa rischioso se non viene trattato e se compaiono complicanze come febbre reumatica, glomerulonefrite o infezioni locali gravi come ascessi o otiti. Il rischio di queste complicanze è complessivamente basso e si riduce in modo importante curando in tempo le faringotonsilliti confermate da tampone. Segnala al pediatra qualsiasi sintomo insolito comparso nelle settimane successive alla guarigione.
Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2026
